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Per Ringhio Gattuso una casa con giardino – Nello staff il vice sara’ il napoletano Riccio foto

Il nuovo allenatore azzurro ama la città, a giugno era a Capri per i 60 di Ancelotti

Conquistare per la terza volta nella storia, e da imbattuti, gli ottavi di Champions, entrando così tra i primi 16 d’Europa, e vedere inquadrati De Laurentiis e Ancelotti che sembrano appena rientrati dal funerale del gatto di casa fa uno strano effetto.
Gattuso comincia oggi, Ancelotti ha finito a inizio novembre, il 4, giorno in cui si celebra la festa delle forze armate e dell’unità nazionale e, da quest’anno, anche quello delle forze disarmate e disarmanti e della disunità napoletane. E’ stato il ritiro “costruttivo” imposto dal presidente all’allenatore – non capì ma si adeguò – e alla squadra a creare la prima frattura. Che è diventata insanabile per via delle disobbedienze di gruppo, del figlio aggredito verbalmente da un giocatore, del distacco accumulato dal vertice e dell’allontanamento dalla zona Champions. In due parole, dei risultati: il calcio non conosce altro dio.
Non sono bastate l’esperienza, la competenza, il buonsenso di Ancelotti, il tecnico italiano più vincente e coerente di sempre, per aggiustare le cose: la squadra non è stata più in grado di reagire, è entrata in confusione e dalla confusione è uscita soltanto occasionalmente, ovvero quando si è dovuta prendere l’Europa sul campo – e l’ha fatto brillantemente.
Penoso che sia finita così: Ancelotti è un uomo e un professionista adorabile, rarissimo caso di vincente amato ovunque. Secondo Sacchi, col quale è cresciuto professionalmente, ha un solo difetto: non ha più l’ossessione, la molla che, ad esempio, ha consentito a Conte di essere Conte. Possibile che Arrigo abbia ragione: di sicuro Carlo, la cui fierezza e coscienza di sé non l’abbandonano mai, non ha perso il coraggio, non si sottrae alle sfide, e quella col Napoli di De Laurentiis nella stagione del dopo-Sarri conteneva tutti i caratteri del salto nel buio. Non a caso l’intera trattativa Carlo l’aveva portata avanti in gran segreto con l’avvocato di fiducia, Ziccardi, tenendo all’oscuro lo stesso Sacchi e Branchini, l’agente che lo aveva consigliato al Bayern e che, così come Sacchi, gli avrebbe certamente sconsigliato di provarci. Non tanto per l’imprevedibilità del presidente quanto per le difficoltà che la sfida garantiva: se in 93 anni di vita il Napoli, piazza splendida, ha vinto solo con Maradona, un motivo ci sarà.
Mi auguro che Gattuso sia messo nella condizione di lavorare grazie alla “pace contrattuale” ed eliminando subito il sospetto che DeLa l’abbia scelto quasi per fare un dispetto ai napoletani, in particolare a chi già aveva contestato la scelta di Reja, il primo costruttore del Napoli che ha tenuto testa per anni, da solo, alla stravincente Juventus. Non è un sospetto, ma una certezza, che Gattuso sia comunque un dispetto ai sarristi i quali oggi, per non piangere, devono consolarsi con la cazzimma.
Ancelotti passa (lui con la Juve) e chiude, lasciando un Napoli ammirato da Klopp. Dopo tanti traditori affidati all’infamia potrà dire lui, Carlo, di esser stato tradito? Durante il primo ritiro spiegò che “non sono qui per pettinare le bambole”. Bambole e bambolotti hanno pettinato lui.

Ieri  Ringhio ha seguito la gara a Gallarate Da oggi potrà preparare l’esordio Unica richiesta: casa con giardino Le valigie sul letto: entrambe da chiudere, però per motivi diversi. Napoli-Genk è stata una delle partite più assurde della splendida amicizia tra Carlo Ancelotti e Rino Gattuso. Li ha messi fianco a fianco per l’ennesima volta, perché entrambi hanno sperato nella qualificazione agli ottavi di Champions, ma nel contempo li ha inevitabilmente divisi: uno al San Paolo, per l’ultima volta, prima dell’epilogo nella notte,con tanto di comunicato; l’altro a casa, a Gallarate, per l’ultima volta. E d’accordo in casi come questi le bugie sono ammesse, ma a dispetto di quanto detto da Carletto dopo Udine, lui Ringhio l’ha sentito eccome. E sapeva, tutto, e ha compreso: sono uomini veri, sono galantuomini, e il bene e il rispetto prescindono da ogni cosa. Anche da un avvicendamento in panchina. Pazzesco a pensarci, ma il calcio e la vita sono così: uno esce e l’altro entra. Uno apre la valigia e l’altro la chiude per saltare su un aereo già oggi, presentarsi e preparare la trasferta di sabato a Parma. L’esordio. La prima del Napoli di Gattuso. Nel nome del 4-3-3 e di un anfitrione napoletano: il suo vice Luigi Riccio detto Gigi, altro amico da più di vent’anni che, statistiche alla mano, da calciatore amava fare gol proprio agli azzurri.

L’URLO E LA CAZZIMMA. E allora, la giornata più lunga. E poi la partita più difficile da raccontare e spiegare della storia unica di un allievo e un maestro: Rino sostituirà Carletto, certo, ma ieri la missione-ottavi li ha uniti proprio nel momento della separazione. Già: Ancelotti ci teneva a lasciare con un risultato di prestigio e Gattuso, che ha seguito la partita da casa, sperava di ereditare la Grande Europa. Ora non resta che rinnovare lo spirito della squadra. E dunque rispolverare una citazione: «Voglio vedere 23 cani rabbiosi con voglia di riscatto. Dobbiamo dimostrare cazzimma», disse a ottobre 2018 nel bel mezzo di una crisi milanista, dimostrando di conoscere già il valore della suddetta qualità tutta partenopea. Corsi e ricorsi. Che magari ieri lo avranno fatto sorridere guardando in televisione l’omaggio ad Hamsik e ripensando all’urlaccio che gli sparò in faccia anni e anni fa a San Siro.

A TUTTO CALCIO. Champions a parte, è soprattutto in campionato che gli azzurri dovranno darsi una bella svegliata per agganciare il quarto posto: e sotto questo aspetto un uomo che ha costruito e vinto tutto con il carattere, la dedizione e il sacrificio sembra proprio quello giusto al posto giusto. Ma sia chiaro: Gattuso è anche un allenatore molto preparato che cura, all’unisono, la condizione fisica (sedute doppie e lavoro a secco); la tecnica (considera la rosa di ottima qualità); e la tattica (con sessioni dedicate alla fase difensiva). Il modulo? Beh, si comincia con il 4-3-3 in attesa del mercato: perché un regista serve. Curiosità? Vive per il calcio. Sì. E studia, prepara, si aggiorna e guarda video anche nei momenti liberi. Un po’ come faceva Sarri.

LA SUA NAPOLI. Con lui, nello staff, ci sarà innanzitutto Riccio, napoletano che con Ringhio ha giocato a Perugia e a Glasgow, prima di ritrovarsi in panchina. Allenatore e vice da sempre. E padrini di battesimo dei rispettivi figli. A proposito: Riccio, da giocatore, ha segnato due gol al Napoli con la maglia del Piacenza, in B, nel 2003 e nel 2006. Gattuso, dal canto suo, ama molto la città: coltiva amicizie, la conosce bene e frequenta Capri (a giugno era anche alla festa del sessantesimo compleanno di Ancelotti). Da esperto ristoratore e uomo di mare, tra l’altro adora il pesce, e per vivere preferirebbe magari una casa con vista sul Golfo. In centro o a Posillipo: l’importante è che ci sia il giardino per i suoi due cani.

Un anno e mezzo di contratto (fino al 2020, con opzione per quella successiva).  Stipendio da circa 1.5 milioni fino a giugno, altri 3 per la prossima stagione. L’intesa con Gennaro Gattuso è sancita, l’accordo con il Napoli e il presidente Aurelio De Laurentiis c’è già. Per stringersi la mano hanno pattuito anche che il rinnovo sarà automatico in caso di qualificazione alla prossima Champions League con le parti che si riservano di interrompere il rapporto anticipatamente (non oltre una data prestabilita).

 

fonte:vcorrieredellosport

 

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