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Ravello – Tramonti opere di ingegneria naturalistica contro le frane. Ma in Costa d’ Amalfi occorre prevenzione

Grazie ad un intervento sperimentale di ingegneria naturalistica, nonostante le precipitazioni torrenziali negli ultimi 15 giorni, nel tratto più pericoloso della Costiera amalfitana non è caduta neanche una pietra. Non si tratta di un miracolo in un’area ferita dalle alluvioni e dalle frane dei giorni scorsi, ma dei risultati positivi ottenuti dalla realizzazione del primo lotto degli interventi sui valloni lungo la strada provinciale 1, che collega Tramonti a Ravello e agli altri comuni della “Divina” , a scriverlo oggi su La Città di Salerno Salvatore De Napoli che parla di questo ” Intervento realizzato in un tratto di 800 metri, con fondi europei, dalla Comunità montana, che ha posto fine alla caduta di pomici che per anni, alle prime piogge, invadeva la strada, interrompeva la circolazione e minacciava alcune frazioni sottostanti di Tramonti. Proprio a causa di queste frane, la provinciale 1 è chiusa da anni, almeno ufficialmente, perché viene regolarmente percorsa, nonostante la segnaletica di divieto di accesso. A descrivere le opere realizzate finora è il professor Giovanni De Marinis, ordinario di Costruzioni idrauliche presso l’Università del Lazio meridionale a Cassino, progettista e direttore dei lavori. «Si tratta di un progetto sperimentale che ha previsto un intervento di grande importanza in corrispondenza delle colate di pomici – afferma il professor De Marinis – . Non esisteva, prima di questa, un’opera simile su materiali di questo tipo: è frutto dell’impegno di un team di professionisti che ho coordinato, giungendo ormai quasi alla conclusione». E poi specifica: «Sulla principale frana, abbiamo dovuto riprofilare il vallone, che aveva un imponente accumulo di pomici. Siamo intervenuti, sostanzialmente, sull’allontanamento delle acque che vengono dalla parte più alta del versante e abbiamo risistemato tutta la zona con interventi di ingegneria naturalistica al di sopra delle reti di protezione, sistemato i canali idraulici, ripristinato l’officiosità idraulica delle acque di piattaforma e risistemata anche la zona a valle della strada». L’intervento ha funzionato, considerando in particolare che la frana è in movimento: le reti sono pulite e quindi, mentre in tutta la Costiera, decine sono state le frane, in queste aree oggetto dell’intervento non si è verificato alcun problema. Opere simili sono state realizzate in altri due valloni dei 10 progettati per mettere in sicurezza i 10 chilometri della Sp1. Finora sono stati appaltati lavori per cinque milioni di euro, 50 milioni di euro sarebbe il costo dell’intera messa in sicurezza. Con il completamento del primo lotto, si risparmierà circa un milione di euro rispetto alle previsioni, soldi che potrebbe essere utilizzati, Regione permettendo, per rendere sicure le rocce in questo tratto di 800 metri, quello più pericoloso. Prevista, inoltre, la posa di sensori per un monitoraggio elettronico, con il trasferimento dei dati alla centrale della comunità montana, che attiverà, in caso di pericolo, i semafori all’inizio e alla fine della sp1 per interdire il traffico veicolare. Un sistema che potrebbe portare anche alla riapertura della strada provinciale, «se ci sarà un po’ di coraggio», come ha sottolineato il docente universitario. La lezione che viene da questi lavori è che funzionano in un territorio difficile perché martoriato dalla notevole presenza di materiale piroclastico e dalla pare in roccia da risistemare. «Abbiamo bisogno di aiuto. Basta con le passerelle – ha dichiarato il presidente della comunità montana Luigi Mansi, che è anche sindaco di Scala – . Occorre un aiuto concreto, con fondi da stanziare e maggiore attenzione alle aree interne. E poi non è vero che sono franati solo terrazzamenti non coltivati, ma anche quelli dove sono stati spesi soldi per mantenerli. Opere come quelle che abbiamo realizzato nel tratto della provinciale 1 dimostrano che i problemi si possono risolvere, se ci mettiamo tutti insieme, al di là delle divisioni politiche».

Una considerazione va comunque fatta, come Positanonews- Seguiamo da oltre un quarto di secolo la Divina, il territorio è tropppo vasto ed esteso per essere coperto tutto da interventi, l’unica vera soluzione è la prevenzione manutenzione del territorio, fra l’altro anche gli stessi interventi di mitigazione del rischio, quali questi sono, vanno essi stessi manutenuti, e spesso lo si dimentica…

Ravello Tramonti opere di ingegneria naturalistica contro le frane

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