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Ravello. Omicidio Attruia: ecco le condanne per Dipino e Lima

Secondo verdetto d’appello per l’omicidio di Patrizia Attruia avvenuto a Ravello tra il 26 e 27 marzo 2015. Enza Dipino è stata condannata a 14 anni e 2 mesi di reclusione dai giudici (presidente Cappiello, a latere Brancaccio) della Corte di assise d’appello di Salerno dopo che la Cassazione aveva annullato la precedente sentenza (a 9 anni e mezzo) emessa a dicembre dello scorso anno nella parte in cui era stata riconosciuta alla donna (difesa dall’avvocato Gaspare Dalia) la «minima partecipazione» ai fatti. Ieri è stata emessa la sentenza d’appello anche a carico di Giuseppe Lima (difeso dall’avvocato Luigi Gargiulo) che, lo scorso anno al termine del rito abbreviato, era stato condannato a 18 anni ridotti in secondo grado a 13 anni e 6 mesi con la concessione delle attenuanti generiche dopo che l’uomo ha ammesso gli addebiti (aveva sempre negato la partecipazione al delitto) affermando di aver colpito la vittima ma di non volerla uccidere. In entrambi i casi e nei gradi di giudizio succedutisi è venuta meno l’aggravante della premeditazione. Il cadavere di Patrizia Attruia fu rinvenuto a Ravello nel pomeriggio del 27 marzo 2015, in una cassapanca: era la compagna di Lima, i due vivevano in casa della Dipino che – rimasta sola dopo la morte della madre adottiva – li aveva ospitati perché avevano problemi economici, essendo entrambi disoccupati. A quanto pare tra Vincenza Dipino e Giuseppe Lima era nata una relazione, che Patrizia Attruia forse aveva scoperto e la pista principale, per dare un movente al delitto, subito seguita dai carabinieri, fu legata a questioni sentimentali e non servì la messa in scena del compagno che allertò i carabinieri, dopo il ritrovamento del cadavere nella cassapanca. LE INDAGINIIn un primo momento, il cerchio investigativo si chiuse intorno alla Dipino, poi, con il prosieguo delle indagini dei carabinieri di Amalfi, intorno allo stesso Lima. I due imputati, accusati dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Patrizia Attruia, hanno seguito destini processuali diversi: la Dipino ha affrontato il rito ordinario con una condanna in primo grado a 23 anni, poi ridotti in appello in un primo momento a 9 anni e 6 mesi con il riconoscimento della minima partecipazione e ieri, nel secondo processo d’appello in seguito alla pronuncia della Cassazione che aveva annullato la sentenza, a 14 anni e 2 mesi. Il Lima, invece, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato che ha portato alla condanna di ieri in appello a 13 anni e mezzo (18 anni in primo grado). I familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Carlo De Martino, si sono costituiti parte civile.

Angela Trocini – Il Mattino

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