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Ravello. Il grande bluff del Commissario

Ravello, Costiera amalfitana . E’ passato quasi un anno da quando De Luca da Napoli nominò per la Regione Campania un Commissario per riuscire a risolvere un problema statuario e di funzionamento di un ente che vedeva nei suoi organi maggioranza e minoranza del Comune e altre incongruenze, ma in particolar modo la necessità di mettere in rete l’Auditorium Oscar Niemeyer con Villa Rufolo e Palazzo Episcopio. Alla fine l’unico atto concreto è stato il licenziamento di un ravellese che ha dedicato tutta la sua vita a Villa Rufolo e alla stessa fondazione, Secondo Amalfitano, e posizioni in antitesi con l’autonomia comunale. Tutto questo è stato sottolineato dal sindaco Salvatore Di Martino in una pubblica adunanza che ha visto la partecipazione numerosa della cittadina della Costa d’Amalfi.

Il commissariamento di una Istituzione è sempre un atto estremo, una vera e propria violenza che si giustifica solo in casi gravi e per breve tempo. Nel caso della Fondazione Ravello, a leggere alcuni documenti (il decreto di Nomina e la Relazione del Commissario, possiamo dire che il tutto appare come un grande bluff, e vediamo perché:
• Il Presidente della Regione Campania decreta il Commissariamento della Fondazione apparentemente sulla base di una richiesta generale e diffusa e in particolare del Sindaco del Comune di Ravello che lo chiede per velocizzare la riorganizzazione della Fondazione e far partire la gestione comune di Villa Rufolo, Villa Episcopio e Auditorium Niemeyer; nella delibera di nomina invece lo giustifica con la mancanza delle nomine da parte dei Soci entro il 31.12.2018, soci fra i quali c’è pure lui. Cioè con una mano non firma le nomine e con l’altra firma il decreto di Commissariamento (primo bluff?).
• Nel decreto è scritto che il Commissario deve prioritariamente ripristinare la governabilità e nel frattempo curare l’Ordinaria Amministrazione e dare continuità alla Fondazione, questo mandato non è una scelta del Presidente della Regione, ma è un preciso dettato del Codice Civile al quale tutti si devono attenere, a maggior ragione il Presidente della Regione e il Commissario incaricato. La Fondazione è una Istituzione di Diritto Privato con dei Soci che hanno il pieno diritto di gestirla e non possono essere sopraffatti dalla Regione che in questo caso opera non come socia della Fondazione, ma come delegata dal Governo per garantire il rispetto della legge e dei soci TUTTI. Quale è il Bluff? La Regione che normalmente avrebbe solo 1/3 del potere nella Fondazione, con il Commissario si prende il 100%.
• Dopo 6 mesi finalmente la Regione dà un segno straordinario di efficienza: lo stesso giorno che il Commissario scrive e manda una relazione al Presidente, la Giunta delibera di prorogare il Commissariamento. Senza leggere cosa ha fatto il Commissario? Senza vedere se ha operato bene e in ossequio alla legge? Senza sapere di quanto tempo ancora ha bisogno? Un altro Bluff?
• Se la Regione avesse letto attentamente l’unica relazione ufficiale mandata dal Commissario dopo 6 mesi, e non ogni 3 mesi come sta scritto nel decreto di nomina; se gli Uffici preposti avessero guardato le carte; se si fossero accorti che il Commissario non aveva fatto nulla di quanto richiesto dalla Legge, e indicato nel provvedimento di nomina, ma che si era cimentato in tutte cose che nessuno gli aveva chiesto, quasi a voler decidere il futuro di Ravello. A leggere la relazione, a parte lo stile e la grammatica, rileviamo che il Commissario si è cimentato in una serie di ipotesi che giammai dovrebbe fare una persona sola quandanche un genio, ma le Istituzioni che hanno il governo del territorio e i Soci della Fondazione attraverso gli Organi regolarmente costituiti. Se poi entriamo nel merito della relazione troviamo una serie infinita di cose non definibili: il Commissario si pone da solo domande che hanno risposte eloquenti nello statuto della Fondazione, negli atti e nei trascorsi della Fondazione, negli strumenti di pianificazione e sviluppo locale del Comune di Ravello e della Regione; ipotesi future inverosimili da realizzare (in base a quale leggi nazionali ed europee gli Enti Pubblici potrebbero trasferire la proprietà dei loro beni ad un soggetto di diritto privato?); affermazioni che dimostrano una non conoscenza neppure dell’assetto giuridico della Fondazione (si legge in relazione “il MIBAC sarebbe un ottimo socio”!?! il MIBAC è già socio della Fondazione Ravello).
Ci fermiamo qui tralasciando i sogni e le utopie descritte che sono più da favola che da relazione di un manager, lasciando ai lettori le conclusioni di una situazione paradossale e inverosimile.
Di sicuro riteniamo che Ravello non merita tutto questo; non ne capiamo il perché, ci sfugge molto, anche perché i personaggi coinvolti hanno occupato e occupano ruoli di primordine per aver gestito e gestire ancora realtà come la Reggia di Caserta, AGO Modena Fabbriche Culturali; per non parlare di chi è stato addirittura licenziato e che per 40 anni ha gestito e occupato ruoli di primordine a livello nazionale, per due volte eletto democraticamente Sindaco di Ravello, ed è il vero ideatore e padre della Fondazione Ravello che per circa quindici anni è stata il fiore all’occhiello della Regione Campania con risultati eccezionali di critica e di pubblico. A proposito di pubblico, però, un dato lo dobbiamo sottolineare: il Commissario nella sua relazione di luglio scriveva che il pubblico giudicherà le sue scelte e le sue capacità; Signor Commissario Felicori il pubblico ha giudicato, lei non ha pubblicato uno straccio di consuntivo, ma dai dati della SIAE risulterebbe che quest’anno il festival ha incassato, euro più euro meno, € 240.000,00. Se le notizie fossero vere significa che, con costi elevatissimi rispetto agli ultimi anni delle precedenti gestioni e della storia della Fondazione, siamo lontanissimi dai circa 500.000 euro raggiunti con la gestione Brunetta, Valanzuolo, Amalfitano.
Forse la richiesta del Comune di Ravello non è peregrina. O no?

Decreto di nomina   Relazione Commissario 16.7.2019

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