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Pompei. Due anfore rubate finiscono dall’evasore fiscale agli scavi

Pompei . Due anfore rubate finiscono dall’evasore fiscale agli scavi
Dal salotto di un evasore fiscale al caveau degli Scavi il passo è breve. Due anfore dal valore inestimabile, trafugate da un fondale marino, sono state consegnate dalla Guardia di finanza e dalla Procura di Torre Annunziata al direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna.
Così, da ieri mattina, i due reperti risalenti al III e al IV secolo avanti Cristo, sequestrati in casa di un imprenditore durante una operazione anti-evasione lo scorso 2 novembre, sono al sicuro nel laboratorio di ricerche applicate degli Scavi dove saranno restaurate e catalogate. Gli esperti del Parco Archeologico avranno il compito di capirne l’esatta provenienza, così da poter esporre i tesori con nozioni più approfondite e certe. A consegnare le anfore a Osanna sono stati il colonnello della Finanza Agostino Tortora e il procuratore capo Pierpaolo Filippelli, per i quali il Parco «garantirà la più adeguata e idonea conservazione dei reperti, ancora integri e in perfetto stato, contribuendo all’arricchimento del patrimonio del sito archeologico e consentendo, al tempo stesso, ai visitatori di godere di ulteriori beni storici del nostro Paese».

L’ESPOSIZIONE
È infatti nei piani di Osanna porre le due anfore in una teca blindata e offrirle alla vista dei turisti in una delle prossime mostre che saranno allestite tra le antiche vestigia. I reperti archeologici furono rinvenuti in casa di un imprenditore di Torre del Greco, indagato dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per reati tributari. Nel corso della perquisizione, che mirava alla ricerca di denaro e di altri beni che potessero soddisfare le pretese erariali riguardanti un debito tributario di 300mila euro a cui l’evasore si era fraudolentemente sottratto, tra lo sconcerto e lo stupore i finanzieri si ritrovarono davanti alle anfore. La compagnia della Guardia di Finanza di Torre Annunziata sequestrò i due reperti, appartenenti all’era greco-romana, probabilmente trafugati da un fondale marino e detenuti in violazione del codice dei beni culturali.
La consegna delle anfore agli Scavi rientra nel «patto archeo-investigativo» firmato dalla Procura e Osanna. Il saccheggio di beni archeologici, secondo il direttore generale degli Scavi, è «un furto di memoria, è una vera e propria offesa alla nostra identità culturale». Per anni, soprattutto nell’area suburbana della Pompei antica, dove sono presenti ville e necropoli, squadre di tombaroli hanno operato scavando tunnel anche di cinque metri e distruggendo il patrimonio artistico pompeiano. I tombaroli, comunque, rappresentano l’ultimo anello di una catena che fa capo a ricettatori senza scrupoli e a intermediari in grado di immettere sul mercato clandestino in Italia e all’estero le opere trafugate. La cooperazione tra la magistratura di Torre Annunziata e la soprintendenza archeologica pompeiana ha visto la luce dopo lo scavo illegale scoperto a Civita Giuliana lo scorso anno che ha consentito di acquisire elementi importanti dal punto di vista investigativo e di portare a scoperte archeologiche fondamentali per la ricostruzione della storia della vita quotidiana dei pompeiani di duemila anni fa.

Il Mattino

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