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L’ultima chiamata per Venezia

L’ultima chiamata per Venezia

Di Massimo Predieri *

Ieri notte, 12 novembre, Venezia ha vissuto con impotenza una tragedia, l’acqua alta eccezionale ha quasi raggiunto l’agghiacciante record dei 194 cm del 1966, fermandosi a 187 cm e il vento a 100 km/h ha alzato la marea tanto da creare delle onde altissime che si sono infrante su palazzi, imbarcaderi, imbarcazioni travolgendo senza distinzione ogni cosa che incontravano.

Molte barche sono andate perse, barche con cui la gente lavorava. Le botteghe al pian terreno, molte case, le scuole, i musei, le chiese: tutto sommerso.

L’inondazione ha provocato cortocircuiti che hanno determinato la morte di una persona e incendi anche nel museo di Ca’ Pesaro. I battelli e le gondole si sono incagliati sulle rive, alcuni muretti e marmi sono stati spazzati via dall’acqua che è entrata in ogni calle e ogni fondamenta come un fiume in piena.

I nostri concittadini hanno lavorato tutta la notte per cercare di contenere il contenibile o almeno salvare il salvabile. Stanotte è stata una disgrazia per Venezia, una tragedia che si poteva evitare se il progetto MOSE fosse stato pensato e realizzato meglio.

Oggi come sempre i veneziani si adopereranno per rimettersi in sesto, per ora senza supporti statali ma aiutandosi come una comunità che purtroppo è cosciente del proprio funesto futuro.

Se non si agisce in maniera concreta e in tempi brevi questa eccezione diventerà una regola e Venezia scomparirà sommersa dall’acqua e dall’indifferenza di chi poteva agire ma non ha fatto niente.

Anche se con rammarico noi veneziani ci sentiamo sempre meno di appartenere ad una città, e sempre più di vivere in un museo, ora è giusto riconoscere il valore artistico di un’opera di tale portata e agire concretamente per salvarla dal suo destino.

Ci appelliamo a coloro che decantano la nostra città come una delle più belle al mondo, affinché si rendano conto di quanto sia in ginocchio per queste calamità, enormemente alimentate dai cambiamenti climatici.

E se per Notre Dame in fiamme il mondo si è mobilitato così in fretta elargendo considerevoli donazioni, è giusto che venga riconosciuto il rilievo culturale di Venezia, senza dimenticare la sua componente umana che tutti i giorni la ama, la tiene in piedi e lotta contro le onde per lei, e si crei un fondo per far si che anche chi ci ha posato lo sguardo una sola volta, ma ci ha lasciato il cuore, possa contribuire a salvarla.

 

Emma Varini, Sofia Belli, Anna Quercia

 

Foto

„Un vaporetto trascinato dalla furia dell’acqua alta“ foto Twitter Luigi Brugnaro

  • Già presidente di Posidonia dell’associazione ambientalista di Positano in Costiera amalfitana

 

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