Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

LA CLASSE V D DEL LICEO SALVEMINI PER BOOKSOPHIA foto

Coordinati dalla docente Angela Esposito, e supportati dagli inviati di Positanonews, i ragazzi della classe V D del LS Salvemini hanno partecipato con entusiasmo, animati da una produttiva curiosità intellettuale alla III edizione di Booksophia, Festival della classicità. Una intensa Kermesse di tre giorni, in cui si sono avvicendate numerose personalità di rilievo del mondo della cultura.
Il lavoro svolto dai giovani liceali è stato anticipato da un’ analisi tematica degli argomenti oggetto delle sessioni, svolta in classe con l’aiuto dei docenti. Sulla base delle prime conoscenze acquisite intorno a temi quali: legalità e giustizia, intercultura ed inclusione, mondo digitale e teoria del vuoto, i giovani hanno condotto interviste ai relatori, hanno approfondito aspetti suscitati dalle conferenze medesime, ponendo quesiti e animando il dibattito culturale, hanno effettuato riprese, steso articoli, abstract e lavori multimediali. Una ricca teoria di intellettuali ha stimolato, provocato, spalancato orizzonti, catturando l’attenzione delle loro menti, talora li ha emozionati raccontando storie toccanti di diritti violati. Un plauso speciale va all’associazione Archeoclub di Massa Lubrense, a cui si deve l’intera programmazione ed organizzazione della manifestazione. I video curati dai ragazzi sono sul canale youtube di Positanonews. Di seguito pubblichiamo alcuni articoli ed abstract elaborati dagli studenti.

Acampora G., Anzalone T., Astarita V., Aversa N., Baratto C., Camerlengo V., Castellano C., Converso A., Cuomo I., De Gregorio F., De Maria R., Di Somma N., Dilengite A., Ferraro A., Fiorentino G., Lopardo A., Marenga A., Palagiano F., Palomba R., Pirillo P., Prisco L., Ruggiero N., Sole A., Tango G., Tufano A., Vinaccia S., Vistocco G., Volpe N.

“NON LI AVETE UCCISI. LE LORO IDEE CAMMINERANNO SULLE NOSTRE GAMBE.”
Non solo legalità, ma verità e giustizia.

“19 luglio 1992, una Strage di Stato”.
È questo il titolo della conferenza di apertura della III Edizione della rassegna culturale Booksophia, svoltasi a Massa Lubrense, presieduta dai Dott. Domenico Marzaioli e Domenico Lanzillo, esponenti dell’organizzazione ‘Movimento delle Agende Rosse’ e moderata dal Prof. Antonino Siniscalchi.

IL MOVIMENTO e L’ORIGINE
L’organizzazione nasce il 17 luglio 2006, quando Salvatore Borsellino, fratello dell’eroe-magistrato Paolo Borsellino, incoraggiato dalla madre Agnese, decide di diffondere e rendere giusta memoria al lavoro coraggioso di un uomo che ad oggi costituisce un simbolo per la lotta anti-mafia.
Il movimento, come il fondatore stesso sostiene, è frutto della moltitudine di incontri tenuti in tutta Italia, al fine di divulgare tematiche ormai riposte nel cassetto. Ha quindi per obiettivo la denuncia nei confronti di una società corrotta, omertosa e immobile.
Il nome dell’associazione ha origine dal regalo onorifico conferito dall’Arma dei carabinieri al giudice: un’agenda di colore rosso (da qui il nome) recante lo stemma dell’ordine, la quale, soprattutto a partire dalla morte del collega Giovanni Falcone, divenne preziosa custodia delle ricerche, indagini e pensieri del magistrato.

VIA D’AMELIO, 19 luglio 1992.
É la mattina del 10 luglio . La signora Pietrina Valenti entra nella stazione dei carabinieri per denunciare il furto della sua Fiat 126 color amaranto. Non è un furto qualsiasi. Quell’auto serve a qualcuno per imbottirla di esplosivo e fare una strage.
Sebbene conscio della precarietà delle sue condizioni, al punto da definirsi ‘ un morto che cammina’, Paolo infatti non rinuncia alle proprie abitudini, e, com’è solito, la domenica del 19 luglio alle ore 17.00 esatte si reca in visita alla madre, accompagnato dalla squadra di scorta. Alle 16.58 e 20 secondi le due auto blindate del magistrato , appena accostate dinanzi al palazzo, saltano in aria. A morire sono in cinque: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino Catalano, Walter Cosina e Vincenzo Li Muli, mentre a risvegliarsi dal coma in ospedale è solo l’autista Antonino Vullo.
Fumo , urla, fiamme, sirene, terrore.
Brandelli di carne umana schizzati sino al quarto piano dell’edificio, proiettili che esplodono nelle fondine degli agenti a causa della violenza dell’impatto.
Eppure, tra i numerosissimi poliziotti già presenti sul posto, c’è chi non sembra essere per nulla scosso dalla scena ed è piuttosto intento alla ricerca di qualcosa di vitale importanza. Si tratta della preziosa agenda del magistrato, custodita nella valigetta che di lì a poco sarebbe scomparsa per qualche minuto – il tempo necessario ad estrarne l’oggetto di interesse prima di riporla nuovamente all’interno dell’auto mentre le fiamme ancora divampano.

La domanda sorge spontanea: quanto affilata poteva essere la lama delle informazioni contenute nell’agenda? Chi avrebbe potuto esserne colpito?

La verità è che Paolo Borsellino era diventato una figura per molti, moltissimi, temibile.
Operava in una Palermo in cui, come scrive Attilio Bolzoni in “Uomini soli”: “la giustizia è immobile. Molti delitti restavano ignoti. I processi si decidono la domenica in campagna e d’estate nel villino a mare. Gli ergastoli sono destinati esclusivamente ai delitti umani, quelli che si trascinano ai margini di una Palermo che è un recinto, popolata da una tribù che sopravvive proteggendo se stessa”. “A Paolo Palermo non piaceva, per questo imparò ad amarla, perché il vero amore consiste nell’amare quello che non ci piace per poterlo cambiare” aggiunge Ruggero Cappuccio in Essendo Stato.
In tale contesto il magistrato, e al tempo procuratore di Marsala, emerse negli anni ‘80 come figura rivoluzionaria, determinata ad abbattere, in collaborazione con il suo collega e più fidato amico Giovanni Falcone, l’ormai radicato sistema mafioso: Cosa Nostra.

PERCHE CONDANNATI A MORTE?
Il mitico duo si era liberato
dalla caligine che aveva offuscato le indagini fino a quel momento, aveva basato le proprie ricerche sull’analisi commista delle informazioni, seguendo la ‘via del denaro’.
A mano a mano le inchieste andavano svelando una fitta trama di interessi, connivenze e fecero scaturire i primi pentimenti. Le confessioni di Tony Buscetta e Salvatore Contorno resero possibile la celebrazione del maxi Processo tenutosi dal 10 febbraio 1986: 349 udienze, 1314 interrogatori e 635 arringhe. La sentenza di primo grado che concluse il Maxiprocesso decretò 346 condannati; 19 ergastoli; 114 assoluzioni; le pene inflitte raggiunsero i 2665 anni di reclusione. Il maxi processo si concluse nel mese di dicembre del 1987.
Un’autentica vittoria per il pool anti mafia.
Il processo segna una tappa storica nella lotta all’antimafia, la costruzione di un apposito bunker per la sua concretizzazione lo testimonia.
Ma le indagini sono invasive, troppo , la mafia le teme .
Il 23 maggio 1992, ore 16.40 Giovanni Falcone viene ucciso nella Strage di Capaci, Paolo Borsellino la ricorda come la morte di un fratello.

UN FRATELLO PER LA VERITÀ
<> denuncia il fratello Salvatore Borsellino col cuore in gola. In essa da 57 giorni il magistrato annotava non soltanto quanto aveva scoperto sui mandanti dell’assassinio di Giovanni Falcone, ma anche sulla ‘scellerata’ trattativa mafia / Stato, favorita da ‘pezzi deviati’ dello Stato. Paolo non si arrende, non si arrende neppure il primo luglio quando, nello studio di Nicolò Mancino, neo ministro dell’interno, viene esortato ad abbandonare le proprie indagini, poiché lo Stato stava trattando con l’anti-Stato.
La sua ricerca si fa veemente: annota tutto. Incontri. Telefonate. Segna data e ora di ogni appuntamento. Gli appunti raccolti nell’agenda segnano la sua condanna a morte: sembra imminente il pericolo che Paolo denunci la trattativa all’opinione pubblica. Paolo doveva sparire e prima che a ciò provvedesse la mafia.
La strage di via D’Amelio si configura dunque come una pagina tremenda e buia della storia d’Italia, notte della Repubblica.

AGENDE ROSSE OGGI
Armati di agenda rossa levata al cielo, ormai da dieci anni familiari del magistrato e comuni cittadini combattono affinché sia fatta giustizia sui veri mandanti dell’attentato. Si tratta di una lotta intrapresa sin dall’indomani della morte di Paolo, segnata dal rifiuto da parte della famiglia del funerale di Stato.
È una lotta, a difesa della verità e della giustizia, che riguarda ciascuno di noi, interpellato a difendere e presidiare, oltre ogni vago riferimento alla legalità, il corretto funzionamento delle Istituzioni e di ogni suo organo.
La testimonianza appassionata di Salvatore Borsellino, la ricostruzione dolorosa di Domenico Marzaioli, l’accalorato appello di Domenico Lanzillo ci hanno ricordato che verità e giustizia, sì, sono cosa nostra.

Annachiara Dilengite e Gabriella Tango

“Una storia a lieto fine”

È una storia che inizia con 17 coltellate in un locale.
L’abbiamo ascoltata in uno degli
incontri più belli e toccanti che quest’anno hanno costellato la terza edizione di Booksophia, molto più di un Festival della classicità – oserei dire -, dalla voce di Fabrizio Capecelatro, giornalista d’inchiesta ed autore del romanzo Omissis 01, la vera storia di Rosa Amato.
Una festa che finisce in un mare di sangue, quello del fratello di Rosa: Carlo Amato.
Ha 20 anni e il suo errore è l’aver sfidato il figlio di Francesco Schiavone, soprannominato Sandokan nel tentativo di difendere una sua amica che alcuni ragazzi stanno importunando, secondo testimonianze confermate successivamente dal suo gruppo di amici. I ragazzi però non erano semplici studenti di un liceo: appartenevano al clan dei Casalesi.
A sporcarsi del sangue di Carlo non sarà solo quel gruppo di ragazzi, ma anche un poliziotto, che arrotonda lo stipendio lavorando fuori al locale come buttafuori.
Per proteggere la sua posizione, quella sera decide di ripulire tutto e allertare i soccorsi solo quattro ore dopo.
Quel silenzio e l’omertà degli amici di Carlo, che non osano raccontare nulla dell’accaduto, devieranno completamente il corso della vita di Rosa.
La giovane, residente a Santa Maria Capua Vetere, all’epoca dei fatti studiava giurisprudenza e progettava una vita completamente diversa da quella che ad oggi ci racconta.
La passione per le leggi si trasforma in lei in desiderio di vendetta, non solo verso i casalesi, ma nei confronti dei stesso concittadini, che avevano taciuto per paura.
È lo stesso terrore che, nel loro disegno di morte, Rosa e suo padre Salvatore pretenderanno per se’.
È così che i due mettono su un clan – nel blitz del 29 luglio 2009 verranno arrestate all’incirca 25 persone – e danno il via a un’attività illecita basata sull’uso di slot machine truccate.
Battere i casalesi sul loro stesso terreno diventa una questione di principio per Rosa e Salvatore.
Ben presto però quel desiderio di vendetta si trasforma in un interesse prevalentemente economico: “Mi sono fatta prendere la mano dai soldi”, è così che dirà Rosa più tardi.
In seguito all’arresto Rosa va incontro al 41 bis – un provvedimento di massima sicurezza che prevede che il detenuto stia 23 in isolamento in una cella e abbia diritto a una sola ora di socialità, in cui poter incontrare al massimo 3-4 detenuti allo stesso regime detentivo -.
Rosa durante questi anni ha la possibilità di vedere la figlia Valerie solo per poche ore al mese.
Ma può una madre accontentarsi di così poco?
È lo stato di abiezione a cui è giunta a spingerla verso una rinascita: ripone nuovamente fiducia nelle Istituzioni, e collabora con lo stesso Stato dapprima amato e poi ferocemente odiato e oltraggiato.
Quello a cui apparteneva il poliziotto che lavorava all’ingresso della discoteca in cui suo fratello Carlo aveva perso la vita, ma anche quello per cui lavorano i quattro agenti che, a seguito del ricovero della mamma di Rosa, chiedono al giudice di accudire Valerie per evitarne l’adozione presso una nuova famiglia.
Uno Stato sicuramente diversificato,costituito da giusti e ingiusti (come ogni cosa d’altronde),in cui però non bisogna mai smettere di credere; con cui ad oggi Omisis 01(nome in codice di Rosa in seguito al pentimento) ha deciso di collaborare.
Questa è una storia di una ragazza che si è trovata di fronte a un bivio: essere madre, oppure tacere anche per non aggravare la situazione del padre.
Non è solo un racconto, è la storia di una vita. Un toccante monito per dare nuovo slancio alla lotta contro la mafia e le ingiustizie, contro quel cancro che può e deve essere debellato, come amava dire Giovanni Falcone.
La vicenda di Rosa ci insegna che il male, quando assale, può condurre alla morte, senza gli opportuni anticorpi.

Valeria Astarita

“New ways of communicating and moral responsibility”

“The development of technology has modified the way in which politicians get the approvals”.
This is how a popular investigative journalist from Naples started his speech at the event “Book Sophia festival” that took place in Massa Lubrense on the 14th of November 2019. Ruotolo started his career at the age of 18. During his career he travelled to Libya, Afghanistan and many other countries reporting the various wars that characterised last decades. He made an introduction in which he expressed the role and attitudes that a journalist has to possess, saying that it’s not true that a journalist has to be totally objective because it’s normal and necessary that in an article he expresses his opinion, so it’s important for the reader to read various article to observe the same event from various points of view. The only rule that a journalist has to follow is to express only true news and the readers have to be capable of differentiating the truth from the fake news. After this introduction he explained to the audience the great importance of media in spreading the different political ideologies and how the way of promoting these ideas has changed and is changing widely with the development of technologies and social networks. These explain why it’s important for people to study and to expand their knowledge In order to be free and to save theirselves from manipulation. Ruotolo concluded his speech inviting everybody, specially young people and teenagers, to read a lot and to be always interested in study and informing theirselvs because as he said many times culture is the only tool that sets us free.

LIBERA TRADUZIONE DALL’INGLESE

“Lo sviluppo della tecnologia ha modificato il modo in cui i politici creano il consenso”.

Con queste parole un noto giornalista investigativo di origine napoletana, Sandro Ruotolo, ha esordito all’evento “Book Sophia festival” che si è tenuto a Massa Lubrense il 14 novembre 2019. Ruotolo ha iniziato la sua carriera all’età di 18 anni, da inviato in Libia, Afghanistan e molti altri paesi, raccontando le vicende delle varie guerre che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. Egli ha dedicato particolare attenzione nel tracciare il ruolo e i compiti del giornalista e le principali qualità che questi deve possedere. È normale e necessario che attraverso un articolo emerga l’opinione del suo autore, per questo è importante che un lettore legga articoli di diversi autori e testate per osservare lo stesso evento da vari punti di vista.
Le sole regole che un giornalista deve seguire sono quelle di riportare esclusivamente notizie autentiche e di suscitare nell’opinione pubblica il problema etico. A loro volta i lettori devono essere in grado di differenziare la verità dalle “fake news”.
Sandro Ruotolo e Carlo Franco si sono poi soffermati sulla grande importanza assunta dai nuovi media nel diffondere le diverse ideologie politiche e costruire il consenso. In tal senso lo
sviluppo di tecnologie e social network
favorisce opportunità ma pone anche insidie. Ciò fa capire perché è importante che le persone studino e amplino le proprie conoscenze così da non subire manipolazioni di alcun genere. Da qui l’esportazione a tutti, in particolare giovani e adolescenti, a leggere molto e ad essere sempre interessati allo studio e all’informazione, perché “la cultura è l’unico strumento che ci rende liberi.”

Giuseppe Vistocco

Abbattiamo i muri. Contro ogni barriera

“Non c’è ostacolo più insuperabile di quella maledetta indifferenza”: questo è il messaggio trasmesso dal grintoso Salvatore Cimmino durante la conferenza tenutasi a Massa Lubrense (NA) il giorno 15/11/19, in occasione della III edizione di Booksophia.
Il relatore, in seguito all’amputazione di una gamba a causa di un osteosarcoma, decide di girare il mondo per diffondere conoscenze e sensibilizzare la società sugli ostacoli fisici e mentali determinati dalla disabilità. Oggi è stato accompagnato nella testimonianza da Mario Esposito, studente dell’ultimo anno dell’Istituto San Paolo, affetto da una severa forma di handicap.
Ma in che modo si può permettere a persone con disabilità di vivere senza barriere?
Già nel De Architettura di Vitruvio emerge il concetto della progettazione adatta a qualsiasi persona, come ci ricorda il relatore, arch.Vittorio Ceradini.
Eppure, da duemila anni ancora non siamo capaci di rendere accessibili a tutti alcune strutture. Da qui l’accorato monito di Cimmino e Ceradini sull’importanza di sensibilizzare la società tutta attraverso formazione e informazione. Costruire in maniera lungimirante abbattendo ogni barriera architettonica, non solo per ridurre i futuri costi, ma anche per distruggere barriere sociali (e culturali): questo è il fine.
Tuttavia, nonostante i progressi sociali, siamo ancora gravati da preconcetti, terrorizzati dalla diversità, o indifferenti al bisogno dell’altro.
Grazie Mario e Salvatore, la vostra energia ed ottimismo, i vostri progetti ci hanno trasmesso un’ importante lezione di vita.

Ilaria Cuomo, Federica Palagiano, Ludovica Prisco

 

Antropologia, cultura e… alieni

“L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà” (I.Calvino).

Come si viaggia verso culture altre, verso una mentalità libera e aperta? Come si viaggia all’interno del mondo di oggi? Secondo Calvino all’uomo è necessario riscoprirsi, trovare ciò che è suo nell’analisi di ciò che non gli appartiene. Questa è anche la base di una disciplina chiamata antropologia, che si propone di studiare il rapporto tra uomo e mondo basandosi su:
• cultura • identità (etnia) • diversità.
Tutto ciò è stato oggetto di analisi dell’antropologo Giovanni Gugg, docente presso l’ Università degli studi di Napoli Federico II, nell’ambito delle attività promosse da Booksophia, il Festival della classicità e oltre, svoltosi in questi giorni a Massa Lubrense.
Storicamente, la scoperta dell’altro, profondamente dissimile da se’, ha generato disorientamento, per questo è stato percepito come un alieno. Chi non ricorda le descrizioni mostruose contenute nel Milione di Marco Polo?
La vera scoperta del mondo però avviene solo quando l’”uno” entra in contatto con “l’altro”, poiché l’uomo che ‘nuota’ nella propria cultura non riesce a rendersi conto del mondo che lo circonda pienamente, se non osservando se stesso a distanza, in un ambiente “altro”. In caso contrario, la sua visuale resterebbe fortemente limitata, come quella del pesce rosso immerso nella sua boccia d’acqua. È solo il contatto con uomini di etnie diverse che genera effettivamente il nascere del fenomeno culturale.
La cultura dunque non è uno zaino che portiamo sulle spalle, bensì il senso che attribuiamo a ciò che viviamo , la rete di relazioni che siamo in grado di tessere e la rete di comunicazione in cui siamo immersi. L’uomo infatti impara ad adattare i propri atteggiamenti in base alle circostanze in cui si trova. Ciò viene teorizzato attraverso la metafora de “il Gallo di Bali”, teorizzata negli anni ’60 dall’antropologo statunitense Clifford Geertz. Questi, nel corso di uno studio approfondito sulle danze balinesi si imbatte’ in un combattimento illegale fra galli e rimase basito quando la folla, avvisata all’arrivo delle forze dell’ordine, si mobilitò all’unisono lasciando solo lui inconsapevole di ciò che stava accadendo. Ciò fece nascere dentro di lui la teoria che è impossibile imporre o modificare la propria forma mentis se non ritrovandosi a stretto contatto con un fenomeno sconosciuto.
Lo scambio culturale diviene con queste premesse l’unico mezzo valido per la comprensione attiva degli elementi che compongono la nostra realtà che non è identificabile attraverso una visione unilaterale, ma solo attraverso uno sguardo a tutto tondo capace di fornire una reazione attiva agli eventi che ci circondano.
Un altro fenomeno degno di attenzione rispetto allo studio dei rapporti interculturali deriva dalla prossemica e dalla differente interpretazione di gesti e simboli come piercing, orecchini, tatuaggi o un semplice occhiolino.
Insomma, capire l’altro, aprirsi ad altre culture è possibile, ma solo esplicitando i nostri pregiudizi, i nostri a-priori, come insegna Ernesto De Martino, grande antropologo italiano del ‘900.
In conclusione, ci piace ricordare questa massima di Ndjock Ngama, su cui si è soffermata la riflessione del prof. Gugg:
“Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola città, conoscere una sola lingua è una prigione”.

Gianantonio Acampora

Universo Donna: un processo di riscatto in fieri

“Il maschile, abituato da secoli a schiacciare il femminile per dimostrare a se stesso il proprio potere, rimarrebbe letteralmente «spiazzato» nel momento in cui una donna dovesse dimostrargli non solo di trovarsi al suo stesso livello ma, addirittura, di avere molto da insegnargli.”

Come si può costruire una società sana in principi e comportamenti se lasciamo che una cosa futile come il genere crei distacco? Come è possibile integrare quando per natura tendiamo a separare senza motivazione, senza capacità di motivare una scelta? Perché la figura femminile è da sempre considerata “inferiore” a quella maschile?
Su queste tematiche hanno espresso il loro parere il professore Domenico Palumbo e la sociologa Francesca Cacace nel corso di una conferenza e di un dibattito animato dagli studenti del liceo scientifico Salvemini di Sorrento, nell’ambito di Booksophia, la kermesse culturale svoltasi a Massa Lubrense.
Anzitutto, per rispondere a tali quesiti, è opportuno tracciare brevemente il percorso di emancipazione della figura femminile e del suo “valore” all’ interno della società e della cultura occidentale, partendo dall’origine del mondo fino ai giorni nostri. Una prima immagine della donna è contenuta nel libro della Genesi: ella, secondo la tradizione, è forgiata da una costola di Adamo e tale pregiudizio di subalternità graverà per secoli.
Sin dall’antichità la donna non ha mai ricoperto un ruolo di prestigio all’interno delle società antiche: sia greci che romani impedivano loro di partecipare alla vita politica, costringendole in casa all’educazione e al mantenimento della prole e a meri lavori domestici. Nessun avvenimento storico è riuscito a spezzare questo pregiudizio fin quando la donna stessa, ormai consapevole del proprio valore, si è ribellata a questa distinzione di genere. Solo nel ventesimo secolo c’è stata una svolta significativa: il movimento femminista delle suffragette pose un punto al capitolo della disparità e scrisse una nuova pagina della storia femminile grazie alla conquista del diritto di voto. Tale svolta modificò il tessuto sociale che vedeva la donna sempre più improntata all’ ottenimento di una parità “reale”. Tuttavia tale parità esisteva solo in senso teorico. Le donne si affannavano per ricoprire determinati ruoli, per proseguire negli studi e per costruire la loro indipendenza in quanto persone. L’artista Frida Kahlo, le scienziate Margherita Hack e Rita Levi Montalcini impongono la presenza femminile nel panorama culturale; Margaret Thatcher prima donna a raggiungere i vertici della carriera politica: sono solo alcuni esempi che mostrano quanto una donna, messa nelle condizioni di agire, possa produrre risultati che migliorano e cambiano il mondo. Ma questi risultati sono stati il frutto di dure lotte; lotte contro gli uomini che ironizzavano sulla condizione di una donna che voleva ricoprire un ruolo non adatto a lei.
Ancora oggi la lotta femminile continua e, nonostante il divario di genere sembri colmato, l’implementazione delle nuove forme di comunicazione hanno accentuato la strumentalizzazione della figura femminile ponendo l’accento sulla sua corporeità.
Tra le domande di maggior rilievo a cui sono stati sottoposti i relatori, propongo le più significative:
“Si può dire che l’attuale strumentalizzazione della figura femminile sia dovuta all’ignoranza dell’uomo che individua in lei un mero mezzo di piacere o appagamento?”
D.P. <>
F.C <>.
“Come lo sviluppo tecnologico ha influito sull’ incremento del tasso di femminicidi e violenze sulle donne?”
F.C <>.
D.P. <>
“Un’ultima domanda. Può essere utile intraprendere un percorso di sensibilizzazione all’ interno delle scuole e delle associazioni giovanili riguardo questa tematica?”
F.C <>
D.P. <>.
A conclusione di tali e tanti argomenti di riflessione, il pensiero di Pierpaolo Pasoli:
“Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.”

Simone Vinaccia

 

Il gallo di Bali

Cos’è la cultura?
Scommetto che, dinnanzi a questo amletico quesito, disparate sarebbero le risposte. Per alcuni la cultura è ciò che caratterizza il sapiente, per altri è un enorme scrigno che giorno dopo giorno viene arricchito dall’esperienza, per me la cultura è il prodotto del tempo e dello spazio sull’uomo.
Ebbene, abbiamo tutti torto.
Sbagliamo in primis parlando de “la cultura” anziché de “le culture”, poiché, come messo in luce nella sua conferenza il prof. Giovanni Gugg, docente di antropologia presso l’università Federico II di Napoli, nell’ambito delle attività promosse nel corso di Booksophia, il Festival della classicità, non esiste un’unica cultura, bensì esistono tante culture che, come molteplici fili d’erba, formano il prato dell’umanità.
Tutti abbiamo una differente cultura che ci rende unici, che sia cultura agricola, cultura poetica, cultura culinaria, ecc.
Da buoni esseri umani quali siamo, non crediamo a nulla se non toccandolo con mano, ma come si può avere prova tangibile della cultura?
Italo Calvino risponderebbe affermando che 《l’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà》. Ebbene, immedesimiamoci in quel noioso pesce rosso che abbiamo nell’acquario, lui si accorgerà di essere immerso nell’acqua solo quando uscirà da quel luogo circoscritto.
La cultura è questo, la cultura è ciò che ci circonda, noi siamo immersi in essa senza averne consapevolezza se non quando usciamo dal contesto.
L’Europa si è accorta della propria cultura nell’esatto momento in cui Cristoforo Colombo, adagiando il piede sul suolo delle Americhe, è venuto in contatto con l’altro, l’alieno.
Il povero esploratore, nei diari di viaggio, trovò infatti non poche difficoltà nella descrizione di esseri così diversi da sé e così difficili da concepire; la difficoltà di condensare concetti così ineffabili è paragonabile alla fatica di Dante nella paradisiaca descrizione.
La cultura è il centro d’interesse di una scienza, l’antropologia, ed un po’ tutti noi dovremmo risvegliare l’antropologo che è in noi, cercando di capire l’altro.
Ma cosa si intende per antropologia?
Franco La Celca, noto antropologo italiano, direbbe che l’antropologia è voglia di capire, di andare oltre la superficie delle cose, l’antropologia è la capacità di discernere cose che sfuggono poiché troppo visibili.
In poche parole, per essere antropologi dobbiamo immedesimarci negli altri rimanendo al tempo stesso noi; dobbiamo entrare nella rete comunicativa altrui.
Spunto di riflessione è il titolo di partenza della conferenza: il gallo di bali.
Una scelta assai curiosa che fa riferimento ad un’esperienza vissuta da Clifford Geertz, un celebre antropologo, padre del concetto della “descrizione densa”.
Negli anni ’60 Geertz si trovava a Bali con sua moglie per studiare la danza balinese, quando un giorno, vagando per le strade, vide un gruppo di persone assistere ad un combattimento di galli, una pratica illegale.
Tutt’ a un tratto qualcuno lanciò l’allarme per l’arrivo di una volante della polizia, tutti scapparono, anche il nostro studioso, ma da un abitazione qualcuno gli fece cenno di avvicinarsi. Appena entrato nella dimora vide una tavola imbandita, si sedette ed incominciò a pranzare. Non molto tempo dopo passò la polizia, si affacciò e, vedendo
una normale famiglia accingersi al pasto, andò via.
Questo è un episodio fondamentale per cogliere la rete di relazioni sulla quale si
appoggia il senso delle cose, quella comunità aveva riconosciuto l’uomo come pari e lo aveva inserito automaticamente nella propria rete.
La cultura è una mappa di senso intersoggettiva che aiuta a guidare le relazioni.
Immedesimiamoci nel protagonista del celeberrimo film Cast Away, siamo soli su di un’isola deserta, immersi nel più tetro silenzio noi ed i nostri rumorosi pensieri. Siamo ancora uomini?
Biologicamente si, ma umanamente no, abbiamo bisogno dell’altro per identificarci. È proprio attraverso l’altro che noi scopriamo noi stessi, attraverso la rete di relazioni che tessiamo giorno dopo giorno, l’alieno è la nostra miniera, fonte di differenziazione e sviluppo, è necessario dunque liberarci di ogni catena di pregiudizi posti a priori ed essere aperti al confronto.

Asia Converso

La forza del vuoto

Che cos’è il vuoto oggi per la scienza e quali sono le sue applicazioni nell’industria? A questa e ad altre domande si è cercato di dare una risposta nella conferenza sulla scienza e la tecnologia del vuoto e le sue applicazioni tenutasi Sabato 26 novembre a Massa Lubrense nell’ambito del progetto Booksophia.
In qualità di relatore, il vacuum architect Simone Maria Scolari, un giovane ingegnere originario della penisola sorrentina laureato in Scienze dei materiali presso l’Universita’ Federico II di Napoli, che ha in seguito lavorato in Svezia all’European Spallation Source. Attualmente in Olanda è impegnato nell’ambito della produzione di transistor sempre più piccoli.
L’ ingegner Scolari, dedito alla progettazione di macchinari in grado di creare vuoti a bassissima pressione, ha raccomandato ad ogni giovane che desideri fare carriera nel campo della scienza e della tecnologia di acquisire una buona conoscenza dell’ inglese, lingua ufficiale della comunicazione scientifica.
In merito agli aspetti tecnici della sua ricerca, va detto che esistono vari tipi di vuoto; la scala riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale li classifica in vuoto basso (1 × 105 Pa – 1 × 102 Pa), vuoto medio (1 × 102 Pa – 1 × 10-1 Pa), vuoto alto (1 × 10-1 Pa – 1 × 10-5 Pa), vuoto ultra alto (1× 10-5 Pa – 1 × 10-9 Pa) e vuoto estremamente alto (< 1 × 10-9 Pa).
I vari tipi di pompe da vuoto esistenti operano tra due livelli di vuoto contigui perciò per raggiungere alti livelli di vuoto bisogna utilizzare più pompe, che operino tra pressioni differenti, contemporaneamente bisogna inoltre tenere conto dei vari effetti di outgassing e di perdita che possono introdurre molecole all’ interno della camera dove vogliamo creare il vuoto, a questo proposito vengono utilizzate varie tecniche che permettono di ridurre in maniera considerevole la quantità di molecole che si infiltrano nella camera da vuoto con l’ abbassamento della pressione.
Per ridurre l’effetto di questi fenomeni sul vuoto che si vuole creare è quindi vitale compiere studi molto accurati sui materiali utilizzati per le pareti della camera e per le guarnizioni che congiungono la camera alle pompe da vuoto. Una tecnica largamente usata per prevenire i fenomeni di outgassing che sorgono con l’ aumentare della temperatura consiste nel riscaldare le camere da vuoto a temperature notevolmente più alte della temperatura di funzionamento della camera in modo da provocare il rilascio di eventuali gas che vengono poi espulsi durante il processo di creazione del vuoto. Di grande importanza per lo studio di sistemi da vuoto sono ovviamente le simulazioni che vengono effettuate per prevedere come un gas si comporterà durante il processo di risucchio dalla camera, questi programmi utilizzano il metodo Monte Carlo simulando un enorme numero di molecole e applicando considerazioni statistiche agli eventi che si susseguono durante la simulazione.
Il lavoro dell’ ingegner Scolari riguarda principalmente le pompe che agiscono in regime molecolare, ovvero quando gli urti fra le molecole e le pareti del contenitore sono prevalenti rispetto agli urti tra le molecole e questo avviene a partire da valori della pressione inferiori a 10-3mbar quindi in regime di alto vuoto o ultra alto vuoto. La creazione di sistemi da vuoto ha molteplici applicazioni, si possono citare a tale esempio la necessità di testare apparecchiature spaziali in un ambiente simile a quello di funzionamento come spiega l’ing. Scolari che ha personalmente lavorato alla creazione del satellite Euclid per il quale è stata necessaria la creazione di enormi pompe da vuoto che permettessero di riprodurre il vuoto interstellare. Un’altra notevole applicazione del vuoto si trova negli acceleratori di particelle che presentano al loro interno temperature altissime ed hanno bisogno di eliminare metodi di diffusione del calore come la conduzione e la convezione, inoltre il vuoto serve anche per impedire che i fasci di protoni che circolano negli acceleratori interagiscono con altre molecole interferendo in questo modo con gli esperimenti. Per concludere, l’ attuale lavoro del ing. Scolari riguarda una recentissima evoluzione nella produzione dei transistor consistente nello stamparli su circuiti con laser ad alta frequenza che permettono di costruire transistor di dimensioni molto ridotte, l’importanza del vuoto in questo processo deriva dalla problema dell’assorbimento del fascio laser da parte delle molecole presenti nell’ ambiente che la creazione di un alto vuoto ovviamente risolve.

Claudia Castellano, Arianna Sole, Angelo Tufano

 

 

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.