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Le scarpe dei matti di Antonio Esposito foto

Saggio interessante quanto corposo quello che ci propone Antonio Esposito, “Le scarpe dei matti”(A Est dell’equatore edizioni, 2019). In esso lo scrittore offre un’analisi scientifica senza però rinunciare alla chiarezza di un’ottima esposizione di una storia della psichiatria italiana dal 1904 al 2019. L’autore comincia raccontandoci degli internamenti “dei pericolosi del pubblico scandalo”, siamo nel 1904, passando poi alle esperienze psichiatriche degli anni Sessanta e Settanta fino alla Legge Basaglia, quindi l’analisi s’incentra sull’attuale organizzazione dei servizi psichiatrici territoriali. Antonio Esosito offre una disanima interessante del Tso e della persistenza delle pratiche dell’elettroshock come sugli Opg e le Rem. Ancor più inquietante però è la recrudescenza dell’odio verso il malato psichiatrico. Dopo lo smantellamento del welfare cui stiamo assistendo in questi anni, certa politica ha inteso bene rispondere all’insofferenza di parte della nostra società offrendo la riapertura dei manicomi per le persone con Tso protratti e alcuni leader si sono spinti a chiedere con insistenza l’uso della camicia di forza. C’è un’immagine che lo scrittore napoletano cita spesso ed è quella dei cumuli di scarpe, spaiate, senza lacci e rosicate dai topi che le donne, gli uomini e i bambini rinchiusi nel Santa Maria Maddalena indossarono, in questo che fu il più grande manicomio del Sud Italia. Un cumulo di scarpe che ne richiama altri alla memoria, che mettono addosso lo stesso orrore. E’ questo che vogliamo? Un ritorno al passato? Un ddl del Carroccio chiede di realizzare nuove strutture di 30 posti per i cosiddetti “matti”, abbiamo ancora una volta dimenticato che il “matto”, uomo, donna o bambino che sia, è soprattutto una Persona che soffre?”
a cura di Luigi De Rosa, libraio

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