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IL FUTURO NEL GIORNALISMO E NELL’INFORMAZIONE foto

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Giornalismo ‘Aumentato’: il futuro dell’informazione al tempo dell’Intelligenza Artificiale

Se ne discute al convegno organizzato dall’ANSA a Roma. Anselmi: ‘Il futuro non sono i robot in redazione’. De Alessandri: ‘Con l’AI è necessario fare sistema’ Fonte – Ansa

Redazione ANSA  22 ottobre 2019 

Il futuro del giornalismo “non sono i robot in redazione“, ma una “collaborazione tra giornalisti e tecnologia“, in cui l’intelligenza artificiale (AI) “non deve sostituire le persone in redazione, ma deve servire a migliorare efficienza e produttività, relegare alle macchine compiti ripetitivi e dar tempo ai giornalisti di costruire cose nuove, dare sfogo alla fantasia, dedicarsi alla parte più creativa del lavoro”. Lo ha affermato il presidente dell’ANSA, Giulio Anselmi,  “Giornalismo ‘aumentato’ – Il futuro dell’informazione ai tempi dell’intelligenza artificiale” (qui il programma con gli ospiti) che si potrà seguire in diretta streaming su ANSA.it e sulla pagina Facebook dell’ANSA.

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Giornalismo aumentato vuol dire un giornalismo più ricco, in parte diverso, ma non tradito“, ha detto Anselmi. “Il web ha progressivamente disintermediato i media tradizionali e ridotto il valore delle notizie, e dunque del giornalismo come professione. Ma le notizie non valgono zero”. In questi anni la professione è cambiata, “oggi ci sono realtà molto diverse, si moltiplicano figure come i citizen journalist e i blogger, figure ibride. E’ cambiato il modello organizzativo dell’impresa, andiamo, complice l’AI, verso modelli nuovi di giornalismo”, ha osservato Anselmi. Tuttavia, “come da quasi due secoli, la cosa fondamentale è la verifica delle notizie e delle fonti, per riuscire a conciliare la velocità, vera novità dei nostri tempi, con l’attendibilità”. In questo, ha concluso il presidente dell’ANSA, “il ruolo dell’agenzia di stampa è ancora più fondamentale, per avere informazioni corrette nel mare magnum delle chiacchiere, dei blog, dei siti, e soprattutto per distinguere le notizie dalle fake news”.

“L’intelligenza artificiale (AI) aumenterà il giornalismo e il modo di fare informazione – ha detto l’amministratore delegato dell’ANSA, Stefano De Alessandri – ma per ottenere questo beneficio bisogna fare sistema”. Obiettivo del convegno è capire “cosa può fare l’AI per il giornalismo, che strumenti metterà a disposizione, quali modelli di business, quali minacce e opportunità offre, anche nella lotta alle fake news, che sono uno dei problemi principali”, ha dichiarato De Alessandri. In questo contesto, “l’ANSA ha voluto creare un punto di incontro, coinvolgendo anche i suoi soci”, ha proseguito. “Oggi fotograferemo la situazione attuale e ci rivedremo tra un anno. Nel frattempo condurremo un osservatorio così da poter discutere degli sviluppi e dei progressi fatti”.

All’incontro partecipano anche Mattia Peretti, Journalism AI Manager Polis per The London School of Economics and Political Science, che nel keynote di apertura (dal significativo titolo “Nuovi poteri, nuove responsabilità”) presenterà i primi risultati di una ricerca che coinvolge 70 redazioni nel mondo. E poi ancora durante il primo panel intitolato “Giornalisti “aumentati”: quando l’intelligenza artificiale incontra il lavoro di redazione” con i contributi Tiziana Catarci, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale, dell’Università La Sapienza, Carlo D’Asaro Biondo, presidente Emea partnership per Google e Fernando Garea, Presidente Efe News, Agencia EFE.

“La velocità – ha detto Garea – è fondamentale per le agenzia di stampa e l’intelligenza artificiale è uno strumento che offre velocità ed efficacia, uno strumento magnifico che consente di analizzare ed elaborare i dati in modo molto più rapido rispetto a quanto riesce a fare un giornalista” che comunque resta “insostituibile” nella filiera dell’informazione e non deve dimenticare i principi alla base della professione. Garea ha portato sul palco l’esperienza di “Narrativa”, un software di intelligenza artificiale usato da Efe, che elabora dati e “scrive” notizie nello stile dell’agenzia, rendendole pronte per la trasmissione. L’applicazione “elabora testi analoghi a quelli dell’agenzia partendo dall’analisi di dati e informazioni”, in alcuni settori come “il calcio e altri sport, meteo, dati economici e di Borsa”, spiega Garea. Notizie quindi in cui sono centrali i dati. Questi prodotti dell’intelligenza artificiale sono “articoli pronti, del tutto simili a quelli scritti dai giornalisti, e che possono essere consegnati direttamente ai clienti”.

Ampliando il focus, nel secondo intitolato “Il futuro del giornalismo tra etica, modelli di business e lotta alle fake news” si è discusso di come l’impiego dell’IA porterà allo sviluppo di nuovi modelli di business e di come questi, insieme a nuovi processi in parte automatizzati di produzione della notizia, solleveranno importanti questioni etiche imponendo la necessità di riformulare da zero il patto di fiducia tra giornalista e lettore. Perché è ormai tempo di chiedersi quale debba essere e come vada protetta l’etica del giornalismo al tempo dell’Intelligenza artificiale.

Cristina Pozzi, CEO & Co-founder Impactscool insieme con Paolo Benanti, Professore Associato Pontificia Università Gregoriana, Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute, Gianpiero Lotito, Presidente European Tech Alliance (EUTA), e l’Application Research Director di Engineering Francesco Saverio Nucci discuteranno poi anche delle sfide che l’uso dell’IA per creare fake news pone a giornalisti e lettori: per esempio raccontando che software a libero accesso e relativamente facili da usare consentono di creare video “deepfake”, dove IA super efficienti manipolano volti e deformano la realtà. Per poi chiarire che le tecnologie basate sull’IA aiutano anche individuare queste ed altre manipolazioni, rivelandosi il migliore strumento per combatterle.

L’intelligenza artificiale applicata al giornalismo è “essenziale soprattutto in Italia” perché, in un mondo globalizzato, può ridurre lo svantaggio di esprimersi in una lingua – l’italiano – che ha un’audience limitata. A dirlo è Carlo D’Asaro Biondo, presidente Emea partnership di Google, durante il convegno “Giornalismo aumentato” in corso a Roma. “In Inghilterra e Usa anche il giornalista più scarso ha una audience di centinaia di milioni di persone per il solo fatto di scrivere in inglese”, osserva D’Asaro. L’Italia in questo è “svantaggiata” ma, con strumenti di intelligenza artificiale che consentono di tradurre le notizie in modo efficace in altre lingue, questo svantaggio si può ridurre. Con l’ingresso dell’AI nel giornalismo, “si guadagna in efficienza e si libera il tempo del giornalista, il cui ruolo nel sostegno alla democrazia e all’educazione resterà fondamentale”, evidenzia D’Asaro. Tuttavia “è importante conoscere e usare tali tecnologie”, e su questo lavora la Google News Initiative, un fondo che supporta la sperimentazione tecnologica nel settore dell’informazione e che finora ha finanziato 660 progetti nel mondo con circa 200 milioni. “Ci sono vari tipi di progetti, da quelli contro le fake news sviluppati tra gli altri dal Messaggero, a quello del Financial Times per migliorare gli abbonamenti conoscendo meglio i lettori”, spiega D’Asaro. “L’idea è di fornire non il pesce ma la canna da pesca. Siamo convinti che Investire su futuro e l’innovazione sia una cosa utile per tutti”.

A chiudere una conferenza ricca di spunti la premiazione dei tre progetti finalisti dell’Hackathon organizzato dall’agenzia ANSA insieme con Talent Garden, cui hanno partecipato studenti e giornalisti, esperti di programmazione e di marketing con la mission di sviluppare soluzioni per la lotta alle Fake News, il supporto al lavoro di redazione e, infine, la creazione di nuovi modelli di business.

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