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Positano. Imperdibile la mostra delle opere di Gianni Menichetti al “Mediterraneo”. Domani l’inaugurazione fotogallery

Positano. Sicuramente non c’è positanese che non conosca Gianni Menichetti. Le sue origini sono toscane ma quando nel 1958 giunse a Positano insieme a colei che è stato il grande amore della sua vita, l’artista australiana Vali Myers, si innamorò di questi posti magici e decise di non lasciarli più. Anche quando la sua compagna scomparve lui continuò la vita che prima facevano insieme, lontani dalla civiltà e senza sentirne la mancanza. Gianni è un artista, nel senso più completo del termine, un poeta, un eremita ed un grande amante della natura al punto di scegliere di vivere in una piccola casa nel Vallone Porto, immerso nel verde ed in compagnia dei suoi amati animali. Una scelta che dura da tanti anni e che lo rende un uomo libero, lontano dai fantasmi della modernità e della tecnologia. Una delle sue più grandi passioni è la pittura, che gli tiene compagnia nelle lunghe giornate solitarie e attraverso la quale Gianni esprime tutto se stesso, è il suo modo di comunicare con il mondo esterno. Le sue opere sono parte di lui, parlano di lui e della sua vita, lasciano trasparire tutto il suo mondo interiore attraverso forme, soggetti e colori. E ogni anno Gianni espone le sue opere, sia per farle conoscere alla gente e sia per ricavarne qualcosa attraverso la vendita, in modo da poter sostenere le piccole spese necessarie. Anche quest’anno non poteva mancare l’appuntamento con l’arte di Menichetti e domani venerdì 13 settembre ci sarà l’inaugurazione della sua mostra al ristorante “Mediterraneo”. L’esposizione durerà fino al 29 settembre. A riguardo dell’esposizione delle sue opere Gianni Menichetti afferma: «Questa mia mostra ritrae in otto miniature i momenti salienti della metamorfosi e del ciclo vitale della Salamandrina terdigitata, assai raro anfibio urodelo (cioè con la coda) endemico della nostra penisola, che da decenni proteggo con amore materno. Come ho già detto nel mio breve trattato su di lei, la Salamandrina: “è l’incarnazione del delicato e vulnerabile equilibrio di un ecosistema primevo, assediato dal lento ma inesorabile incedere dell’involutivo progresso umana. Come mi identifico con la rarissima creatura che amo, anzi venero come sacra! Anch’io, ormai mi sento come un animale in via d’estinzione.” Eppure mi sento fiero di aver protetto sino ad oggi questa misteriosa e magica creatura che per me è il simbolo del ‘canyon selvaggio’, il Vallone Porto, ove vivo da 48 anni».

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