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«Poca favilla gran fiamma seconda»: l’Istituto di Cultura Torquato Tasso di Sorrento apre una prestigiosa sede in Inghilterra

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La prof.ssa Daphne M. Grace, docente di Lecturer in English Literature, Deparment of Arts and Humanities dell’Università di Brighton, c’informa che ha dato vita a una sezione distaccata dell’Istituto di Cultura Torquato Tasso in Inghilterra. Ma cosa unisce gli inglesi al Tasso? Lascio che a parlarne sia Giampiero Giampieri : «Noi italiani, generalmente cattivi lettori, siamo conoscitori provinciali e superficiali dei nostri sommi poeti, i quali da Dante al Tasso sono i padri delle moderne letterature europee e divennero autori universali, presto apprezzati e imitati in tutta Europa. Nelle nostre scuole nemmeno si sospetta che razza di “faro” sia stato il Tasso nei secoli. Per trecento anni egli ha alimentato la fantasia degli artisti, olandesi, russi, croati, cecoslovacchi. La sua fortuna nell’Inghilterra elisabettiana fu tale che non è insensato avanzare una teoria come quella che ora andiamo a sostenere: il Tasso è l’archetipo, il modello, l’ispiratore di Hamlet. Nel 1584 Scipio Gentili dedica a Elisabetta I una versione latina della Gerusalemme liberata, pubblicata a Londra. Nel luglio 1594 la compagnia degli Admiral’s men rappresenta la seconda parte di un dramma, Godfrey of Bulloigne, la cui prima parte poteva essere il dramma Jerusalem, recitato dagli Strange’s men il 22 marzo e il 25 aprile 1592. Sempre nel 1594 Richard Carew fa stampare la sua traduzione inglese dei primi 5 canti della Gerusalemme col testo a fronte. Appartiene a questo periodo una testimonianza per noi fondamentale: a Londra ci furono numerose repliche di una commedia, purtroppo perduta, il cui titolo era Tasso’s Melancholy. In un inventario della compagnia troviamo menzionati Tasso’s Picture e Tasso’s Robe. Sappiamo inoltre che nel 1602 (quando Hamlet veniva rappresentato al Globe Theatre), Thomas Dekker revisionò il testo di Tasso’s Melancholy per una nuova messinscena. Che cosa sapevano del Tasso gl’inglesi dell’epoca? Da dove potevano attingere notizie? C. P. Brand ci informa che erano disponibili, per esempio, i due volumi di Lettere familiari pubblicate dal Licino nel 1588. Sta di fatto che fin dal 1584 qualcuno seguiva attentamente, dall’isola, la sorte e la produzione letteraria del recluso di Sant’Anna. Un tal Giovanni Castelvetro scriveva dall’Inghilterra al gentiluomo ferrarese Ludovico Tassoni e altri inglesi seguivano incuriositi la vicenda del Tasso. Gabriel Harvey, amico di Spenser, considerava esemplare quella follia. Anche in Inghilterra circolò assai presto la voce che voleva il poeta folle per amore di Leonora d’Este. Essendo tanta la celebrità in vita, è probabile che certi episodi clamorosi, dopo aver fatto il giro delle corti italiane, approdassero anche in Inghilterra. Mentre parlava con Lucrezia d’Este il Tasso, in un attimo di furore, scagliò un coltello contro un servo spione. Come resistere alla tentazione di accostare l’episodio alla scena in cui Amleto uccide quello spione di Polonio, nascosto dietro un arazzo nella camera di Gertrude? Come non avanzare l’ipotesi che l’avvenimento ferrarese, presente in Tasso’s Melancholy, fosse noto a uomini di teatro quali Thomas Kyd e Shakespeare? Nel 1600 esce la famosa versione integrale di Edward Fairfax, giudicata memorabile da lettori illustri. E già da tempo altri poeti ancora, di grande rilievo, guardavano a Tasso e alla sua produzione. Primo fra tutti sir Philip Sidney che, sembra, visitò Padova proprio per conoscerlo (ma non è certo che l’incontro sia avvenuto). Per The Duchess of Malfi (1614), a proposito della famosa “madmen scene” è stato fatto il nome del Tasso. Torquato Tasso, poetando come ha poetato, vivendo come ha vissuto, ha dato origine, oltre al suo personale, a un mito parallelo e autonomo. Non portando il suo nome, materializzandosi in Inghilterra e non in Italia, questo mito deve però a lui la propria nascita. Il Tasso è stato il primo artista moderno che, offrendosi in pasto agli altri, ha voluto rendere utile in senso, diciamo pure, didascalico il suo tormento. Ricordando quanto citato nel titolo da Dante nel I canto del Paradiso, con grande soddisfazione il Presidente Luciano Russo e il Consiglio di Amministrazione ribadiscono che «Accidere ex una scintilla incendia passim»: Divampano da una sola scintilla incendi diffusi , e che, quindi, sul meritevole esempio della prof.ssa Daphne M. Grace, altri nel mondo innalzino vessilli al Tasso e alla sua terra Natale.
Aniello Clemente
Cf. G. GIAMPIERI, Il Tasso tra gli elisabettiani. Ipotesi su Amleto, in http://www.nuovorinascimento.org/n-rinasc /saggi /html/giampier/tasamlet.htm, immesso in rete l’8 settembre 1997.
LUCREZIO, De rerum natura, libro 5, verso 609.

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