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LE MEMORIE DI ERNESTO FALCON DI ANNUNZIATA BERRINO video

Articolo aggiornato dagli inviati di Popsitanonews presenti all’evento.

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La Prof Berrino, in un incontro estivo, preannunciò in anteprima a Positanonews l’uscita imminente del volume che racconta la storia della famiglia Falcon che costruì il Mulino nel Vallone di Sorrento sotto Piazza Tasso. Nel testo si approfondisce una idea presentata in un saggio IMPRENDITORI STRANIERI NELLA SORRENTO DI PRIMO OTTOCENTO TRA INDUSTRIA E OSPITALITÀ.

L’appuntamento è per giovedi 12 settembre 2019 alle ore 19.00 presso la Fondazione Sorrento in Villa Fiorentino.

 

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Le memorie di Ernesto Falcon. Una famiglia dalla Francia a Napoli e Sorrento nel lungo Ottocento

Simulando una corrispondenza epistolare con le proprie nipoti orfane, Ernesto Falcon (1861-1950), autore del manoscritto inedito qui trascritto, ci racconta la storia della propria famiglia dal 1777 al 1930. L’autore ne offre una lettura politica ed economica, ripercorrendone i destini economici, le idee politiche, i rapporti matrimoniali, e offre, al contempo, un importante contributo alla riflessione sul periodo risorgimentale e sulle sue intrinseche contraddizioni.
Memorie di zio Ernesto è il titolo di un documento inedito del 1931, conservato in un archivio privato; l’autore è Ernesto Falcon, un militare di carriera vissuto tra il 1861 e il 1950, che ricostruisce la storia della propria famiglia dal 1777 al primo conflitto mondiale in una lunga memoria in stile epistolare, indirizzata a due nipoti orfane, Elvira e Ida, figlie di suo fratello Alfredo. La narrazione ripercorre ben quattro generazioni, che si dispiegano lungo l’intero Ottocento; prende avvio dagli anni del governo francese a Napoli, attraversa la Restaurazione borbonica e i moti del 1848, per finire con i decenni successivi all’unificazione italiana.
Nelle Memorie è la famiglia a essere centrale; una famiglia che presenta un’anima doppia: da una parte al servizio dei Borbone restaurati e dall’altra espressione del più avanzato liberalismo.
Nel lungo Ottocento figure di diverso orientamento politico e di diverso impegno e destino economico vivono l’accelerazione della mobilità tra diverse dimensioni, partecipando così a uno dei grandi caratteri dell’epoca: dal locale al nazionale, al globale: dalla Francia al Regno delle Due Sicilie all’Italia unita, dall’Europa alle Americhe, dalla grande città di Napoli alla piccola stazione di soggiorno di Sorrento.Maria Ercolano è docente di ruolo di materie letterarie nella scuola secondaria. È autrice di articoli di storia locale e di storia sociale ed è socia del Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
Annunziata Berrino, Presentazione
Parte I
Maria Ercolano, Una famiglia dalla Francia a Napoli e Sorrento nel lungo Ottocento
(Una storia di famiglia: le Memorie di zio Ernesto; Dalla Francia a Napoli; La continuità del nucleo filoborbonico; L’anima liberale; I Falcon verso la fine dell’Ottocento; Da Napoli a Sorrento: i Falcon a Villa La Rupe; Conclusioni; Fonti e bibliografia)
Annunziata Berrino, Imprenditori stranieri nella Sorrento di primo Ottocento tra industria e ospitalità
(Introduzione; Alla scoperta dei dintorni di Napoli; L’arrivo a Sorrento dei coniugi Falcon-Sicard; La famiglia Falcon a Napoli; Le attività dei Falcon-Sicard a Sorrento; Conclusioni; Fonti e bibliografia)
Parte II
Avvertenze
Memorie di zio Ernesto Falcon. Lettere scritte alle sue nipoti Elvira Mauke-Falcon e Ida Falcon dal 5 novembre 1930 al 3 luglio 1931
Bibliografia
Apparato iconografico.

 

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IMPRENDITORI STRANIERINELLA SORRENTO DI PRIMO OTTOCENTOTRA INDUSTRIA E OSPITALITÀ

di  Annunziata Berrino

  1. Introduzione

È noto che a partire dal secondo Settecento la città di Napoli fu tappa diviaggio a carattere culturale, artistico e scientifico e destinazione di soggior-no climatico di prima importanza nella geografia euro-mediterranea. Era cittàcapitale di un regno la cui dinastia dei Borbone, insediata negli anni Trentadel Settecento, operava con atteggiamento illuminato, anche se non semprecoerente, governando in una compagine complessa di istituzioni, società edeconomia che presentava ampie sacche di arretratezza. Si trattava di contrad-dizioni palesi, che la cultura nord europea non mancò di rimarcare e che eb-bero inevitabili riflessi anche nella pratica del viaggio e del soggiorno.Viaggiatori e soggiornanti trovavano a Napoli numerose attrazioni e unaricca offerta di servizi di ospitalità; facevano dunque base in città, da dovepartivano per una serie di escursioni. Esploravano infatti le regioni imme-diatamente circostanti: in direzione nord, verso i Campi Flegrei – di anti-chissima attrazione – e in direzione sud, verso l’area vulcanica dominatadal Vesuvio; come altrove, la spinta era data da curiosità e cultura scientifi-ca, naturalistica e antiquaria. In entrambe le aree il viaggio scientifico e ilviaggio antiquario si combinarono, ma nell’area vesuviana questi interessifurono ancora maggiori, perché conoscere la natura delle eruzioni potevaanche aiutare a comprendere quel fenomeno che nel 79 d.C. aveva sepoltointere città, come Ercolano, Pompei e Stabia.I viaggiatori del Settecento, proprio in virtù dei loro interessi esplorativi,avevano presentato un chiaro atteggiamento cognitivo: studiosi, eruditi ecollezionisti avevano analizzato territori e si erano spinti a conoscere e va 28

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lutare fenomeni naturali, culture e ambienti in un raggio sempre più ampio,in alcuni casi esteso alle regioni meridionali e alle isole. Quella mobilitàinternazionale e interna al regno si era un poco rallentata negli anni dei ri-volgimenti politici e delle guerre napoleoniche, ma fu la prima a riprenderevigore all’indomani del congresso di Vienna, grazie alla ben nota e fitta retedi relazioni personali che collegavano gli scienziati di tutta Europa.A partire dall’Ottocento il movimento di viaggiatori tra i Paesi europei,tra i diversi Stati che componevano la Penisola italiana e dunque a Napolipresentò nuove componenti e nuovi caratteri. La modernità si diffondeva, pe-netrando con maggiore incisività; era coinvolgente e generava una moltipli-cazione di iniziative e di soggetti dai profili sociali ed economici molto di-versi. Contemporaneamente anche il canone romantico penetrava in manierainarrestabile, nonostante alcune chiusure e incomprensioni da parte italiana; iviaggiatori era portatori e diffusori di una componente sensitiva, che comple-tò e in alcuni casi andò a sostituire pienamente l’atteggiamento cognitivo. Sitratta di trasformazioni che coinvolsero l’intera cultura europea e chel’etnologo Orvar Löfgren, a questo proposito, opportunamente, ha sintetizza-to, riprendendo un’espressione dell’artista e scrittore svedese Jonas Carl Lin-nerhielm (1758-1829): «Viaggio per vedere, non per studiare»

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.Ai primi dell’Ottocento avvenne dunque un profondo mutamento dellacultura del viaggio e del soggiorno, che si accompagnò all’ampliamentodella partecipazione e alla diversificazione dei profili sociali dei viaggiato-ri, al rafforzamento della presenza femminile, a un inedito atteggiamentodiportistico e a una prima strutturazione e standardizzazione dei servizi.Nel golfo di Napoli questo mutamento spinse viaggiatori e soggiornantia lasciare con sempre maggiore frequenza l’ambiente urbano e a incammi-narsi più a sud della città, in cerca di paesaggi, di sensazioni ed emozioni.

  1. Alla scoperta dei dintorni di Napoli

Nei primi decenni dell’Ottocento Napoli cominciò ad essere la base dipartenza per escursioni sistematiche verso altre località del golfo. I flussi siindirizzarono soprattutto in direzione sud della città, verso un’area vastache comprendeva l’ansa meridionale del golfo: la cittadina di Castellamma-

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Löfgren (2001), p. 17

Imprenditori stranieri nella Sorrento di primo Ottocento

 

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re, la Penisola sorrentina e l’isola di Capri; procedendo in direzione di No-cera, si toccava Cava de’ Tirreni, per poi proiettarsi sulla Costiera amalfita-na, fino a Salerno e Paestum, che rappresentava il punto più a sud prima delrientro a Napoli.Molta parte dei viaggiatori faceva tappa a Castellammare, dove il re avevauna residenza e dove, già negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, c’era unadiscreta offerta di servizi di ospitalità, essendo divenuta una località ambita efrequentata da regnicoli e stranieri che gravitavano intorno alla corte

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.La letteratura disponibile assegna molta importanza alla realizzazionedei collegamenti ferroviari e stradali: nel 1840 la tratta ferroviaria Napoli-Portici venne infatti prolungata a Castellammare e contemporaneamenteCastellammare fu collegata alla Penisola sorrentina mediante una stradacarrabile. La migliore accessibilità contribuì certamente, qui come altrove,ad aumentare il numero degli arrivi, perché la circolazione delle informa-zioni tra i viaggiatori di diporto sull’apertura delle tratte ferroviarie avven-ne in tempo reale. Leggiamo dal diario di un viaggio in Europa effettuato aiprimi degli anni Quaranta da una giovane siciliana:

Per la strada di Ferro volsi a Castellammare, paese molto ameno in lieta po-stura con deliziose passeggiate. Di là mi condussi a Sorrento, ove i bei punti diveduta incantano i viaggiatori, patria veramente degna del Tasso, nella qualevedesi tutt’ora il suo palazzo. Quindi dirizzandomi per la via medesima di fer-ro, feci ritorno a Napoli

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La «strada di ferro» consentì di arricchire il soggiorno a Napoli con ve-loci escursioni subito codificate. Tuttavia, come abbiamo detto, in realtà laPenisola sorrentina e Sorrento in particolare erano già state individuate daiviaggiatori di secondo Settecento e dei primi decenni dell’Ottocento, in par-ticolare dagli scienziati prima e successivamente dai romantici, artisti e let-terati. La documentazione su cui si basa questa periodizzazione è stermina-ta e tocca ogni genere di produzione culturale: dal resoconto scientifico allaguidistica, dalla lirica al carteggio.I primi ad arrivare furono gli scienziati. Ricordiamo tra i tanti, ScipioneBreislak (1750-1826), vulcanologo e naturalista italiano di origini svedesi,che visitò la Penisola sorrentina e ne descrisse la natura vulcanica negli ul-timi anni del Settecento; come altri scienziati presenti a Napoli, Breislak fu

2  Berrino (2014), pp. 22 e ss.

3 Carafa (1844), p. 22.

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Annunziata Berrino

impegnato politicamente, e partecipò alla Rivoluzione partenopea del 1799.Sugli itinerari tracciati dagli studiosi si incamminarono subito dopo artistie letterati. La documentazione più convincente è sicuramente quella icono-grafica. A partire dagli ultimi anni del Settecento furono realizzati migliaia didisegni, di immagini a stampa, di quadri che avevano per soggetto vedute delpaesaggio della Penisola e di Sorrento in particolare. Se fino a metà Settecento la rappresentazione del piccolo centro urbano aveva avuto utilità politica e militare e pertanto aveva insistito sul disegno fortificato dell’insediamento urbano arroccato sul mare

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, dalla fine del secolo si registrò un mutamento diinteresse proprio sul costone tufaceo: non fu più visto come elemento difen-sivo, e nemmeno più come oggetto di interesse scientifico vulcanologico,bensì, assieme al mare, come pura materia paesaggistica. Citiamo solo i nomidi Anton Sminck van Pitloo (1791-1837), di Teodoro Duclère (1816-1867) oancora del russo Sil’vestr Šchedrin (1791-1830) o del tedesco Carl WilhelmGötzloff (1799-1866) tra i tanti pittori che scelsero di trascorrere parte della propria vita proprio a Sorrento nei primi decenni dell’Ottocento.Quella produzione artistica e iconografica, che è oggi testimonianza diquel processo acquisitivo di luoghi e momenti, circolò velocemente e operò naturalmente anche da alimento dell’immaginario occidentale. Fu parte diun’intensa stagione artistica ed editoriale che diede vita tra l’altro al generedei cosiddetti viaggi pittoreschi nel Sud, che la cultura e l’editoria napole-tana arricchirono di opere proprio nella prima metà dell’Ottocento

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.Quanto ai letterati, in quegli stessi anni Sorrento fu meta di pellegrinag-gio di uomini di cultura e scrittori che si recavano a quella che fu individua-ta come la casa natale di Torquato Tasso (1544-1595). Il flusso fu inarre-stabile perché alimentato dalla fortuna crescente del grande poeta del Cin-quecento nella cultura romantica: Tasso era il poeta sensuale, che aveva an-ticipato nella sua poetica i temi che il sentire romantico aveva più cari: larinuncia eroica, la ribellione forsennata, l’ombra della morte e del dolore.Vittorio Alfieri (1749-1803), raccontando dei suoi «pellegrinaggi poetici»,fece riferimento a quattro luoghi: al sepolcro di Dante Alighieri a Ravenna,alla casa e alla tomba di Petrarca ad Arquà, alla tomba di Ludovico Ariostoa Ferrara e alla tomba di Tasso a Roma, assieme alla casa natale del poeta aSorrento, che visitò nel 1782 nel corso di uno dei suoi soggiorni a Napoli.

4  Buccaro e de Seta (2006); de Arcangelis (1995).

5  Lenza (2012), pp. 149 e ss.

Quella del Tasso più volte l’avea visitata in Roma; così la di lui culla inSorrento, dove nell’ultimo viaggio di Napoli, mi era espressamente portato adun tale effetto. Questi quattro nostri poeti, erano allora, e sono, e sempre saran-no i miei primi, e direi anche soli, di questa bellissima lingua

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.

Allo stato delle ricerche, non è facile documentare l’arrivo a Sorrento diquanti risposero a quel richiamo, ma è noto che Tasso fu un vero e propriocult per l’Ottocento romantico.A seguire, Sorrento penetrò ben presto nella divulgazione. MarianaStarke (1762-1838), viaggiatrice e autrice di guide, descrisse in ogni detta-glio e con molta emozione la destinazione Sorrento ai suoi lettori

travel-lers

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, attribuendole due specificità: era una sorta di oasi di tranquillità ri-spetto al movimento e al rumore di Napoli ed era la culla del poeta Torqua-to Tasso. La guidistica successiva riprese e riprodusse all’infinito questidue caratteri individuati dalla scrittrice inglese, ma al di là del fenomenoculturale, Sorrento venne realmente sempre più cercata e visitata.Se, superato lo spartiacque delle guerre napoleoniche, il numero deiviaggiatori che arrivarono nella città di Napoli aumentò in assoluto

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, unapercentuale sempre più consistente si spinse verso sud, sugli itinerari trac-ciati da scienziati, artisti e letterati. Fu questa domanda, dai caratteri moltomoderni, a sollecitare l’allestimento di servizi standardizzati, che comun-que consentissero di avere esperienze libere e individuali sul territorio. Seb-bene i nuovi ospiti non chiedessero lusso vacuo di carrozze e specchiere,tuttavia erano in cerca di benessere, un benessere ambientale, ma anche ma-teriale, e su questo fece gioco la struttura sociale ed economica della citta-dina, la cui natura demaniale aveva costituito certamente un contesto favo-revole per scambi e investimenti. L’assenza di sacche di depressione e didisagio sociale – elementi più volte registrati e lamentati nelle cronache diviaggio nella capitale napoletana – contribuì senza dubbio a incoraggiaregli arrivi. In una prima fase, databile ai primi tre decenni dell’Ottocento, letestimonianze del tempo documentano tre tipi di ospitalità: prima di tutto lelocande, nelle quali trovavano posto soprattutto gli artisti, e tra tutte la più nota fu la  Rosa Magra

; quando le poche locande erano al completo, veni-vano offerti degli appartamenti modesti nel centro abitato; infine, per una domanda più esigente, alcuni mediatori locali sistemavano i diversi ospiti che arrivavano in Penisola tra case o strutture ex conventuali. Nel corso de-gli anni Quaranta il numero delle ville private opportunamente attrezzate eofferte in affitto aumentò tanto da costituire il nerbo dell’ospitalità in Peni-sola Sorrentina. Nei primi anni Cinquanta le ville più confortevoli e prospi-cienti il mare iniziarono ad essere impegnate dai principi Borbone. In parti-colare Leopoldo di Borbone (1813-1860), protettore di artisti, artista eglistesso, critico del reazionarismo borbonico e di posizioni liberaleggianti,amò profondamente l’area sorrentina, tanto da acquistarvi nel 1853 una te-nuta sul mare a Sant’Agnello, dove costruì una splendida villa, consacrandocosì il successo dell’intera Penisola.È interessante allora tentare un approfondimento e incrociare fonti di diver-sa natura per cercare di ricostruire almeno qualche parte dei contesti sociali,economici e culturali ai quali appartenevano e nei quali si mossero sia gli ospi-ti, sia le figure ospitanti, che diedero vita a quella fase del viaggio e del sog-giorno che oggi consideriamo un anello di congiunzione tra l’esperienza sette-centesca e quella che, dalla metà dell’Ottocento, sarà definita turismo.Nei prossimi paragrafi analizzerò la vicenda di una delle famiglie chenegli anni Quaranta, tra le prime, concepirono la pratica dell’ospitalità co-me una forma di investimento e che, nel quadro di una più ampia attivitàd’impresa, allestirono a Sorrento una residenza per alloggio di forestieri.

  1. L’arrivo a Sorrento dei coniugi Falcon Sicard

Tra i temi ricorrenti nell’iconografia di Sorrento nei primi decenni dell’Ottocento ritroviamo la casa del Tasso e il cosiddetto vallone di Sorrento. Entrambi individuati dalla sensibilità romantica, questi luoghi furono pre-sto fatti oggetto di attività economiche: la casa del Tasso ai primi degli anni Cinquanta divenne parte di un hotel, mentre il vallone già a fine anni Trenta era acquistato da una giovane coppia napoletana di origini straniere, che vi impiantò una serie di attività imprenditoriali, anch’esse collegate all’offerta di ospitalità. Ma andiamo con ordine. Negli anni Trenta dell’Ottocento tale Andrea Della Noce, membro di una delle più antiche famiglie del patriziato sorrentino, era gravato da debiti che gli avevano prodotto pesanti ipoteche su una serie di proprietà immobiliari a Sorrento. Il Tribunale civile di Napoli ema-nò allora una sentenza che destinava i beni Della Noce alla vendita all’asta.

Tra le offerte vi fu quella dell’ingegnere Enrico Falcon (1810-1868) e disua moglie Joséphine Sicard (1819-1851?). Nel novembre 1842 la coppiaFalcon Sicard si aggiudicò dunque un vasto terreno agricolo e una villa col-locati al di fuori delle antiche mura che ancora proteggevano Sorrento; laproprietà inglobava proprio il vallone più volte raffigurato nelle vedute diprimo Ottocento. Vi correvano corsi d’acqua che dalle colline andavanoverso il mare, attraversando e scavando un alto banco tufaceo. Il tutto fuaggiudicato ai Falcon Sicard per poco più di 7.000,00 ducati.Al momento dell’acquisto della proprietà a Sorrento, Enrico aveva tren-tadue anni ed era architetto ingegnere. Era giovanissimo, ma era già statovicedirettore della costruzione della prima linea ferroviaria del Regno: laNapoli-Portici. Lei, Joséphine, era figlia di Giorgio Sicard, console genera-le dei Paesi Bassi a Napoli, imprenditore impegnato nello sviluppo dellecomunicazioni marittime a vapore e della napoletana Giuseppina Politi. En-trambi dunque provenivano da milieu d’impresa stranieri impiantati nelRegno delle Due Sicilie, rivolti decisamente all’impiego della tecnologiapiù avanzata nei sistemi di trasporto, per mare e per terra.Dopo l’acquisto della proprietà a Sorrento i due coniugi continuarono arisiedere nella capitale, nel prestigioso Palazzo Salerno, prospiciente lapiazza di Palazzo Reale, ma la villa sorrentina non fu per loro una sempliceresidenza di villeggiatura. L’ingegnere Falcon vi immaginò e realizzò nuo-ve imprese, mentre sua moglie vi impiantò un «nobile albergo» nel qualeospitare forestieri. In accordo con quanto accadeva in altri spazi europei,entrambi dunque vi proiettarono la propria visione del mondo, le proprierelazioni e i propri interessi 9..Vale allora la pena conoscerli più a fondo e cercare di ricostruirne ilprofilo sociale, culturale e politico.

La famiglia Falcon a Napoli

L’ingegnere Falcon era figlio di tale Clemente Falcon (1777-1860) 10

;questi, originario di Nizza era arrivato a Napoli negli anni del governo

 

  1. La famiglia Falcon a Napoli

L’ingegnere Falcon era figlio di tale Clemente Falcon (1777-1860)10 ;questi, originario di Nizza era arrivato a Napoli negli anni del governo9  Lesur (2005), passim.

10 Negli stessi anni è presente a Napoli anche un cugino di Clemente, più giovane: Giu-seppe Falcon, nato nel 1796, che il 31 agosto 1818 chiese e ottenne di essere naturalizzatonel Regno delle Due Sicilie. Le memorie di famiglia raccontano che, per distinguersi dal

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