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Ancelotti, rilancio immediato dopo   il ko con la Juve – Show degli azzurri Samp intimidita  e snaturata  -Martedì 17 il via Napoli-Liverpool su Canale 5 foto

Eusebio Di Francesco è fortemente in bilico. La terza sconfitta consecutiva della Samp, con 9 gol subiti, complica l’avventura sempre più. Il presidente Ferrero, nel frattempo, prova a seminare serenità: «Un avvio shock? Io non sono sciocco e non lo è neanche Di Francesco. C’è un allenatore nuovo e i ragazzi sono bravi».
Nel frattempo, continua a essere in copertina anche il caso della cessione della società: Vialli sta cercando casa a Genova e Garrone ha annunciato di essere disponibile a intervenire nella nuova cordata. «La società è forte ed è presente: io sono qua – dice Ferrero lasciando il San Paolo – Siamo una grande squadra, siamo la Samp: ogni giorno leggo il giornale e mi diverto, bisogna sempre essere informati. Se c’è qualcuno che desidera la Sampdoria sono qua: sarei molto felice se fosse Vialli, si presentasse e ne parliamo. Ormai questa storia è diventata una tarantella». E ancora: «Sì, è diventata una tarantella e non deve essere un alibi per nessuno: io ci sono». Dopo la lettera d’intenti non è accaduto più nulla? «E’ successo che la signora ha mandato la lettera e io le ho detto di essere sposato».

Napoli-Sampdoria 2-0:
Applausi La Penna Ecco perché il 2-0 è due volte buono
 
Grande sostanza, equilibrio, “tradito” dall’assistente Prenna sul gol inizialmente annullato a Mertens (però, una chiacchiera via auricolare la si poteva tentare, benedetto Var), un compendio del regolamento sull’inversione della rimessa laterale (Rigoni guadagna molti metri, c’è qualcuno che ancora la fa rispettare?) e su quando si deve fermare il gioco (il missile di Mertens colpisce Murillo in pieno volto, da ko). La partita di Federico La Penna è tutta qui. Non è poco… La sua gara è quasi perfetta nei numeri: appena 16 falli (6 a 10), quattro ammoniti, tutti nel primo tempo (con 9 falli fischiati), tanto per mettere le cose in chiaro. 

 MAI OFFSIDE 

 Unica situazione da approfondire: il 2-0 di Mertens, inizialmente annullato da La Penna, colto di sorpresa (arriva molto dopo la segnalazione) dall’indicazione dell’assistente numero due, Prenna. Non può mai essere fuorigioco perché: a) sul tocco di Mario Rui (ammettendo che possa essere considerato una giocata quello successivo di Ekdal), Llorente è tenuto in gioco da Ferrari; b) ammesso che Prenna non abbia colto l’incrocio fra lo spagnolo e il difensore, quella di Ferrari è una giocata a tutti gli effetti. Forse, con una maggiore comunicazione… 

Doppietta, traversa, la sfida per il titolo alimentata attraverso un calcio di rara bellezza. Il Napoli incanta il San Paolo anche con la giovanissima stella Elmas
 
    Il vecchio e il bambino: un’ora e mezza a osservarli, nella loro leggiadra bellezza, per chiedersi cosa sia il calcio senza il talento. E mentre il San Paolo si rimette a cantare, rapito da quella genialità sfusa, Mertens & Elmas restano con gli occhi spalancati per riveder se stessi. Napoli-Sampdoria è il poster di generazioni che si incrociano, un manifesto d’eleganza che sfila in 90′ in cui è inevitabile restare (persino) incantati dal “vecchio”, trentadue anni compiuti da quattro mesi, e dal “bambino”, venti anni tra nove giorni, artisti un po’ naif d’una notte che appartiene a entrambi. Il calcio nella sua espressione più raffinata è nei gesti, nelle movenze, nell’eleganza di quell’enfant prodige che Ancelotti lancia in mezzo al campo: e sono tunnel e veroniche e cambi gioco e di passo che stordiscono. Al resto pensa Sua Maestà, il prossimo Re del gol di novant’anni di Napoli, che provvede con una doppietta e una traversa a rappresentare l’ampiezza del bomber, dolce e perfido. 

  
Spumante. Napoli-Sampdoria è da applauso, nonostante le rivoluzioni di Ancelotti (quattro volti nuovi rispetto a Torino, con tre debuttanti dall’inizio) e Di Francesco (che rinuncia a se stesso, dopo aver imbarcato troppi gol, e si lancia su una insolita difesa a tre): ci sono le emozioni, le intuizioni, l’interpretazione singola e collettiva e poi anche le ombre, perché esistono pure quelle. Il Napoli è esagerato, soprattutto nella ripresa, lascia alla Samp solo uno scampolo della fase iniziale (in cui Meret si catapulta su Ferrari) e poi quella finale del primo tempo (per rifiatare). Poi è esibizione anche assai plastica, certo divertente, di un copione che richiede palleggio, movimento, irruzioni e blitz.  
Per un po’, solo per un po’, sembra che ci sia equilibrio, che la difesa a tre dia alla Samp garanzie, demolite però subito dalla capacità di aggiramento altrui, dalla semplicità con cui il Napoli va da sinistra a destra, cioè da Lozano a Di Lorenzo, per chiuderla in mezzo, con il tap in di Mertens. E’ un avvio frizzante, una spruzzata di spumante, che ubriaca la Sampdoria, la lascia ondeggiare per una decina di minuti (Elmas a un niente dal raddoppio, traversa di Mertens), prima che Di Francesco scuota una squadra che sparisce sul capolavoro di Meret per cancellare il contropiede (da angolo) di Rigoni. 
 
DOMINIO. Il Napoli che Ancelotti sta inseguendo emerge nella ripresa, quando s’accorcia per allungarsi, quando Elmas strapazza la mediana e se ne va tra le linee, quando Zielinski entra nella partita compiutamente, lui con Fabian, e non ci sono più confronti, ma solo superiorità estrema. E se per caso al San Paolo dovesse venire il sospetto che certe partite, nella loro sciccosa modernità, vadano chiuse, c’è sempre Mertens che sa come si fa per togliersi la paura (?) da dosso e il destino che sul destro provvede a far deviare a Ferrari un pallone un po’ birbante. Ma prima ci sono state anche altre cose, per esempio la padronanza di una squadra che sente di avere talmente tanta qualità da cui abbeverarsi e contro la quale si disperano assai Quagliarella e un po’ Ekdal, irriducibili come vorrebbe esserlo Di Francesco, al quale è chiarissimo cosa manchi alla sua squadra: un pizzico di stima in se stessa, quella personalità a cui si potrebbe arrivare attraverso un calcio che invece ha rifiutato, niente 4-3-3 ma 3-4-1-2, la disperazione di chi sente il terreno sgretolarsi mentre il Napoli corre libero, nella sua autorevolezza, nella fiera allegria di un “vecchietto” (ma si fa per dire) e di un bambino. Il calcio è dei piedi buoni. 

fonte:corrieredellosport

 
 

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