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Sorrento / Massa Lubrense la morte di una ragazza non ferma il luna park

Sorrento / Massa Lubrense la morte di una ragazza non ferma il luna park. Una bella riflessione di Galano, dalla Penisola sorrentina alla Costiera amalfitana, dove è scomparso Pietro a Praiano, il divertimento da Amalfi a Minori e Maiori, Ravello e Positano, non si è fermato, lo stesso nella Penisola.
Ecco ol post
“scrivo di storia e di cultura: raramente sconfino in campi così “minati” come quelli dove si intrecciano tragedie umane e sentimenti popolari. Ma ne ho sentito l’esigenza: ve lo confesso. È tragicamente morta, per colpe che io non posso giudicare, una ragazza più o meno della mia età: massese e soprattutto giovane. Ma a pochi sembra interessare. Oltre la solita retorica, vuota e di breve durata, nessuna istituzione ha sentito il bisogno di invitare alla riflessione, al lutto: né la Chiesa Cattolica né i nostri “civici amministratori”. Qualche evento è stato sospeso, qualche altro, paradossalmente no: ma il lutto si sa, è un sentimento variabile e personale. Per cui ci si adegua: una giovane vita spezzata tragicamente, ma il Luna Park non si ferma, il business non si ferma, la macchina del divertimento impazza. Alla fine, come dicevano gli antichi, “o’cazz è di chi mor”. Cosi ci continuano a divertire: il nostro cuore si è indurito all’inverosimile. E intanto in me cresce una consapevolezza: i morti si dividono in due categorie, quelli di serie A e quelli (molti di più) di serie B. Riposa in pace… Gennaro Galano “

Commenti

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  1. Scritto da Giuseppe Castellano

    Più che di giostra impazzita, io parlerei di una società in cui veramente si è perso ogni valore.Intendiamoci bene la colpa è nostra, di noi genitori. In particolare per le nuove generazioni(i n/s figli) a cui non sappiamo più trasmettere i valori oramai persi, per cui se non ci si fà almeno un tatuaggio e non si fà uso di alcool e droghe tirando a far mattino in discoteca, allora non si fà tendenza, o meglio, non si è “omologati” agli altri.
    Poi, che il mondo sia diviso in “caste” con morti(e soprattutto con viventi) di serie “A” oppure “B” ebbene questo, ahimè, c’è sempre stato e, purtroppo, continuerà ad esserci fino alla notte dei tempi.
    Altrimenti oggi non staremmo a rivendicare una società con più meritocrazia nel lavoro, più onestà morale ed intellettuale in politica, nelle scuole ed ovunque nel sociale, più rispetto della vita, del prossimo e di se stessi. Ecco, forse se riuscissimo a far capire bene ai n/s figli almento il concetto del rispetto di noi stessi del prossimo e della vita in generale, forse così potremmo finalmente cominciare ad annoverare qualche giovane “vita spezzata” in meno.
    Parafrasando il detto antico(senza per questo voler essere tacciato di blasfemia o mancare di rispetto a chi è vittima di serie A o di serie B), preferirei di più sovvertire l’ordine e dire che: “il problema è di chi resta e non tanto di chi se ne và”.