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L’ASSUNTA TRA FEDE E CULTURA IN PENISOLA SORRENTINA AMALFITANA fotogallery

La devozione popolare per la Madonna Assunta in Penisola sorrentina amalfitana è forte e sentita, lo dimostrano le celebrazioni e i i festaggiamenti che le vengono tributati. Abbiamo raccolto qui una serie di annunci a 360°, che spaziano tra le Diocesi di Amalfi Cava e Sorrento Stabia. Da Sant’Agata sui Due Golfi a Erchie , da Positano a Sorrento, da Massa Lubrense a Maiori e Minori. E’ un tripudio di Fede, Cultura , Storia e Tradizioni.  Nella maggior part dei casi accanto alle celebrazioni liturgiche troviamo sagre, spettacolari fuochi e concerti . Monsignor Orazio Soricelli vescovo di Amalfi Cava il 14 agosto sarà a Positano e in serata a Erchie, il 15 agosto, sarà a Positano per la processione. Mentre Invece Don Francesco Alfano Monsignor vescovo di Stabia Sorrento, il 14 agosto aspetterà l’alba nel Santuario di San Michele a Faito   e alle 19.30 a Casarlano. Il giovedi 15 agosto sarà a Gragnano nella Parrocchia di Santa Maria Assunta e nel pomeriggio all’Annunziata di Vico Equense. Di grande suggestione il culto e la processione della Dormitio Mariae, nota nella memoria collettiva popolare sorrentina come la processione della Madonna morta. Chiude l’articolo il racconto di Ciro ferrigno dedicato all’Assunta.

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L’ASSUNTA    Racconto di Ciro Ferrigno

Dopo la Pasqua ed il Natale, quella dell’Assunta è sicuramente la festa religiosa più importante dell’anno liturgico e ben lo sapevano i nostri avi che aspettavano il 15 agosto con gioia, nei giorni della grande calura, quando sembra che tutto l’universo si fermi attonito, in attesa di un poco di vento o di una improbabile pioggia ristoratrice.
Anche quando la vita scorreva lenta e sonnolenta, nelle nostre contrade le persone già amavano riunirsi la sera per far tardi e godere la frescura che poco alla volta si faceva sentire, come preannunzio della notte. Erano i giorni dei rosari cantati nei cortili delle case coloniche, presso i pozzi e i lavatoi, dove le persone di una certa età, sedute comodamente sulle sedie impagliate, davano inizio ad un canto rituale, spesso tramandato di generazione in generazione.
Erano rosari lunghi, tante volte in un dialetto arcaico con un motivo semplice e cantilenante, omaggio alla vergine Assunta, la più grande tra tutte, la più antica, la più venerata, sommatoria di tutti i titoli con i quali invochiamo la Madre di Dio. La Madonna di Galatea è l’Assunta in cielo, proprio perché “di Galatea” è un titolo antichissimo. L’Assunta è la regina del mondo rurale e pastorale, delle montagne, dei cieli stellati e tersi di agosto. È il primo essere terrestre a raggiungere il paradiso in carne ed ossa, antesignana di una umanità che ha il cielo nel proprio destino.
Il rosario cantato durava del tempo, la gola si seccava, veniva l’appetito e la voglia di mangiare e di bere veniva soddisfatta affettando l’anguria, calata nella cisterna perché diventasse ghiacciata; la vigilia la si mangiava per devozione, col pane. Per il giorno della festa le donne e le suore del Monastero preparavano le melanzane e le pere con la cioccolata, nelle bocche dei forni rosse per i carboni ardenti. Non dovevano mancare a tavola i fichi vottati primaticci.
Ma assieme alla penitenza, ossia mangiare solo pane ed anguria, la vigilia era un momento di festa grande per i falò, che si vedevano in cerchio su tutte le colline alte sulla piana. Falò bellissimi per illuminare la notte ed indicare alla Vergine le vie del cielo. Non mancavano i “fucarazzi” nei vari rioni, ce n’erano a Gottola, a Cassano, a Madonna di Rosella, a Santa Margherita e, ovunque intorno, giochi, grida, chiacchiere e preghiere e l’immancabile anguria a sbafo per tutti.
L’alba del giorno di festa era uno scampanio che da Mortora, da Alberi si spandeva intorno, chiamando i fedeli ancora dormienti al risveglio, dopo la lunga vigilia finita solo da poche ore, nel cuore della notte.
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno
Le foto sono di Ferdinando Guida Gambardella, che ringrazio vivamente.

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