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Lo Scaricatoio , una bellezza nascosta fra rocce e mare

Di Ciro Ferrigno

Piano di Sorrento verso Positano . Oggi lo Scaricatoio, la marina dei Colli di San Pietro, dove la parrocchia di Trinità tocca il mare, si presenta come una spiaggia, per lo più scogli e un modesto arenile, con qualche casupola, barche di pescatori ed attrezzi per la pesca: reti, corde e qualche lampara. La macchia mediterranea, più volte incenerita da devastanti incendi estivi, arriva fin quasi al mare e offre splendide fioriture nei mesi primaverili. L’arenile è preso d’assalto in estate da barche e gommoni, motoscafi e quant’altro, specie nei fine settimana, mentre sono ben pochi quelli che affrontano il lungo e faticoso sentiero che scende a capofitto dai Colli nel pendio sassoso scosceso, quasi sempre esposto ai raggi del sole cocente, fin dalle prime ore del giorno.

Quello, che ai giorni nostri appare un modesto arenile tra massi giganti e scogli che affiorano dall’acqua marina d’un magnifico colore turchino, doveva essere ben altro in epoche remote, un luogo che il nome stesso indica atto al carico e scarico di merci e persone, provenienti dal Sud e più genericamente dal Levante. Avrà mai avuto lo Scaricatoio o Scaricatore moli e banchine per assolvere al compito di imbarco e sbarco, carico e scarico? Non esistono documenti al riguardo ma solo sprazzi di vicende assai antiche, sulle quali è sceso il velo del tempo.Doveva certo essere un approdo sicuro, l’ultimo, prima di affrontare i pericoli degli scogli delle Sirene e le terribili correnti del promontorio di Minerva, per noi, oggi, Punta della Campanella.

Le ipotesi sono due: le banchine potrebbero essere state distrutte dal maremoto, ai tempi della regina Giovanna, nel 1343 che diede il definitivo colpo di grazia all’Amalfi gloriosa del Medioevo. Allora gran parte della città andò distrutta e gli arsenali vennero irrimediabilmente danneggiati e resi inservibili. L’altra ipotesi, più probabile, vedrebbe la distruzione di un arcaico imbarcadero in legno, in seguito a qualche forte mareggiata, evento frequente nel turbolento golfo pestano.

Certamente il sito è stato frequentato fin dalla preistoria, dagli abitanti delle tante caverne del territorio che hanno restituito testimonianze della presenza umana in quelle epoche remote. Accanto alla figura del pescatore, sempre e comunque presente allo Scaricatoio, i millenni hanno visto tante civiltà diverse a confronto, comparire e scomparire in un luogo dove tutto è mutato e tutto è rimasto uguale.
Vien da pensare alle genti della civiltà del Gaudo provenienti da terre bagnate dall’Egeo, ai greci, al culto delle Sirene ed alla straordinaria vicinanza del nostro approdo con i Galli. Certamente gruppi di pellegrini dallo Scaricatoio avranno raggiunto le isolette, anticipando di tanti secoli altri pellegrini, quelli diretti a Roma e alla ricerca di un luogo dove ritemprarsi. Possiamo immaginarli ospiti all’Abbazia di San Pietro a Cermenna o nelle camerette dell’Arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti di Trinità. Essi percorrevano già nel nostro territorio un segmento del sacro cammino verso la tomba degli Apostoli o verso San Michele sul Gargano o Luoghi Santi della Palestina.

Un altro momento importante lo Scaricatoio lo avrà vissuto ai tempi della Repubblica Marinara di Amalfi, quando prodotti e mercanzie provenienti dall’Oriente saranno transitati per il luogo, per essere smistati ai mercati della penisola sorrentina. Con le navi amalfitane saranno arrivati i monaci basiliani in fuga dalla loro terra caduta in mano all’Islam, primo seme d’un monachesimo che avrebbe visto nascere, proprio sulla sommità della sella tra i due mari, l’Abbazia benedettina di San Pietro. La collocazione dello Scaricatoio, appartata, scomoda e faticosa, lo rese ricettacolo di contrabbandieri, feroci saraceni, turchi e mauri, fuggitivi, fuorilegge e gente di malaffare. Ancora all’inizio degli anni Sessanta, qualcuno ai Colli affermava di sentire, certe notti, grida di donne provenire da quella zona di mare, forse retaggi di violenze, stupri e assassini, oggi inquieti fantasmi, di storie perdute tra le pieghe del tempo.

Lo Scaricatoio è questo: tutto e nulla, semplicità e mistero, luogo di traffico e di silenzio, di violenze e di preghiere, di primavere precoci e forti mareggiate. Ha il fascino di parole non pronunziate, storie d’una terra antica che ognuno vorrebbe riascoltare.

Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno
Un grande grazie all’amico Sasà Donnarumma, che mi ha fornito le magnifiche foto che accompagnano questo racconto.

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