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La decadenza di Ravello si spiega con la perdita di un’identità fortemente legata all’importanza del suo Festival. Lo dice De Masi

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La decadenza di Ravello si spiega con la perdita di un’identità fortemente legata all’importanza del suo Festival. Lo dice De Masi sul Corriere del Mezzogiorno. Dopo le critiche di Positanonews, che non volevano essere un attacco a Felicori, il quale avrebbe dovuto solo esercitare la funzione di commissario , figura burocratica , su indicazione di De Luca per la Regione Campania, dopo la richiesta accorata del sindaco Salvatore Di Martino che voleva salvare la Fondazione. Una richiesta giusta e motivata visto quello che sta succedendo, ma purtroppo passati i tre mesi non si è fatto nulla. Ebbene Positanonews, primo giornale online della Costiera amalfitana e Penisola sorrentina, che ha seguito tutti i Festival, aveva ragione a fare questi rilievi che volevano essere un contributo al miglioramento di qualcosa in cui noi tutti crediamo come punta di diamante della cultura della Costa d’ Amalfi se amiamo il territorio. Per il resto i tempi sono questi , dell’involgarimento della massa, basta vedere che succede a Sorrento , con turisti che fanno tuffi nella vasca della piazza Lauro, risse a piazza Tasso, o il by night nelle spiagge in Costiera amalfitana, per non parlare di Capri, il sindaco Salvatore Di Martino è stato l’unico sindaco a intervenire dando incarico a dei vigilantes . Ecco cosa ha detto De Masi.

«La decadenza di Ravello si spiega con la perdita di un’identità fortemente legata all’importanza del suo Festival – dice l’ex presidente della Fondazione, in vacanza nella Città della musica – E purtroppo, da quando a metà anni ’90 ebbi l’intuizione di sviluppare qui un grande appuntamento multidisciplinare in grado di connotare questo luogo sul piano internazionale, e fino a oggi, il declino è stato evidente, capace di far smarrire agli stessi ravellesi l’importanza di questo evento». Il noto sociologo spiega le ragioni di una mutazione progressiva al ribasso che oramai si respira a Ravello, dov’è in atto un «involgarimento dell’intero contesto». «D’altra parte – dice – se il fenomeno degli scatti osé sulla spiaggia del Castiglione o altrove è figlio dell’overdose di matrimoni di cui soffre questo luogo, allora c’è da preoccuparsi». Ma come è nata questa tendenza? «Inizialmente, e grazie al festival che faceva girare il buon nome di Ravello per il mondo, qui iniziarono a sposarsi artisti, intellettuali o semplici turisti espressione di quel mondo ravellese di qualità che avevamo iniziato a costruire un po’ alla volta negli anni. Ma si trattava di episodi particolari, poi invece il fenomeno si è allargato a dismisura e oggi troviamo le file degli sposi sulle scale del Duomo, con coppie che entrano ed altre che escono in continuazione, pronte a darsi il cambio davanti all’altare».

Ovvero non il modo migliore per fare pubblicità a questo borgo incantevole. «Esatto, anche perché e ho appena scritto un saggio sul turismo del futuro saranno sempre più cinque i parametri di una vacanza di qualità. Il primo: il silenzio, sempre più raro nel mondo; il secondo: la sicurezza; il terzo: il tempo senza sprechi; il quarto: l’autonomia del visitatore libero di fare le proprie scelte: infine, il quinto: la bellezza e la sua cura. Ecco mi sembra che a Ravello oggi non ci sia nessuna di queste condizioni, né ci stiano lavorando, anzi…».

Cosa altro? «Penso all’Auditorium. Un’opera pubblicata sulle riviste di arte e architettura contemporanea, che oggi versa nell’abbandono più totale, con il colore ingiallito, l’intonaco cadente e le erbacce. Ecco, quello mi sembra il simbolo più fedele della Ravello attuale. D’altra parte il sindaco Salvatore Di Martino ha sempre osteggiato questo edificio e credo si auguri che collassi al più presto, cosa che probabilmente accadrà se non si cambia marcia».

Eppure le premesse erano tutt’altre che non confezionare un rudere moderno. «Quello dell’Auditorium era stato l’atto finale e più faticoso per portare a termine il progetto che avevo immaginato nel 2003 quando fui nominato presidente della Fondazione Ravello. Fare cioè di questa paese un luogo d’eccellenza, in cui portare il festival a tre mesi estivi pieni di eventi: dai concerti classici a quelli jazz, dalla danza alle mostre d’arte, dagli incontri letterari ai corsi di formazione per giovani, per metà italiani e per metà stranieri. E con l’obiettivo infine di una destagionalizzazione reale, possibile grazie proprio all’auditorium in cui creare manifestazioni musicali e culturali durante tutto l’anno. Con evidenti benefici sui 19 alberghi ravellesi e sulla collettività tutta».

E il festival attuale? «Ancora non riesco a capire con esattezza in che direzione voglia andare. Forse potrò dire qualcosa di preciso solo a settembre. Mi sembra però che si punti sul localismo delle orchestre e sulla giovane età dei musicisti. Un modo per far restare in Campania i soldi erogati dalla Regione. Ho visto solo due eventi compreso lo spettacolo di danza di Sergei Polunin, ieri sera. Ottime coreografie, ma non molto pubblico. D’altra parte con i biglietti a 70 euro lo posso anche capire e poi la pubblicità è davvero assente. Eppure Mauro Felicori quando fu nominato commissario della fondazione volle incontrarmi per avere notizie sui criteri delle precedenti edizioni».

 

Ndr: Riportiamo, come spesso facciamo, gli articoli che riguardano Ravello e la Costiera amalfitana pubblicati da testate nazionali e internazionali da 15 anni, ma ci preme dissentire con De Masi per quanto riguarda la gestione dell’Auditorium Oscar Niemeyer nessuno più di lui si è dato da fare per farlo andare a regime. E’ la Regione Campania , che dovrebbe finanziare o portare avanti il progetto Ravello, che non si muove , la principale responsabile della situazione attuale di stallo. In particolare Felicori è stato nominato da De Luca a Napoli , proprio su impulso di Di Martino, per riformare la Fondazione Ravello e per far si che finalmente si mettessero in rete i gioielli della Città della Musica, e della Costa d’ Amalfi, Villa Rufolo, Palazzo Episcopio e Auditorium Oscar Niemeyer, unico modo per poterli rilanciare. L’amministrazione Di Martino, sinora, è la prima che ci sta provando con tutte le proprie forze.

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