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Le Rubriche di Positano News - Turismo

Turismo l’oro della provincia di Salerno

Paolo Coccorese
Ernesto Pappalardo
I numeri non lasciano spazio a dubbi. Il turismo internazionale si conferma un asset di primo piano all’interno del sistema economico e produttivo della provincia di Salerno; un asset intorno al quale occorre rafforzare l’offerta complessiva che il territorio è in grado di mettere in campo. Un’offerta che va, compatibilmente, riequilibrata nell’area a Sud del capoluogo sulla scia di quella a Nord, in modo da captare al meglio le ricadute dei flussi di visitatori oggi configurati in target non omogenei. Le elaborazioni realizzate per il Mattino (dati Banca d’Italia riferiti al 2018 e pubblicati a maggio di quest’anno) consentono di evidenziare flussi in crescita che a partire dal 2016 segnalano incrementi importanti. Nel biennio 2016-2018 si è passati da 368 a 513 milioni di euro di spesa totale da parte dei turisti stranieri, che sono aumentati da 593 a 880mila, facendo lievitare i pernottamenti da 3 milioni e 138 mila a 4 milioni e 92mila. Unico indicatore in controtendenza ma significativo la durata media della permanenza, che si è ridotta da 5,3 a 4,6 giorni. L’analisi delle variazioni per anno esplicita meglio la fase espansiva in corso. Per quanto concerne la spesa, l’aumento è stato di 78 milioni di euro tra il 2016 e il 2017, e di 67 milioni tra il 2017 e il 2018. I viaggiatori hanno fatto segnare +149mila nel periodo 2016-2017 e +138mila tra il 2017 e il 2018. Per i pernottamenti, +520 mila tra il 2016 e il 2017 e +434mila tra il 2017 e il 2018. In decremento la durata media del soggiorno: -0,4 giorni tra il 2016 e il 2017, e -0,3 giorni tra il 2017 e il 2018. Ragionando in termini percentuali, la spesa totale è cresciuta del +21,3% tra il 2016 e il 2017 e del +15,2% tra il 2017 e il 2018, il numero di viaggiatori rispettivamente del +25,2% e del +18,6%, i pernottamenti del +16,6% e del +11,9%.
LA GOLDEN COASTChe cosa si può dedurre da questi numeri? Senza dubbio il turismo nella componente straniera continua a rivelarsi un comparto trainante nell’ultimo biennio. Ha certamente usufruito di alcune condizioni internazionali favorevoli, ma è chiaro che ha saputo anche mettere in campo un’offerta fortemente attrattiva, soprattutto nell’area della Costiera Amalfitana. Basta dare uno sguardo alla spesa totale dei visitatori stranieri nelle singole zone della provincia per rendersi conto del ruolo determinante della Golden Coast, che nel 2018 da sola ha calamitato 377 milioni e 398 mila euro su 513 milioni e 735 mila euro totali (il 73,5% del totale). Di contro nel Cilento e Vallo di Diano sono stati spesi in tutto 47 milioni e 280mila euro, mentre la città di Salerno ha attratto 74 milioni e 911mila euro, una cifra significativa che alimenta in modo crescente il disegno di una città turistica in termini di vero e proprio soggiorno dei visitatori, oltre che di «snodo» logistico per raggiungere agevolmente altre località della provincia e della regione.
LA PROSPETTIVAÈ evidente sulla base di questa sproporzione che esiste un problema di integrazione delle offerte non solo in termini di ampliamento dei target specifici delle singole sub-aree provinciali (e non è un lavoro realizzabile nel breve periodo), ma, soprattutto, dal punto di vista della strutturazione di una rete di interrelazioni in grado di implementare il circuito degli attrattori – grandi/piccoli in primo luogo e non solo grandi/grandi – e di rendere più agevole e fruibile il rapporto tra costa e monti. Non poco è stato fatto negli ultimi anni da questo punto di vista (e si è già visto qualche ottimo risultato) sul versante della programmazione regionale, ma molto si può ancora mettere in campo (sia da parte del pubblico che del privato). Il brand della Golden Coast giusto per fare riferimento al fenomeno più positivo in atto non deve essere percepito come orientato soltanto a Nord (lungo la direttrice Sorrento-Capri-Ischia-Pompei-Napoli), ma anche a Sud (Paestum-Acciaroli-Palinuro-Velia). Non è, ovviamente, una questione che riguarda specificamente le politiche turistiche, ma soprattutto il miglioramento della qualità infrastrutturale dei collegamenti e dei trasporti in primo luogo, come pure delle reti di servizi (a cominciare dalla piena fruibilità di internet, solo per fare un esempio eclatante).
LE LOCALITÀ PIÙ GETTONATELo «squilibrio» territoriale sopra accennato si riflette nella «classifica» delle località che hanno incamerato più spesa da parte dei turisti stranieri. Il confronto tra Golden Coast e Costiera Cilentana in questo caso finisce 7 a 2, con Salerno che sale sul podio in terza posizione. Ma entriamo nel dettaglio. Amalfi introita 147 milioni e 460mila euro e guida questa particolare graduatoria; subito dopo troviamo Positano con 131 milioni e 381mila euro e, come detto, la città capoluogo di provincia con 74 milioni e 911mila euro. Seguono: Maiori (23 milioni e 597mila euro); Ascea (18 milioni e 689mila euro); Furore (18 milioni e 54mila euro); Ravello (12 milioni e 549mila euro); Praiano (12 milioni e 446mila euro); Vietri Sul Mare (10 milioni e 731mila euro); Castellabate (9 milioni e 997mila euro). Restano fuori, quindi, dalla top ten comuni importanti dal punto di vista turistico nel Sud della provincia, confermando la problematica legata alla polarizzazione dei target e, nello stesso tempo, alla necessità di riannodare i fili di un maggiore orientamento agli standard rintracciabili nell’area a Nord di Salerno.

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