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Gli stabilimenti balneari della Campania i meno cari d’Italia

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Le famiglie  per trascorrere una giornata in uno stabilimento balneare spende una media di 58 euro. La Sardegna e Liguria sono le regioni più costose, il Molise e la Campania quelle meno care. La stima dei costi arriva da Adoc, l’associazione in difesa dei consumatori, che ha calcolato una spesa di 26 euro per il solo noleggio di un ombrellone, un lettino e una sdraio. Aggiungendo extra come la cabina e l’uso delle docce si sale a 33 euro. Se poi si decide di mangiare al lido, il conto diventa ancora più salato, fino a 58 euro.

Si tratta di una media nazionale. Infatti può andare anche molto peggio. Per le spiagge della Sardegna, ad esempio, si spendono 34 euro per un lettino, una sdraio e un ombrellone, a cui fanno seguito i 33 euro da spendere in Liguria e i 31 in Toscana. Più economici i lidi del Sud come le spiagge della Campania e del Molise con 21 euro di spesa.

C’è anche chi decide di fare un abbonamento mensile che, per i mesi centrali di luglio e agosto, raggiunge un costo medio di 697 euro. Si abbassano del 20% invece i prezzi di giugno e settembre, che scendono intorno ai 560 euro. Quindi il costo medio per l’intera stagione, calcolata sui tre mesi, si aggira sui 1.718 euro (1.400 in Campania) a cui si aggiungono le spese per i cosiddetti extra, che alzano la quota del 30% fino agli 847 euro mensili e ai 2320 euro stagionali.

“La vacanza presso gli stabilimenti balneari continua ad essere un must per le famiglie italiane anche se i costi elevati, per quanto in linea con gli scorsi anni, costituiscono un freno all’accesso per la maggior parte dei consumatori – dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – proprio a causa delle ridotta disponibilità economica molti italiani vireranno sulle spiagge libere o proveranno quantomeno ad accedere alla battigia presso le strutture private. Ricordiamo che la normativa garantisce pienamente l’accesso libero e gratuito, ma ancora oggi i bagnanti lamentano difficoltà ad esercitare tale diritto.

Inoltre c’è ancora una forte sproporzione tra spiagge private e libere, con le prime ad occupare, in base alla media nazionale, il 60% della costa disponibile contro il 40% di quelle libere. Anche per questo motivo chi vuole risparmiare incontra maggiori difficoltà nel trascorrere una giornata al mare. Crediamo sia opportuno, laddove possibile, riequilibrare tale proporzione.

Andrebbe rivisto anche il canone d’affitto versato dai gestori allo Stato: nel 2016 gli oltre 50mila stabilimenti presenti in Italia hanno versato poco più di 100 milioni di euro, a fronte di un giro d’affari stimato da Nomisma in 15 miliardi di euro annui. Questa condizione di vantaggio deve tramutarsi, da una parte, in una stabilità dei prezzi dei servizi offerti ai clienti, dall’altra in maggiori investimenti nelle strutture e nel territorio.

Gli stabilimenti, se bene amministrati, possono davvero diventare la chiave di volta per promuovere il turismo balneare e culturale, per tutelare l’ambiente costiero e rilanciare l’economia blu. Ma ogni investimento deve essere fatto mantenendo come principio di fondo lo sviluppo sostenibile, l’economia circolare e l’abbandono di ogni prodotto di plastica anche prima del 2021, alla stregua di quanto proposto da Federdistribuzione.

In questo senso apprezziamo il fatto che molti gestori stiano procedendo verso una ristrutturazione sostenibile del proprio stabilimento, adottando ad esempio politiche di contenimento dei rifiuti e di riciclo dell’acqua, utilizzando materiali sostenibili e biodegradabili in sostituzione della plastica ed energia solo da fonti rinnovabili, favorendo l’accesso e la fruizione del locale a tutti i consumatori, dai bambini agli anziani ai portatori di handicap. Sono scelte che soddisfano e che vengono premiate dai consumatori. Anche noi possiamo contribuire a rendere le nostre coste e il nostro mare più sostenibile e pulito, adottando alcuni semplici ma incisivi accorgimenti”.

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