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Sono esattamente 60 anni dalla nascita della Costa Smeralda

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Sono esattamente 60 anni dalla nascita della Costa Smeralda, un’ avventura imprenditoriale che  ha mutato la storia e le vicende economiche e sociali non solo del Nord-est dell’Isola, ma dell’intera Sardegna nella seconda metà del ‘900 e ancora oggi.

Come scrive Sardegnalive a ricordare la data del 14 giugno 1959 è proprio il Consorzio Costa Smeralda che racconta: “Esattamente 60 anni a oggi, nello stazzo di Antonia Orecchioni a Liscia di Vacca, venne sottoscritto l’atto notarile che segnò il passaggio di mano dei terreni dell’intera baia di Porto Cervo, 145 ettari su cui non c’era nessuna costruzione, né mai ce n’era stata, e in cui pascolavano solo capre e mucche”.

“Davanti al notaio Mario Altea di Tempio – spiega il Consorzio -, a vendere furono alcuni rami della famiglia Orecchioni, che ne avevano il possesso dalla metà del Settecento, e a comprare fu Giuseppe Mentasti, noto Kerry, classe 1908, milanese, proprietario dell’Acqua San Pellegrino, della leggendaria barca “Croce del Sud” e della squadra ciclistica San Pellegrino che stava lavorando, proprio in quel periodo, al colpo del secolo: Bartali direttore sportivo e Fausto Coppi capitano”.

“Fu quella la prima colossale vendita della storia, l’inizio della grande rivoluzione di nome Costa Smeralda. Mai prima di allora, in quella terra che si chiamava Monti di Mola, erano stati venduti, in un colpo solo, centinaia di ettari. Mai prima li aveva acquisiti uno che non fosse un agricoltore, un allevatore, un gallurese”.

Quella meravigliosa fascia costiera, fino ad allora pascolo di animali spazzata dal vento e arroventata dal sole, stava per diventare il paradiso più ambito dai miliardari di tutto il mondo, icona del lusso più esclusivo e teatro della bella vita di vip inarrivabili.

“Mentasti era un grande navigatore – spiega il Consorzio Costa Smeralda – e, dalla metà degli anni Cinquanta, la sua “Croce del Sud” costeggiava la Gallura nel periodo estivo. Nel 1954 comprò l’isola di Mortorio. Anni dopo, come raccontò in seguito, scoprì Porto Cervo”.

In occasione dei 25 anni della Costa Smeralda l’industriale raccontava: “Un giorno il mare non accennava a calmarsi e allora con un amico decidemmo di lasciare la barca e di andare a fare un giro in jeep. Dall’alto di una collina vidi una baia ben delineata nei suoi confini, un piccolo golfo. Era Porto Cervo. Capimmo perché non l’avevamo visto prima: le grandi secche sulla sinistra e sulla destra consigliavano di tenersi al largo e la montagna che era sul fondo, così da lontano, pareva un tutt’uno con la costa”.

Il Consorzio ricorda: “Quando entrò nella baia con la barca, se ne innamorò. Cominciò a trattare quelle terre con gli Orecchioni, fino a quando non li convinse a venderle tutte. Quel giorno di 60 anni fa ebbero così un nuovo padrone i terreni su cui ora sorge il cuore di Porto Cervo, la Piazzetta, il molo vecchio, la chiesa di Stella Maris, il quartiere di Sa Conca, il porto nuovo, lo Yacht Club. Nell’atto notarile quegli appezzamenti avevano nomi galluresi: l’Avru, l’Isula Longa, l’Isula Tunda. Non è mai citato il nome Porto Cervo; semplicemente nessuno, nonostante il nome fosse attestato sulle carte fin dal Duecento, lo chiamava così. Per tutti, era lu poltu mannu, il grande porto”.

Dopo quel 14 giugno 1959 dovettero passare quattro anni prima che Mentasti vendesse all’Aga Khan. “Era la primavera del 1963 e il Principe, guardando dall’alto quei terreni che gli Orecchioni avevano sempre lavorato con fatica e dignità, disse che lì, in poco tempo, sarebbe nato un vero porto, un centro bellissimo, una piazzetta meravigliosa. Lo presero per un sognatore. Il 14 agosto 1964 – cinque anni dopo l’atto tra gli Orecchioni e Mentasti – Porto Cervo aprì le sue porte agli ospiti di mezzo mondo. Quel sogno, che sembrava impossibile da realizzare, era diventata realtà. Quel sogno continua a vivere”.

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