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Cava . Scambio di voti e associazione a delinquere, il processo

Cava de Tirreni . Da una parte l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, con le contestazioni dei reati collegati, quali usura ed estorsione, dall’altra lo scambio elettorale politico-mafioso, che vede imputato un ex vicesindaco. Ora il processo diventa unico, con il tribunale di Nocera Inferiore che ha riunito i due procedimenti, contigui secondo la Dda, sulle attività del «clan Zullo» a Cava de’ Tirreni. Il 12 luglio il collegio prenderà atto della decisione, stilando un calendario per le udienze. Almeno trenta gli imputati. Un processo nato da una lunga attività dell’Antimafia sulla figura di Dante Zullo. E che coinvolse anche l’ex vicesindaco Enrico Polichetti, dimessosi dopo l’iscrizione nel registro degli indagati. L’accusa per lui è di scambio elettorale politico mafioso. Stando al teorema del pm Vincenzo Senatore, tutto da dimostrare e formulato dalle parole del collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino, il politico avrebbe ottenuto un aiuto, alle elezioni, dal gruppo Zullo. Per l’Antimafia, poi, l’ex vicesindaco avrebbe dato consigli allo stesso gruppo su come fare per avere i permessi per l’evento «Expo Pizza». Con Polichetti è imputato un funzionario comunale del servizio tributi, accusato di abuso d’ufficio, in quanto avrebbe favorito, anch’egli, una società collegata agli Zullo per quell’evento. E un nipote di Dante Zullo, che avrebbe favorito l’incontro tra Polichetti e il «boss». L’inchiesta, divisa in più tronconi, era partita nel 2015, portando alla scoperta di tre distinti gruppi criminali, tra i quali quello che avrebbe fatto capo a Dante Zullo. Tante le contestazioni, oltre ad usura, estorsione e favoreggiamento, anche lo spaccio. L’accusa principale sulla quale i legali difensori promettono battaglia è quella di associazione di stampo mafioso. A riguardo, c’è una pronuncia della Cassazione, che si era espressa accogliendo un ricorso della Dda, dopo che il Tribunale del Riesame l’aveva trasformata in un’associazione semplice.
L’ANALISI
«I consociati – recitava la Suprema Corte nel disporre una nuova valutazione al Tribunale – si sono avvalsi di una forza di intimidazione obiettivatasi nel gruppo, tanto che coloro che l’assoggettamento omertoso hanno subito, hanno riferito di temere la reazione degli «uomini» di Dante Zullo e, non tanto, o, non solo, del predetto. Il tribunale, nel ricondurre tutta la forza intimidatrice a Zullo, trascura di considerare che i fatti estorsivi o usurari proseguono dopo l’arresto del medesimo, ad opera dei suoi familiari. E dunque, le capacità intimidatorie caratterizzano un gruppo e non più solo un soggetto».
Nicola Sorrentino, Il Mattino

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