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Cava sabato si presenta “Crusca”

Sabato, ore 12, al Marte di Cava, nell’ambito di Cavacon, sarà presentato «Crusca», albo dedicato al disegnatore e sceneggiatore cavese Piroulì, al secolo Pierluigi Pappalardo, della gloriosa truppa di Trumoon che ha dato vita alla Scuola salernitana del Fumetto. Lui, dirigente dell’Asl Salerno, non ha mai seguito la via del professionismo ma è felice di questo ritorno al passato.
Parliamo dell’albo.
«È venuto fuori grazie alla tenacia di Peppe De Nardo e alla voglia di tutti di tirare fuori dal cassetto queste mie storie create più di trent’anni fa. Mi hanno inserito nella collana dedicata ai maestri di Trumoon, ma in realtà ho fatto sempre fumetto per passione, non mi sento affatto un magister. Ho seguito percorsi diversi, altri possono avvalersi a pieno merito di questa etichetta. Entrando nel dettaglio, si tratta di vari personaggi che affrontano, con ironia, le tematiche di quel periodo che sentivo vicine al mio modo di pensare. Ci sono storie che parlano di disagio giovanile e anche di terrorismo, dei nostri anni bui».
Quindi, fuori da ogni logica commerciale?
«Non era allora un prodotto vendibile e forse non lo sarebbe neanche adesso. Era fuori da un contesto di mercato, perché i pupazzetti che disegnavamo io e Lauria avevano uno stile non realistico come quello bonelliano, li ho fatti senza seguire un vero e proprio canovaccio. Ho provato a proporli ma ho ricevuto tanti no, a quel punto ho capito che non era cosa, ora li rivedo con piacere in questo albo trumooniano. È anche vero che se dovessi riscrivere oggi non penserei ai giovani ma a personaggi sicuramente più anziani».
Che ricorda di quel periodo?
«Lo studio all’inizio era in via Duomo ed eravamo in pochi, poi si sono aggiunti gli altri come Bruno Brindisi. Ricordo ancora quando ci fece vedere i suo primi disegni, restammo a bocca aperta. La cosa che mi stupiva era come nella nostra provincia ci fossero tanti talenti che poi sarebbero sbocciati. Allora non avevamo percezione di una scuola salernitana, c’era soprattutto tanto entusiasmo.
Ora ci sono le nuove leve.
«Ci sono disegnatori che promettono molto bene ma la strada è sempre in salita e bisogna fare tanta gavetta per emergere. Certo, adesso c’è la tecnologia che aiuta molto ed io stesso me ne servo quando posso, ma bisogna applicarsi e studiare molto anche la sceneggiatura, aspetto sui cui sta puntando De Nardo».
Quali artisti ama?
«Magnus, Pazienza, la scuola belga, Pratt, Maigret di Simenon che rileggo sempre con piacere; tra quelli più attuali, Jeff Smith e Echo di Terry Moore, lui descrive le donne come protagoniste ma con una grande femminilità».
Il fumetto è diventato arte anche per i media, ma come mai si vendono meno copie?
«Anche negli anni 80 si parlava di crisi del fumetto, ora bisogna fare i conti con una crisi della carta stampata in generale. Prima, per me il centro del mondo era l’edicola e dopo la libreria, ora non è più cosi, i fumetti costano e si trovano online, sono cambiate le dinamiche ma i comics sono ancora vivi e vegeti».

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