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Il canto della vita.Vita SemperVincit MARCELLO AVERSA foto

“Vita SemperVincit”,  la croce  in terracotta alta 240 cm, che rappresenta la storia della salvezza,  modellata  dal maestro Marcello Aversa, torna nel Golfo di Napoli dopo la sua parentesi fiorentina nella basilica di Santo spirito, dove è  stata  presentata nella Sagrestia del Sangallo, che custodisce un crocifisso ligneo realizzato in giovane età  da Michelangelo Buonarroti e visitata da oltre 20.000 persone.

L’opera verrà esposta per la prima volta a Sorrento  dal 9 giugno al 1 luglio, e successivamente a Napoli dal 6 luglio al 1 agosto, in due sedi di grande prestigio, quali la Cattedrale di Sorrento e il complesso monumentale di Sant’Anna dei Lombardi.

“Vita Semper Vincit” sarà correlata  da dodici opere che  rappresentano scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.

Un cammino nella stria della Salvezza  che inizia dal peccato originale per terminare con la scena di Gesù nell’orto degli ulivi.

Opere che abbracciano gioie e dolori, dal sorriso  di un Bambino nato in una grotta, alla sofferenza di un Uomo che per salvare l’umanità viene inchiodato  su  di una croce.

L’esposizione sarà  curata da   Vincenzo Nicolella, Antonino Di Maio e Rinaldo Guidi in collaborazione con Daniela Rinaldini.

A settembre “Vita Semper Vincit” verrà collocata definitivamente in un luogo di culto della diocesi di Carpi, come simbolo di rinascita dal terremoto del 2012 che danneggiò quasi tutte le chiese.

Questa mostra precede  un appuntamento importante  per il ceramista sorrentino , infatti a partire dal Natale 2019,  verrà organizzata una mostra itinerante, in occasione  dei suoi 25 anni di attività che toccherà alcune città italiane, tra le quali Milano, Genova e Venezia. Marcello Aversa

 

Il canto della vita

Vita Semper Vincit

Cattedrale Santi Apostoli Filippo e Giacomo

Via Santa Maria della Pietà 44

80067 Sorrento NA

www.cattedraledisorrento.it

9 giugno 1° luglio

Orari  visita

9,30 – 13,00    16,30  21,00

Per informazioni: info@cattedralesorrento.it

 

Complesso Monumentale Sant’Anna dei Lombardi

Piazza Monteoliveto 4

Napoli (NA)

@santannadeilombardi-complessomonumentale

6 luglio – 1° agosto

Orari visita

9,30 – 18,30 Escluso domenica

Per informazioni: 3917944140

 

 

Vita SemperVincit

 

L’opera è composta da circa 40.000 pezzi tra foglie, fiori, rami e vari personaggi, che vogliono simboleggiare la vittoria della vita sulla morte, riprendendo un modus facendi diffuso a partire dal IV-V secolo. In quel periodo artisti e artigiani, rappresentando la Croce, iniziarono ad usare simboli della primordiale tradizione iconografica cristiana e ad inserire nella parte bassa un teschio o delle ossa come memento mori.

È proprio da un teschio che prende forma “Vita SemperVincit” ma, rispetto al passato, esso viene quasi sopraffatto dalla vegetazione. Difatti, raffigurata da un festone di foglie e fiori, la vita sembra nascondere un tralcio di rovi spinosi, i suoi dolori e le sue tribolazioni. Il ricco festone, vince anche le arma Christi, l’insieme di simboli che si riferiscono alla Passione di Gesù. Adagiata al teschio è la Madonna e Suo Figlio che, tra le braccia della Madre giace morto.

Lungo la verticale della Croce viene rielaborata l’antica tradizione del presepe di Pasqua, con la rappresentazione di alcune scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Attorno ad essa si inerpica un albero che man mano, nel rispetto del significato delle scene, cambia la sua natura.

Nelle prime due scene che rappresentano il peccato originale e la cacciata dal paradiso predomina il melo e in questo punto l’albero si divide in albero del bene e del male. Tale biforcazione sta ad indicare la possibilità dell’uomo di scegliere di percorrere la strada giusta, quella che lo porterà alla “salvezza” o quella che lo conduce verso l’ignoto.

Seguono poi alcune delle scene più importanti della vita di Cristo: l’annunciazione a Maria, il sogno di San Giuseppe (pieno affidamento ed abbandono a Dio), la Natività, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto, il battesimo di Cristo, dove per la prima volta lo Spirito Santo prende le sembianze della colomba.

A questo punto l’albero si trasforma in vite e sui tralci si alternano uva, grano e un rovo di spine, segni della passione di Cristo. Il simbolo della vite riconduce anche alle parole di Gesù: “Io sono la vite, voi siete i tralci”. Sul braccio orizzontale della croce si sviluppa la “Coena domini”. Ora l’albero diventa un ulivo ed accoglie la scena di Gesù nel Getsemani.

Sull’albero d’ulivo è posta una cesta con un pellicano che nell’antichità simboleggiava l’altruismo. Infatti si credeva, guardandolo da lontano beccarsi il petto, che si lacerasse le carni per sfamare i piccoli.

In realtà il pellicano ha una sacca sotto il becco dove conserva il pesce una volta pescato e quando torna al nido batte il becco contro il petto per farlo uscire.

Dopo questa scena il rovo di spine si modifica in fioritura. All’apice è posizionato il Cristo Risorto che incontra il Padre e lo Spirito Santo, componendo così la Santissima Trinità, contornata da nove puttini con altrettanti significati.

Il primo inforca il demonio sotto forma di serpente alato, altri due reggono tra le mani l’Alfa e l’Omega. È nel libro dell’Apocalisse che Dio dice: “Io sono l’Alfa e l’Omega”. I cristiani pensavano che queste due lettere, essendo la prima e l’ultima dell’alfabeto greco, inglobassero tutte le altre e quindi le parole di tutto quello che esiste, identificando in questo modo Colui che ha il potere su tutte le cose.

Queste due lettere inoltre, all’inizio del II secolo, venivano collocate all’estremità delle due braccia della Croce per evidenziare che Gesù nelle Sue mani sorreggeva il mondo intero.

Spesso l’uomo pensa di essere ancorato alla vita terrena in modo imprescindibile, quindi la catena spezzata, che viene sorretta da un altro putto, rappresenta il definitivo distacco dal mondo.

Invece l’àncora, che pure si scorge nelle mani di un putto, rievoca la sicurezza dei primi cristiani in merito al fatto che i loro morti erano approdati al porto della pace eterna. Inoltre essa per la sua forma celava la Croce, durante il periodo delle persecuzioni cristiane.

Un putto mostra la corona di spine che fu posta sul capo di Gesù e un altro un pesce che per i cristiani è prima di tutto il simbolo del Cristo.

Nel I secolo, il pesce era un segno di riconoscimento utilizzato dai cristiani perseguitati dall’imperatore e le lettere della parola greca ichthus (pesce) sono le iniziali di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore (IesousChristosTheouUiosSoter).

Un altro putto tiene stretta una foglia di palma, simbolo caro ai Greci che, a partire dal IV secolo, i cristiani associarono alle figure dei martiri come emblema di vittoria su chi li aveva perseguitati. Nell’opera “Vita SemperVincit” la palma, invece, assume il significato più ampio e riconosciuto di eternità e di trionfo della vita in Dio sulla morte, infatti, col tempo è divenuta un attributo degli angeli e segno di speranza.

L’ultimo putto tiene tra le mani un festone di fiori, gli stessi fiori che coronavano la tomba dei martiri, espressione della somma gloria e l’immensa ricompensa che sarebbe toccata loro dopo la morte.

Vita Sempet Vincit nasce  dalla consapevolezza che senza il “passaggio” della croce Gesù, nonostante lo stupore suscitato da Cana al Getsemani , probabilmente sarebbe stato  dimenticato dalla storia ma, soprattutto, non ci avrebbe dato la speranza   che, dopo la morte, il nostro “viaggio” prosegue, anche se in una dimensione qualitativamente diversa.

Circa trent’anni fa la signora Anna Buoniconti Aschettino mi prese per mano e mi fece muovere i primi passi nello straordinario mondo  del presepe.

A lei  e alla Città  di Sorrento, che ha contribuito in maniera determinante alla mia “crescita” artistica dedico questa mostra

Marcello Aversa

 

L’artista Marcello Aversa, interpretando la storia della Salvezza, ha realizzato un’opera in terracotta intitolata “Vita Semper Vincit”, che invita a contemplare la dicotomia tra la vita e la morte.

Dalla Croce così realizzata, promana un potente messaggio di fede che raggiunge con immediatezza la mente e i cuori di quanti la contemplano, rafforzando la pastorale culturale e proponendosi  con immediatezza e semplicità a tutti  come messaggio universale  di evangelizzazione.Desidero pertanto compiacermi con il Maestro Aversa, per il valore artistico dell’opera che rappresenta un vero gioiello nel campo della miniatura, sintetizzando un evento avvenuto duemila anni fa.

Una rappresentazione artistica che celebra il sacrificio del Cristo con fede e devozione.

Crescenzio Sepe

Arcivescovo di Napoli

 

Il Signore  benedica il cuore e le mani che l’hanno realizzata e conceda, a chi avrà la saggezza di fermarsi e lasciarsi guidare da questa rappresentazione della “Storia della Salvezza”, la gioia di riscoprirsi amato e conosciuto da sempre da un Dio che è Amore e che non ci lascia mai soli.

 

Francesco Cavina

Vescovo di Carpi

 

Dinanzi alla Croce restiamo in silenzio: non si tratta di un simbolo senza significato o di una tradizione puramente esteriore. Il mistero che essa nasconde e comunica è troppo grande per ridurlo a un messaggio puramente moraleggiante o addirittura a un amuleto portafortuna.

Si tratta dell’annuncio più sorprendente e straordinario che possa essere trasmesso da persona a persona, in ogni angolo della terra e in ogni epoca della storia.

La Vita che vince! L’Amore che si dona! Dio che si fa piccolo fino a condividere tutto di noi, persino la sofferenza e la morte…

Tutto questo si sperimenta dinanzi al capolavoro di Marcello Aversa, frutto di competenza artistica e di maestria che nasce dalla fede! Non possiamo che esprimergli il nostro “grazie”, nella certezza che ancora una volta  l’opera dell’uomo canta la gloria di Dio!

 

don Franco Alfano

Arcivescovo

Sorrento – Castellammare di Stabia

 

 

Ad ospitare questi nuovi capolavori saranno due prestigiose location: la Cattedrale di Sorrento e la chiesa di S. Anna dei Lombardi a Napoli.

Nell’ esprimere in maniera sentita e condivisa l’ orgoglio provato dalle comunità della Penisola Sorrentina nel poter vantare i natali dell’ affermato artista, auguro a Marcello Aversa sempre nuove e migliori fortune.

Il Sindaco di Sorrento

Avv. Giuseppe Cuomo

 

 

Sarà motivo di grande emozione per i cittadini napoletani e per i tanti turisti presenti in città avvicinarsi all’opera di uno dei più sorprendenti ed originali artisti del territorio napoletano e farlo in uno degli scrigni monumentali più splendenti di una città che ne è copiosamente dotata.L’incontro con tanta bellezza capace di attraversare il tempo e le generazioni e alimentare nuova creazione canterà il mistero della vita e ci aiuterà a scacciare dai nostri cuori il demone dell’egoismo

Dott. Nino Daniele

Ass. alla cultura

Comune di Napoli

 

Non renderei una testimonianza credibile di un uomo, artista ed artigiano se affermassi che in lui l’incontro tra la fede e l’arte del modellare la terracotta si traduce in tensione, dramma, ricerca che diventa tormento personale e spesso irrisolto. Quello che mi ha sempre colpito di Marcello Aversa è piuttosto il tratto immediato ed essenziale con il quale legge la storia degli uomini e il suo intrecciarsi con la Storia della Salvezza; ed è stato questo il primo piccolissimo e quasi invisibile dettaglio di “Vita sempervincit” sul quale si è soffermata subito la mia attenzione nel contemplare ed ammirare quest’opera straordinaria dal basso verso l’alto: una lucertola ed un piccolo roditore che riprendono vita dalle profondità del Nulla. Tutto nasce dall’essenzialità, tutto si rigenera dalla fiducia di chi sa che il Nulla e la Morte non hanno il potere di porre fine alle cose.

don Carmine Giudici

Parroco della Cattedrale di Sorrento

 

L’Albero della vita torna alla vita, grazie a Marcello Aversa, l’erede più originale della tradizione del Settecento napoletano. La sua straordinaria croce di terra e di fuoco ci stupisce e ci invita a contemplare il simbolo dell’incontro tra vita e morte, tra terra e cielo, tra condanna e salvezza. Un’opera straordinaria che nella sua verticalità porta lo sguardo in un vortice ascensionale che solo i mistici conoscono.

Giovanni Gazzaneo

Ideatore e coordinatore de “I luoghi dell’infinito”

Presidente della Fondazione “Crocevia”

 

L‘albero della vita, così come Aversa lo descrive, sposa la forma della croce, simbolo della morte e della resurrezione di Cristo, ma l’artista l’ha ugualmente cesellato con scene edificanti dalla creazione all’annunciazione, dal battesimo di Cristo al calvario e alla pietà tra tanti altri.

Queste scene lavorate con tante emozioni diverse sono divise tra di loro da qulache ramo di argilla coperto di foglie così finemente ed individualmente modellate che sembrano tremare.

 ThierryMorel Storico e critico d’arte, Curatore at Large Hermitage Museum Foundation U.S.A.

 

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