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Arriva la serata “Stregata”. Per Scurati fiato in sospeso a Ravello e in Costa d’ Amalfi

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Arriva la serata “Stregata”. Per Scurati fiato in sospeso a Ravello e in Costa d’ Amalfi   Stasera alle 20.30 i cinque finalisti del Premio Strega, fisicamente o virtualmente, saranno infatti gli ospiti d’onore della settima edizione del Festival Letteratura, la kermesse inaugurata ieri nel segno della poesia, e diretta da Francesco Durante, che andrà avanti fino al 23 giugno. Nell’atrio del Duomo, i protagonisti saranno Benedetta Cibrario, Claudia Durastanti, Nadia Terranova e Antonio Scurati, che tra i cinque è quello che ha ottenuto più voti rispetto agli altri quando tre giorni fa nel Tempio di Adriano si è definita la cinquina.  Qui a Ravello in Costiera amalfitana è di casa, nella Città della Musica lo trovi spesso passeggiando di sera in Piazza Duomo o a Villa Rufolo, con lui è sempre possibile  scambiarsi quattro chiacchiere con semplicità ed amabilità. Diciamo che per tutti lui è il nostro vincitori .

Marco Missiroli, che nel frattempo con il suo Fedeltà ha già vinto lo Strega giovani, parteciperà invece con un video racconto. La «serata stregata», condotta dal direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi, arriva dopo che ieri sono state diffuse le traduzioni, o in alcuni casi i rifacimenti, in dialetto, de «L’infinito» di Leopardi. Il Festival di Salerno nutre un’attenzione particolare per le composizioni in versi, lo dimostra anche la notte bianca della poesia in programma stasera nel convento di San Nicola della Palma, sede della fondazione Ebris, a partire dalla mezzanotte.
I finalisti dello Strega, scrive Il Mattino, il maggior riconoscimento letterario d’Italia, hanno iniziato il tour promozionale dei loro libri subito, già giovedì, ma questa è la prima tappa in un festival.
Come vivrà Scurati questo periodo di viaggi e presentazioni, fino al verdetto finale del 4 luglio, lei che è il candidato favorito, già tre volte finalista, autore di «M, il figlio del secolo»?
«Non sono il favorito – si schermisce lo scrittore  – a volte gioco in casa come a Salerno, ma quando me lo dicono la mia anima partenopea mi impone di fare i debiti scongiuri».
Il romanzo ha come protagonista Lui, Mussolini: è un personaggio ancora affascinante?
«È stato un grande seduttore di folle, uno dei primi a intuire cosa sarebbe diventata la politica nell’era delle masse. La versione che ne dò nel mio libro non credo possa sedurre, tutt’al più può calamitare l’attenzione del lettore, ma come attira il nostro sguardo un incidente stradale, un orrore».
Si parla di un’epoca lontana ma si annusa il presente…
«L’analogia con l’oggi è il sentimento di delusione nei confronti della classe politica da parte della gente, preda dello stesso smarrimento».
Invoca lo smarrimento, ma di tutt’altro genere, anche Missiroli nel suo romanzo Fedeltà (Einaudi), in cui i protagonisti sono lui, lei, l’altra e l’altro, in un incrocio di tradimenti e confessioni.
È il manifesto dell’infedeltà?
«È un invito alla libertà e ai dubbi. La letteratura deve far scricchiolare le certezze, mettere in discussione le vite costruite in nome di una quotidianità falsa e felice. Spero che le persone si sentano smarrite dopo aver letto il mio romanzo».
Cattivissimo Missiroli!
«Il dolore è uno dei motori, il più potente, della vita. Dolore inteso come passaggio da uno stato di inconsapevolezza a uno stato di consapevolezza».
A Salerno invece andrà in scena la felicità di essere arrivati in finale allo Strega?
«Ognuno di noi parlerà di libri diversi, ma insieme daremo vita a un sesto romanzo: quello che verrà fuori dall’unione di tutte le nostre narrazioni».
La parola intanto passa alle donne, a cominciare dalla Durastanti, autrice di Straniera (La nave di Teseo).
Lei racconta di una donna che vive sognando di partire?
«Ho voluto dare un nuovo significato alla parola straniera, oggi vista come etichetta dispregiativa. Invece contiene un potenziale di felicità straordinario. Chi si sente straniero ha la grande opportunità di crearsi una identità ramificata, che poggia sugli sradicamenti e le non appartenenze».
Ma cosa significa essere straniero?
«Significa avere davanti a sé non un’unica via di realizzazione, ma tante e diverse. È una porta aperta su molte scelte, anche diverse, ma tutte personali».
E a Salerno che atmosfera trova?
«Per me è ormai una delle capitali culturali d’Italia».
Un senso di sradicamento percorre anche Il rumore del mondo (Mondadori) della Cibrario.
La sua protagonista si trova a fare un grande cambiamento di vita?
«È la storia di una giovane inglese che si trasferisce a Torino lasciando il suo paese, la sua lingua, il suo nome e anche il viso, perché si è ammalata di vaiolo. Una volta persa la sua identità, ha la possibilità di guardare con occhi nuovi il mondo, di impegnarsi per migliorarlo e per migliorare sé stessa».
Un romanzo storico ambientato in un periodo molto particolare, prima del Risorgimento, perché?
«È quando il popolo inizia a capire che bisogna sporcarsi le mani per aiutare gli altri».
Che si aspetta da questa tappa al festival Salerno?
«L’opportunità di incontrare i lettori, non io qua e loro là, ma per dialogare vicini».
La Terranova si interroga invece sull’anima delle donne e sul rapporto con il proprio passato in Addio fantasmi (Einaudi).
La protagonista ha imparato a dominare la paura e a sospettare di ogni forma di desiderio?
«È una condizione comune a molte donne, perché cresciute nell’abitudine di combattere su più fronti diversi. Questo ha fatto sì che in noi si sviluppasse una tendenza a controllare le emozioni, a gestirle in maniera più lucida degli uomini».
Il passato è più una risorsa o una catena da spezzare?
«L’ideale è un equilibrio perfetto tra i due poli».
Contenta di essere a Salerno?
«Molto, i bagni di folla che faccio qui non hanno paragoni».

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