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A’ vecchia ò trenta è maggio mettette ò trapanaturo ò ffuoco – Ma che significa ?

A’ vecchia ò trenta è maggio mettette ò trapanaturo ò ffuoco – Ma che significa ? Che cosa vuol dire questo antico detto che torna in auge ai giorni nostri, in questo clima un pò pazzerello ? Lo capiamo aiutandoci con un articolo di Vesuvio Live :

Traducendo, letteralmente, il proverbio, viene fuori: “La vecchia, il trenta maggio, mise l’aspo sul fuoco”, in cui l’aspo (detto anche trapanaturo) è l’arnese di legno, a forma di scheletro di ombrello, adoperato da chi tesse a maglia, per arrotolare il filo e ridurlo in matasse, per poi riporlo. Mantenendo al centro il bastoncello di legno, con due mani si compie il tipico movimento di chi arrotola, tra mano e gomito, il filo, di chi “annaspa”: annaspare, infatti, è un termine che deriva proprio da questa pratica e prende il significato di “affaticarsi inutilmente”.

In pratica, la vecchia donna, per un abbassamento improvviso delle temperature, il 30 maggio dovette ardere l’aspo, per far calore. Ciò significa che non dobbiamo mai dare per scontato, nelle stagioni di transizione, il mantenimento delle temperature e il buono o il cattivo tempo. E ne è emblema questo mese, il quale, a differenza dei maggio passati, presenta un clima abbastanza altalenante, con temperature più vicine alla stagione invernale che estiva o primaverile.

Inoltre, c’è da dire, che questo proverbio è adoperato anche sostituendo il 30 maggio con il 30 agosto, ossia: “A vecchia e’ trenta ‘austo, mettette ‘o trapanaturo ô ffuoco”. In questo senso significherebbe un arrivo precoce delle basse temperature, contro le nostre aspettative. In effetti esiste una disputa sul proverbio e sull’uso effettivo di maggio o agosto come mesi di riferimento. Ma in fin dei conti, le due varianti possono tranquillamente coesistere, essendo entrambe simbolo dello stesso concetto: bisogna aspettarsi sempre un cambiamento, anche quando esso è improbabile secondo le nostre previsioni.

Un’altra interpretazione e che nei tempi antichi, con il freddo fuori stagione, finita la scorta di legno, per riscaldarsi si usava la cosa più preziosa che si aveva, come gli arnesi per il lavoro manuale.

Non resta che aspettare tempi meteo-migliori.

Foto di Raffaele VEP, nella casa di campagna della famiglia a Santa Maria del Castello, borgo al di sopra di Positano.

 

 

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