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Positano. “Sulla Riva” di Giuseppe Marrone

Il giovane poeta Giuseppe Marrone, nato a Sorrento nel 1996 e laureato in lettere moderne all’università degli studi di Salerno, ha presentato la sua raccolta di poesie “Sulla Riva”, il giorno 18 Maggio nella suggestiva terrazza della biblioteca comunale di Positano. Dopo aver letto il suo lavoro e scambiato qualche email con l’autore mi sento di descrivervi l’opera sperando che possiate apprezzarla come l’ho apprezzata io.

“Sulla Riva”, edito da Oèdipus edizioni, è una silloge di sessantaquattro componimenti suddivisa in tre parti. Nelle sue poesie la tendenza realista, tipica della poetica di Montale, e quella evocativa, tipica della poetica di Ungaretti, si fondono. I suoi versi descrivono la realtà in modo lontano, oggettivo, ma la sua è una realtà decadente nella quale solo uno spiraglio di speranza emerge, ma è questo sottile spiraglio di speranza che ci spinge a migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda nonostante i difetti e le imperfezioni che ci caratterizzano.

Un lettore attento di certo nota la forte ispirazione Pavesiana dell’autore e si è colpiti dalla sua sensibilità nel descrivere angoli della città di Sorrento, che a molti saranno sicuramente familiari.

La prima parte, intitolata “La Città, Gli Uomini” composta da trenta poesie nel quale il poeta, spettatore silenzioso e quasi etereo, descrive spiragli di vita, mostrando il profondo legame tra la città e le persone che la vivono e la plasmano.

“Anche tu sei questa città che fuggi
soltanto ti provi a nascondertelo
come un malato fa con il proprio male”.

“Le Osservazioni”, questo il titolo della seconda parte, è composta da trenta poesie, le quali a differenza della prima non seguono un tema di fondo; solo le migliori poesie scritte da Marrone nel corso degli anni sono state inserite dopo un’attenta selezione.

Tra tutte la terza parte, intitolata “Sulla Riva” che dà il titolo alla raccolta, è quella che personalmente ho trovato più interessante, il poeta stesso ne va particolarmente fiero. Le quattro poesie che la compongono devono essere lette come parti di un singolo poemetto, nulla è lasciato al caso nemmeno la collocazione dei testi, difatti le liriche più brevi (la prima e la quarta) racchiudono le liriche più lunghe (la seconda e la terza).
Non è facile lasciarsi scappare citazioni ad opere classiche ed eventi storici utilizzati per sottolineare il concetto dell’”inseguimento amoroso” tra amante e amato che si ripete dall’alba dei tempi.

È proprio l’amore il tema dell’ultima parte, non un amore adolescenziale, ma un amore così profondo e puro da ripetersi nel corso della storia e destinato a ripetersi per sempre.

 “Ero assordata, abbandonata.
Sarebbe stato bello averti lì
con me.”

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