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Le Rubriche di Positano News - CulturaNews di Maurizio Vitiello

Intervista all’artista Tonia Erbino, a cura di Maurizio Vitiello

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Intervista di Maurizio Vitiello – Risponde l’artista Tonia Erbino.

D – Puoi segnalare ai nostri lettori il tuo percorso di studi?
R – Il mio percorso di studi è iniziato con il conseguimento del diploma presso il Liceo Artistico SS Apostoli di Napoli. Anni vitali, di cui ricordo, soprattutto, i grandi insegnamenti di Quintino Scolavino, che, spronandomi allo studio e all’osservazione della figura umana e spingendomi a studiare artisti contemporanei e internazionali, mi fornì la consapevolezza che solo uno sguardo ampio potesse condurmi a una completa formazione.
Con questo bagaglio, varcai, successivamente, la soglia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, iscrivendomi alla sezione di Pittura di Gianni Pisani e completando così il mio percorso. La sua conoscenza fu folgorante, poiché con lui si instaurò, da subito, un dialogo artistico costruttivo e il suo credere in me, che si palesava nell’invogliarmi a partecipare a vari premi, mi condusse alla crescente consapevolezza di non aver sbagliato ad assecondare la mia vocazione artistica.
Furono anche questi gli anni in cui frequentai il corso di tecniche dell’incisione di Bruno Starita che mi aprì la mente e il cuore al segno inciso, graffiante, corroso; facendo diventare l’incisione il mio alter ego espressivo.
Come non citare anche l’incontro vivificante con l’insegnamento di Mimmo Jodice, che mi arricchì profondamente e mi fece comprendere che l’inquadratura fotografica è un elemento importantissimo per l’occhio dell’artista e per la selezione visiva che esso deve compiere.

D – Puoi raccontarmi i tuoi iniziali sogni di vita e i diversi desideri lavorativi?
R – Ho sempre creduto nei miei sogni e ho sempre lottato con sacrificio per tentare di realizzarli, affiancando a questa volontà uno studio costante e una pratica artistica quasi quotidiana. La propositività e la progettualità, altra faccia della stessa medaglia, insite nel mio carattere, mi spingono ancora oggi a lavorare in questa direzione. I sogni e i desideri iniziali sono, pertanto, perfettamente in linea con questo cammino che procede e avanza.

D – Quando è iniziata la tua voglia di fare arte?
R – Da che iniziano i miei ricordi.

D – Puoi precisare i temi e i motivi dei tuoi lavori dall’inizio sino a oggi?
R – La figura umana, prima, e le relazioni umane, poi, sono stati i nuclei di interesse tematico su cui si è fondata la mia ricerca; ricerca pervasa da un profondo misticismo, che mi ha condotto sempre a ricercare un altro significato oltre l’apparente.

D – Dentro c’è Napoli?
R – La mia arte e il mio essere sono intrisi, tra l’altro, di religiosità, partecipazione e emozione napoletana.

D – Napoli è una città sorgiva per gli artisti?
R – Napoli è una città in pieno fermento culturale e artistico; è una terra che da sempre trasuda di creatività, consapevole che solo da questo può partire ed è sempre partito il suo riscatto agli occhi del mondo. Da questo punto di vista è sorgiva, poiché intesse nella carne degli artisti la sua stessa sostanza, ma il sole che sorge deve anche raggiungere lo zenit per poter tramontare, seguendo un percorso evolutivo naturale. Non sono sicura che tutto il ciclo possa compiersi a Napoli.

D – Quali pagine di un autore napoletano, di uno italiano e di uno straniero che si sono espressi su Napoli a livello di letteratura e a livello teatrale ti hanno colpito?
R – Montedidio di Erri De Luca, Il resto di niente di Enzo Striano, La danza degli ardenti di Jean Noel Schifano

D – Napoli detiene una sua letteratura teatrale di segmento, perché?
R – Insita nei napoletani è l’attitudine a vivere la quotidianità con sentimento; la loro teatralità è espressiva di un sentire carnale, che il teatro amplifica, portandolo in scena.

D – Quali piste di maestri hai seguito?
R – Non mi piace seguire piste o sentieri battuti; studio l’operato e la vita degli artisti con curiosità e profondo rispetto, ma non ho mai sentito la necessità di rifarmi a uno stile o a un movimento in particolare.

D – Pensi di avere una visibilità congrua?
R – Sinceramente non saprei, considero il mio percorso e la relativa visibilità in continuo divenire.

D – Quanti “addetti ai lavori” ti seguono?
R – Tra gli altri, la galleria AM Studio di Antonio Minervini, presso cui ho opere in esposizione permanente, e lo Spazio nr. 7 di Luigi Ambrosio, che ospiterà la mia prossima personale.

D – Ora, puoi motivare il percorso di gestazione e indicare in una scheda analitica le motivazioni sostanziali della tua prossima personale?
R – Nell’ultimo anno ho lavorato a una serie di dipinti che mettono in luce le fragilità dei personaggi rappresentati e ne esaltano l’umanità. Ho avvertito il bisogno di esprimere come, a mio avviso, la collettività a cui apparteniamo sia bisognosa di un modo di vedere e sentire più autentico.

D – Quali linee operative pensi di tracciare nell’immediato futuro?
R – Mi lascio guidare dal mio istinto e dall’ispirazione del momento. Da questi input iniziali organizzo, poi, il lavoro successivo. Questa, grosso modo, è la linea operativa che seguo.

D – Pensi che sia difficile, oggi, riuscire a comunicare con l’arte?
R – Il comunicare è l’atto mediante il quale si esternano emozioni, si veicolano messaggi; oggi è più facile di ieri farlo poiché abbiamo molteplici e variegati strumenti di propagazione, ma è meno semplice che un contenuto risulti pregnante, poiché gli stessi mezzi e strumenti che assicurano la diffusione del messaggio possono anche banalizzarlo.

D – I “social” ti appoggiano?
R – Ho molti amici che mi seguono nella vita reale, con i quali ho un confronto artistico costruttivo e attivo; gli stessi confermano il loro interesse per il mio operato attraverso i social che gestisco in modo sensato, ricevendone in cambio un buon appoggio.

D – Con chi lavoreresti a più mani per un’opera, e perché?
R – In generale, penso che la produzione di un’opera sia strettamente personale, ma mi piacerebbe confrontarmi su uno stesso tema con validi artisti partenopei.

D – Perché il pubblico dovrebbe ricordarsi dei tuoi lavori?
R – Spero, per l’emozione ricevuta

D – Pensi che sia giusto avvicinare i giovani e presentare passi artistici in ambito scolastico?
R – L’arte può far comprendere ai giovani, al di là del valore estetico e storico-culturale dell’opera artistica, come da una storia di difficoltà o di dolore possano nascere fiori di bellezza; mi riferisco, in particolare a quegli artisti che usando l’arte come catarsi, per riscattarsi dai loro limiti fisici o psichici, hanno trasformato le difficoltà esistenziali, in uno strumento per potenziare il contenuto, le forme e il colore delle opere da loro prodotte.

D – Idee future da mettere in atto?
R – Sono sempre in perenne ricerca e ultimamente mi piacerebbe creare commistioni espositive tra la mia pittura e designer di vari settori.

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