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Costa d’ Amalfi . Il capitano Cestaro “Contrasti con società, mai pensato ai soldi”. Senza lui e il Toro altra storia

Il Costa d’Amalfi lo hanno fatto loro, certo ci sono tanti bravissimi in squadra, ma il valore simbolico del Toro di Praiano, Aldo Marino, che ha compiuto un miracoloso recupero giocando in maniera eccezionale, tanto da essere stato il primo del Costa d’ Amalfi a ricevere a Positano il premio Sportivo dell’Anno patrocinato da Positanonews, e Marco Cestaro, un “signore” del calcio, cuore e anima, e tanti sacrifici. Non si tratta di soldi, e non poteva essere altrimenti, anche se per quel che hanno fatto di eroico avrebbero potuto avere di tutto, ma qualcosa si è incrinato con la società Costa d’ Amalfi Sal De Riso e lo ha fatto venire fuori il bravissimo Gianmarco Torelli con un articolo su Campania Football sul commiato del capitano, che nessun giornale locale ha riportato, ma che riprendiamo noi di Positanonews facendo i complimenti al giornalista e al Capitano per la sua coerenza e linearità che ci fanno ricredere sul calcio, qualcuno ha ancora dei valori:

Marco Cestaro non vestirà la maglia del Costa di Amalfi il prossimo anno, un addio improvviso per un giocatore che ha collezionato oltre 100 presenze con la maglia dei salernitani diventandone una bandiera.

L’ultimo anno del Costa d’Amalfi ha visto la squadra passare dalla lotta per non retrocedere alla zona play-off. In molti hanno considerato questo percorso sorprendente, quale è il suo giudizio?

“Bisogna considera un paio di fattori. L’anno scorso ci siamo salvati all’ultima giornata. Rispetto a quel risultato, quest’anno avevamo perso una guida tecnica affermata come Contaldo a cui è subentrato un allenatore giovane. A controbilanciare questo aspetto, c’è da sottolineare che la rosa è stata ampliata e migliorata, il nostro obiettivo quindi era una salvezza tranquilla. Nelle prime giornate i risultati ci hanno fatto dubitare. Poi abbiamo inanellato circa 18 risultati utili consecutivi, lì abbiamo capito il nostro valore e insieme all’Eclanese abbiamo rappresentato una sorpresa. Il gruppo voleva confermare quanto buono fatto l’anno prima, la guida tecnica ha saputo anche sfruttare al meglio ciò che era stato fatto l’anno precedente. Penso che col nostro quinto posto siamo i primi delle squadre “normali”. Le prime 4 sia tecnicamente, sia come organizzazione, sono di un altro livello”.

Ha fatto qualche rimando alla gestione di Contaldo. Sappiamo quanto il mister fosse importante per lei. Il cambio di allenatore quanto ha influito sulla sua annata?

“Paragonare mister Contaldo con altri è complicato. A partire da mister Proto negli anni del Costa d’Amalfi ho imparato qualcosa da tutti. Contaldo ha rappresentato una rinascita per molti di noi, e penso di poter dire che ha rappresentato un momento importante per tutto il Costa d’Amalfi perchè ha guidato l’intero ambiente a pensare e fare il calcio diversamente. Se in questi anni sono stato tra i migliori interpreti del ruolo, credo di poter dire che lo devo a mister Contaldo. Per quanto riguarda Ferullo, a volte gli allenatori fanno scelte che il giocatore ha difficoltà a condividere, è naturale. Lo sguardo dell’allenatore guarda al globale, quindi a volte posso non aver condiviso delle scelte, ma sicuramente il mister ha lavorato per il bene della squadra. Ho segnato poco, ma le prestazione sono state buone e a guardare i risultati, gli ultimi quattro anni hanno rappresentato una crescita costante per me”.

Rispetto la volontà di parlare della squadra prima che del singolo, però in questa storia lei è stato il capitano e simbolo di una squadra. Come ha vissuto questa esperienza da capitano della squadra della propria terra?

“Ovunque sono andato, sono riuscito a legarmi al luogo dando tutto per la squadra, dando sempre il massimo, ma rappresentare il Costa d’Amalfi da cittadino della costiera è stato meraviglioso. Quando sono arrivato qui, questa squadra portava solo il nome della Costiera, tutti in realtà la consideravano solo la squadra di Maiori, che è il paese dove c’è il campo da gioco. Tra i miei obiettivi c’era abbattere questo campanilismo, rappresentare una costiera almeno nello sport unita. Quando ho firmato mi dicevano che non sarei stato profeta in patria, quindi ho sentito ancora di più la responsabilità di rappresentare la mia terra e questo progetto. Alla fine considero una vittoria quanto fatto. La vittoria più bella della mia carriera è stata rappresentare questa terra meravigliosa. Non lo dimenticherò mai”.

Se la vittoria più bella è stata rappresentare la sua terra, allora il suo addio può essere considerato una sconfitta?

“Non è una sconfitta ma un ciclo che finisce. Però dire che il dire che il calcio è fatto di cicli e che quindi ogni ciclo naturalmente finisce forse non basta. In questo caso non è così semplice. E’ stata una scelta difficile ma lucida. Dopo la partita di agropoli ho atteso una ventina di giorni per parlare, ma già da diverse settimane avevo maturato questa decisione. Non è una sconfitta per come è arrivata, andare via non vuol dire abbandonare i propri ideali o la propria terra. Semplicemente mi sono confrontato con Buonocore e dal confronto è emersa questa decisione. Una decisione partita da me, ci tengo a dirlo. Non mi va di parlare di sconfitta, quel che è stato fatto resta, ed è stata la vittoria più bella perchè posso dire di aver contribuito a portare questa gente e questa squadra dove merita”.

Una scelta condivisa, che però parte da lei. Alla base ci deve essere necessariamente una motivazione forte. In questi giorni si sono alternate teorie, vuole fare chiarezza?

“Ringrazio la redazione di Campania Football per avermi dato la possibilità di spiegare questo punto, serenamente. Una scelta così sofferta non giunge per un solo motivo, ma per una molteplicità di ragioni. Tutto l’ambiente sa quanto sono legato a questa esperienza, non è stato semplice per me, è una decisione che non avrei mai voluto prendere. Voglio sgombrare il campo da illazioni riguardanti la guida tecnica: il mio addio non è assolutamente legato alla conferma di Ferullo in quanto la mia decisione è arrivata prima e a prescindere da questo. Lo scarso utilizzo? L’allenatore sceglie 11 giocatori. A inizio stagione ho giocato poco perché ho saltato la preparazione per infortunio, e non credo sia un caso che quando sono tornato a giocare la squadra è cresciuta nel gioco e nei risultati, e per questo devo ringraziare la fiducia che i compagni mi hanno sempre dimostrato. So che qualcuno ha ipotizzato ci fosse un problema economico alla base della mia decisione. Nel 2014 ho scelto io il Costa, fui io a cercare la società andando da Buonocore, senza la necessità di alcuna trattativa economica, quindi i soldi non sono mai stati un problema. Ho scelto di tornare qui, a casa, in un preciso momento della mia vita, senza nessuna pretesa. Non mi interessava nemmeno la categoria, contava solo giocare per la mia terra, con questa maglia. Ero interessato al progetto per il territorio. Poi il mio valore è chiaro a tutti, così come tutti sanno quanto ho percepito in questi anni”.

Nel paese si vocifera di una discussione abbastanza accesa con la società, un episodio accaduto addirittura all’interno dello spogliatoio…

“In merito a una presunta discussione tra gruppo e società prima dei play off, purtroppo devo confermare che qualche problema c’è stato. Nel calcio può capitare di avere momenti di tensione con qualche dirigente, discussioni accese, incomprensioni, diversità di vedute. Però quando vengono dette alcune cose, quando si attacca un gruppo senza motivo… Sono state utilizzate parole che mi hanno ferito come uomo, prima che come calciatore. In questi due anni ho cercato di trasmettere il legame per il territorio anche ai giocatori che vengono da fuori, un’idea riuscita in pieno. Abbiamo fatto tanto, tutti, con uno spirito che raramente ho visto. Per me vedere tutto ciò messo in discussione, ha avuto un impatto molto negativo. Il Costa d’Amalfi è nato con una visione di calcio che metteva i rapporti umani al primo posto. Una famiglia. Evidentemente in questi anni la visione da parte di alcuni è cambiata, ne ho preso atto ed è stata la famosa “goccia” che mi ha portato a prendere la decisione che tutti sappiamo”.

Abbiamo parlato del suo ruolo oltre il campo, questo sforzo per unire il territorio. Indubbiamente un risultato è stata la nascita, spontanea, di un gruppo organizzato di tifosi. Pensa che questo addio possa avere ripercussioni su una parte del tifo?

“La sofferenza più grande nel lasciare il Costa è dover salutare questi ragazzi che ci hanno sostenuto magnificamente, a prescindere dai risultati. Ho giocato anche in piazze importanti, ma qui per la prima volta ho sentito cosa vuol dire essere un capitano, un giocatore vero, nonostante siamo dilettanti e il calcio non è un lavoro ma la mia più grande passione. Pubblicamente e in privato a chi ci ha seguito nell’ultimo anno, ho detto di proseguire su questo cammino, di andare oltre le persone. Aldo Marino ed io sicuramente abbiamo rappresentato tanto per questa piazza e probabilmente per la storia del calcio in Costiera. L’eccellenza mancava dagli anni 90, per la prima volta in assoluto una squadra costiera è andata ai play off, ma la passione deve andare oltre gli uomini. Abbiamo visto nascere il Costa d’Amalfi come entità territoriale, chi ha partecipato a questo processo negli ultimi anni deve essere orgoglioso di aver contribuito e ho chiesto alla società di non disperdere questo patrimonio umano. Vedere un San Martino gremito è stato bellissimo e non deve finire. Le persone si sono riconosciute in noi per l’impegno che abbiamo messo in campo, per l’amore che abbiamo sempre dimostrato. Se questo spirito resterà intatto in chi continuerà, l’amore delle persone non verrà meno”.

Abbiamo detto che ci sono stati attriti con la società. Da dove crede che è nata questa tensione? Crede possibile che con l’andare dei risultati, le aspettative si sono gonfiate oltre il giusto?

“I risultati positivi forse hanno inquinato il nostro ambiente. Siamo passati, inconsciamente, dalla leggerezza di vivere un sogno, alla necessità di andare oltre quel sogno, spostando l’asticella ancora più in alto, mostrando forse un poco di presunzione. I play off dovevano essere la nostra vittoria, invece per come ci siamo arrivati e li abbiamo vissuti è stata una sconfitta per tutti. I play off sono passati come la normalità, e vincere il campionato come qualcosa di straordinario non riuscito. Questo è stato il limite, attaccarsi troppo ai risultati, addirittura convincersi di poter vincere il campionato. Nei dilettanti non si può vivere solo di risultati. Quando si parla di progetto bisogna capire che questa parola, a questo livello, vuol dire puntare sulle persone. Qualcosa a un certo punto della stagione è cambiato in questo senso e a volte per rimanere attaccati ai risultati, si rischia di perdere le persone. Può sembrare un rimando alla mia vicenda personale, ma sto parlando del progetto, di quello che è successo in questi anni. Il Costa ha visto andare via molti ragazzi della Costiera. Questo è un errore, da imputare a tutti. Staff tecnico, dirigenziale, fino ai giocatori. I dirigenti avrebbero potuto fare di più per trattenere questi ragazzi, per ascoltare i malumori, ma invece si è pensato solo al risultato. Alla fine cosa ho comportato ciò? Abbiamo preparato il play off, un risultato storico, in 13-14 elementi. Ho visto realtà molto più forti del Costa morire per inseguire solo i risultati. Quindi faccio un appello alla società, di non legarsi a questa visione. Continuare a seminare per il futuro come è stato in passato”.

Ci avviamo alla conclusione. Chi l’ha delusa e chi l’ha sorpresa?

“La rivelazione assoluta è stata l’Eclanese di mister Martino. Penso lui abbia fatto la differenza nel creare un gruppo coeso, granitico. Una squadra che ha giocato con un’identità precisa, un calcio bellissimo. Senza dubbio una squadra che ha riscosso la simpatia di tutti. Mi aspettavo di più dal Faiano per l’esperienza, mentre la Palmese è una nobile che era partita per vincere il campionato. Proprio la Palmese dimostra che avere una rosa forte non è garanzia di risultati, ci sono gli avversari, ci sono i fattori contingenti. Il calcio è fatto di annate e momenti. Inoltre l’anno prossimo ci saranno la Sarnese, Vico Equense, Angri. Sarà ancora più avvincente con queste piazze”.

Una nota sul futuro?

“Ci tengo a precisare che non ho nessuna intenzione di smettere. Vorrei restare in Eccellenza, perchè ho lavorato tanto per tornare in questa categoria, ma non ho problemi eventualmente a prendere altre strade. C’è stato qualche timido approccio, ma i tempi non sono maturi”.

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