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Vicini di mare: il ragazzo arrivato su un palloncino. Esperienza interculturale delle classi quinte di Positano dell’IC “L.Porzio” foto

Siamo gli alunni delle classi quinte della scuola primaria di Positano e vogliamo farvi partecipi di una delle esperienze più significative che abbiamo vissuto quest’anno.

Dalle finestre delle nostre classi scuola primaria di Positano si vede il mare. Quel mare che la maestra Margherita dice che i greci definivano Pontos, un mare da attraversare come percorrendo un ponte. Attraversare il mare significa passare da una terra ad un’altra terra, trovare altri volti, altri ambienti, altre città. Così durante le ore di storia abbiamo osservato i greci arrivare in Italia, i macedoni in Asia e in Africa e poi i romani andare in Africa e in Asia. Per accrescere il potere di un impero, per aumentarne le ricchezze o semplicemente per nutrirsi e trovare nuovi terreni da coltivare, gli uomini si sono sempre spostati e quel mare lo hanno sempre attraversato. Ancora oggi gli uomini attraversano il mare, lo sentiamo ogni giorno al telegiornale, e il più delle volte lo fanno per trovare un posto migliore in cui vivere. Li sentiamo chiamare semplicemente migranti. Invece a scuola abbiamo letto storie di bambini in attesa di salire su un barcone di notte, così spaventati da attaccarsi stretti stretti alle ginocchia della loro mamma o di altri, figli di migranti da anni in Italia, in bilico tra due culture e in quelle storie tutti avevano un proprio nome. Abbiamo discusso a lungo su quanto i bambini ne sapessero dell’argomento e su quali potessero essere delle possibili soluzioni per l’Italia, fino a simulare di trovarci in un’aula parlamentare e proporre delle misure da adottare. Ogni bambino ha avuto la possibilità di parlare ed esporre le proprie idee, a volte anche fantasiose. Quelli che erano d’accordo su molti punti si sono riuniti in un partito che hanno chiamato “Gli unicorni” ed insieme hanno ottenuto una vittoria nel momento delle votazioni, svolte regolarmente, con presidente e segretari. L’idea degli Unicorni riguardava un sistema di accoglienza che avrebbe ripopolato i paesi italiani a bassa densità di popolazione.

Affinché tutto non rimanesse solo un’idea vaga nelle menti, affinché i migranti non rimanessero solo “i migranti” e neppure personaggi di un libro che qualcuno aveva creato, la maestra Sara ha organizzato una videochiamata con un suo ex studente del CPIA, Mutar, partito dal Gambia quattro anni fa, a 15 anni, da solo, senza aver avvertito nessuno, senza aver portato con sé un telefono, accolto in Italia come minore non accompagnato e che ora vive e lavora a Matera. Mutar ci ha raccontato il suo viaggio durato 7 mesi.

“ Sono partito dal Gambia perché mia mamma era morta e io non avevo più nessuno.” ha cominciato Mutar “La mia matrigna mi faceva del male. Io andavo a scuola come voi ma lei non voleva più farmi andare a scuola. Così un giorno ho preso lo zaino, un pullman e me ne sono andato, senza dire niente a nessuno. Ho attraversato il Gambia, il Senegal, Il Mali, anche il deserto, l’Algeria e la Libia. In Libia mi hanno messo in prigione. Ho provato quattro volte ad imbarcarmi perché o la barca era rotta o non mi facevano salire e una volta siamo arrivati in mezzo al mare e poi la barca si è rovesciata e siamo tornati indietro. Sapete? Le barche non sono grandi navi, sono, come dire? Come dei palloncini. Sono molto pericolose. Quando sono salito io eravamo 120 persone e 84 sono cadute in mare, non sapevano nuotare e sono morte. Vedete io come sono stato fortunato?” Mutar ha poi invitato tutti a riflettere sulla differenza tra “emigrato” e “rifugiato”, spiegandoci che lui è un rifugiato, perché tornare in Gambia potrebbe essere pericoloso per la sua vita.

Tutti hanno ascoltato con interesse e hanno posto le loro domande: “ com’è il clima in Africa?”, “cosa si mangia?”, “quali regioni italiane hai visto?”, “quanto sei stato nel deserto?”, “cosa hai mangiato durante il viaggio?”, “come hai imparato l’italiano?”, “in Italia ti sei sentito accettato?”

“L’Africa è grande, non posso dire com’è il clima in Africa.” ha commentato Mutar “Il Gambia, dove sono nato io, è un paese piccolo piccolo che sta nel Senegal. Li fa caldo. Io abitavo vicino al mare come voi e stavo tutti i giorni al mare. In Italia sono stato a Lampedusa, a Palermo, in Puglia e poi in Basilicata e adesso sono andato in vacanza a Milano. Sono andato a scuola per imparare l’italiano, ho fatto l’esame di terza media l’anno scorso, ma io gioco a calcio e questo mi ha aiutato molto a imparare la lingua, perché sono forte e giocando a calcio ho conosciuto tanti amici italiani”. E allora il calcio è diventato terreno d’incontro, ponte tra Positano e Matera. Ognuno dice in che ruolo gioca, per quale squadra tifa, quale, secondo lui, è il giocatore più forte al mondo…

Insomma, alla fine abbiamo salutato Mutar contenti di averlo conosciuto.

Il percorso interculturale finora svolto mira a renderci cittadini attivi, capaci di costruirci delle idee personali sulla base delle nostre esperienze e non del sentito dire, cittadini del mondo capaci di osservare e giudicare criticamente i continui cambiamenti della realtà. Inoltre ci apre alla pluralità, all’arricchimento personale attraverso il contatto col diverso già così ben rappresentato in un contesto cosi variegato come quello della nostra Positano.

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