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Libri. Su “Cuorineri il direttore” di Simona Pino d’Astore, nota-intervista a cura di Pino Cotarelli. foto

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Articolo-intervista di Pino Cotarelli – Su “Cuorineri il direttore” di Simona Pino d’Astore.

L’autrice Simona Pino d’Astore, nel suo romanzo/inchiesta dal titolo “Cuorineri Il direttore”, della collana Black Line della Graus Edizioni (pp. 176, euro 15,00), racconta in maniera romanzata, fatti realmente accaduti, in una Brindisi violata dal contrabbando, dallo spaccio e dalla corruzione, in cui si intersecano le vite e le vicende di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso. Indaga sulle loro vite e sulla loro difficile fanciullezza, per ricercare le ragioni di una scelta che li porterà ai vertici della malavita organizzata. Un’analisi psicologica dell’infanzia fatta di privazioni, di isolamento, di troppe differenze con gli altri, di genitori anaffettivi, di violenze domestiche e di difficile sopravvivenza. Racconta come i tre già da ragazzi, hanno voluto apprendere i rudimenti del malaffare e come poi maturano successivamente il desiderato “riscatto sociale”, percorrendo la scorciatoia criminale per diventare professionisti del malaffare ed accedere al denaro facile, al “rispetto” conquistato con la forza, al lusso e alla vita agiata. Un compenso al rischio permanente di perdere la propria vita ed una giustificazione nella vita di stenti condotta che è ormai alle spalle. Una descrizione minuziosa dell’ascesa alle gerarchie malavitose conquistata con rapine, furti, omicidi e guerre con altri clan e poi il vanto della permanenza in carcere che dava ancor più prestigio. Una condotta esemplare da camorristi senza pentimento che qualche volta si arenava in un dolce presenza femminile. Il destino riserverà a Luigi Narcisi un inaspettato e repentino cambiamento a seguito di un incidente, che lo porterà ad imboccare la strada del riscatto della sua città dalla malavita organizzata e in questo coinvolgerà l’amico fidato Petisso e la giornalista Anna, amica di scuola, sempre disponibile che sapeva intravedere il suo lato buono.

-Un romanzo in cui la realtà supera la fantasia?
Sì perché è un romanzo un po’ sui generis’ che ho definito romanzo/verità proprio per i contenuti reali legati sia alle vere storie dei personaggi che ai racconti di ciò che è avvenuto sul territorio in cui vivo in 30 anni di delinquenza legata alla malavita e alla politica.

-Affermi che quella di Franco Altavilla, Luigi Narcisi e Luigi Patisso è una scelta criminale che va ricercata nel periodo difficile della fanciullezza, ma è sempre così?
In qualche modo si, per un motivo o per un altro, tutto è necessariamente legato alla vita che hai condotto da piccolo e soprattutto a come l’hai percepita. Siamo tutti vittime di altre vittime, purtroppo.

-Una città, Brindisi, che non sa riscattarsi? Perché preferisce la tolleranza e la complicità per una criminalità che pratica il malaffare, il contrabbando, il traffico di droga e di armi? Può essere l’unica economia possibile?
Piuttosto direi una città che non è stata aiutata a riscattarsi, perché non si può ignorare che senza la corruzione di alcuni strati sociali legata spessissimo anche alla politica e agli uomini in divisa, il malaffare non esisterebbe.

-Il contrasto con l’operazione Primavera e la legge n. 50 del 1994, non riesce ad arginare il fenomeno criminale anzi favoriscono l’emigrazione dei pochi onesti?
L’operazione primavera è riuscita solo in parte ad arginare il fenomeno. Purtroppo il recupero di molti malavitosi è passato attraverso la politica locale di allora che lo ha continuato ad utilizzare strumentalmente, in maniera indiscriminata solo per procurarsi voti nelle campagne elettorali e favori di altro genere. Finché non cambierà il modus operandi di molti uomini che detengono il potere, nulla potrà mutare.

– Il mondo criminale brindisino si adegua all’evoluzione tecnologica ricorrendo ad uomini scolarizzati con capacità imprenditoriali, formando e assoldando politici, le forze dell’ordine riusciranno anche loro a rinnovare le loro tecniche di contrasto?
Credo che le forze dell’ordine e parlo ovviamente della parte buona di loro che è evidentemente è preponderante non siano fornite degli strumenti adatti a contrastare questo fenomeno. Oltre ad avere stipendi assolutamente inadeguati. Spesso quindi in parte preferiscono, in parte sono costretti a fare il minimo indispensabile; come suole dirsi quel che passa il governo.

– Individui Luigi Patisso come cuorenero, perché hai scelto questo simbolo come titolo del romanzo?
In realtà si chiama cuorineri perché tutti coloro che sono appartenuti e che appartengono ad un certo tipo di ambiente possono essere definiti così. Lo spunto è venuto da una serie di cuori neri che magicamente sono apparsi sul mio cammino in vari luoghi durante la stesura del romanzo.

-Una logica perversa in difesa della donna quella di Carmine Mola?
Assolutamente perversa e che fa comprendere come spesso questi uomini siano contraddittori e abbiano una doppia personalità che si adegua alle situazioni in cui si vengono a trovare, molto spesso per giustificare le loro azioni. Tutto comunque retaggio del mondo in cui sono nati e cresciuti.

-Operatori penitenziari e malavitosi vivono la stessa vita, reclusi entrambi. E presumibilmente che questo possa favorire il fenomeno della facile corruzione degli agenti di custodia?
Sono reclusi entrambi esattamente, fino spesso a mescolare le loro vite e percepire questa commistione come la normalità nella quale non trova più spazio il confine tra il bene e il male. Gli stipendi bassi in adeguati con cui questi lavoratori dello Stato vengono retribuiti fanno il resto.

-Quando ci incontriamo la mattina con gli amici con cui abbiamo condiviso l’ennesima notte brava, ci salutiamo dicendoci: “buongiorno, anche se per noi potrebbe essere l’ultimo giorno”. Un destino già segnato ed accettato?
Nascere in un ambiente impregnato di malavita significa imparare fin da piccoli a delinquere ed a commettere crimini con la consapevolezza che gli stessi possano condurre a due strade certe molto simili tra loro: la morte o L’ergastolo.

-Giovanni tradisce il padre ed il padre tradisce Giovanni, non hanno valore i rapporti familiari nella logica malavitosa, come si possono rinnegare?
I rapporti familiari assumono nella vita di queste persone dei contorni a dir poco strani. Da un lato sembrano prevalere legami stretti e da affetto soprattutto esteriormente quando si tratta di santificare le feste o apparire. Ma è semplicemente un modo per dimostrare che si mantengono le tradizioni. Nella realtà quanto più si sale nella piramide malavitosa tantomeno contano i rapporti affettivi e familiari: “mors tua vita mea”.

-Gabriele Santonico simbolo impunito di politico corrotto?
È il politico corrotto per eccellenza quello che utilizza impunemente la malavita in maniera evidente e sistematica, ma vuole apparire pulito e pertanto non si interfaccia quasi mai personalmente con i delinquenti, ma utilizza i suoi galoppini che rischiano in prima persona al posto suo, solo per mantenere un ruolo.

-Un rapporto complicato quello degli uomini di malaffare con le proprie donne?
Spesso questi uomini hanno avuto anche un rapporto complicato con la madre e lo trasferiscono sulle altre donne. Alcuni vivendo rapporti sentimentali travagliati, altri non riescono a mettersi con alcuna. Quando invece è la donna ad inserirsi nell’ambiente le cose si invertono totalmente. A questo punto l’uomo viene dal punto di vista emotivo ed amoroso totalmente fagocitato da lei. Ma questa è un’altra storia che vedremo nel sequel.

-Per un carcerato, il giorno più bello, dovrebbe essere la sua liberazione. E invece troppo spesso ne hanno paura, perché il percorso che li aspetta si prospetta più difficile della stessa detenzione: non c’è un progetto di vita, non c’è una casa, non c’è una famiglia ad attenderlo, non c’è un lavoro. Come si può favorire il reinserimento di chi ha scelto la legalità?
Il reinserimento non deve essere solo una cosa materiale ma soprattutto psicologica e va fatto quando ancora manca del tempo per il ritorno in libertà. Sono tantissimi gli uomini che preferiscono il suicidio all’uscita dal carcere. Se riescono a comprendere che un’altra vita è possibile non c’è soltanto un reinserimento, ma c’è un recupero, diversamente le cose diventano molto complicate.

-Anna giornalista di cronache di camorra simbolo del riscatto della società brindisina? Sarà comunque necessario sempre l’appoggio di malavitosi seppur in parte riabilitati?
Si comprende benissimo che lei accetta di interagire con questi uomini solo perché ne intravede la redenzione. Il cambiamento sarà “conditio sine qua non” per continuare ad interagire anche con altri come loro.

SIMONA PINO D’ASTORE nasce a Brindisi, città dove vive con il marito e i suoi tre figli. Dopo aver intrapreso gli studi in Giurisprudenza accrescendo l’interesse per la criminologia, si dedica al giornalismo, scrivendo per diversi quotidiani e riviste, oltre a ideare e condurre programmi a livello locale. La sua predisposizione per la scrittura e la poesia la portano a elaborare diversi manoscritti, ancora inediti. Un’altra sua passione è stata la politica, alla quale si è dedicata per diversi anni, per poi divenire abile consulente di marketing politico, mietendo successi e soddisfazioni in questo campo. Da qualche anno, ha intrapreso l’approfondimento di vicende reali, soprattutto di cronaca nera e del mistero.

Pino Cotarelli

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