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Costa d’Amalfi soffocata dal traffico. Lassù nessuno ci ama

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Don Fabrizio Corbera, principe di Salina, duca di Querceta, marchese di Donnafugata, era un uomo concreto e senza più illusioni. Aveva capito che i piemontesi non avrebbero mai cambiato la Sicilia e, per questo, decise di rifiutare l’incarico di Senatore del Regno offerto dal delegato Chevalley. Gli disse: “in Sicilia, non importa far male o far bene. Il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare”.

Il nipote, Tancredi, era un giovane cinico e spregiudicato. Per lui, i piemontesi erano da aiutare perché: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Lo disse allo zio, prima di unirsi ai garibaldini.

Beh, se Giuseppe Tomasi di Lampedusa avesse ambientato il suo “Gattopardo” in Costiera Amalfitana, invece che a Donnafugata, non avrebbe avuto necessità di modificare i dialoghi.

E’ di queste ore la notizia del fallimento di un tavolo di confronto presso la Prefettura di Salerno tra Sindaci e rappresentanti delle aziende di trasporto per individuare una soluzione al problema del traffico lungo la SS 163. La proposta avanzata dai Sindaci era quella di introdurre finestre orarie di divieto per gli autobus. A leggere i giornali, sembra sia stata sconfitta dal cartello dei trasportatori.

E, a quanto pare, è rimasta inascoltata anche la petizione delle Associazioni civiche, sottoscritta da ben 9.200 persone, a sostegno di un più drastico provvedimento di divieto di transito ai mezzi pesanti con lunghezza superiore agli 8 metri e la istituzione di una ZTL con controlli ai varchi di accesso.

Sembrava dovesse cambiare tutto, e non è cambiato niente.

Così, dopo i disagi patiti ancora una volta nello scorso anno, dopo le vergogne, gli incidenti con feriti e, purtroppo, anche con vittime, ancora resta irrisolto il problema su come “salvaguardare” la vita in un territorio che “esalta” proprio la vita.

E siamo a Pasqua. Ormai fuori tempo per una qualche decisione che non sia il classico “pannicello”.

L’unica certezza, uscita dalla riunione in Prefettura, è la conferma della ordinanza Anas n. 29 del 2013 con la quale, sei anni fa, si voleva regolamentare la circolazione nell’intera fascia costiera.

Non sappiamo se qualcuno abbia avuto il “coraggio” di leggerla tutta, quell’ordinanza, e se ne abbia immaginato l’applicazione da parte di qualche “povero” vigile urbano chiamato a verificare, per gli autobus, orario, luogo di partenza e di destinazione, senso di marcia, sede della società proprietaria, lunghezza del mezzo e, per gli autocarri, anche la portata e la merce trasportata. Ci vorrebbero Pepper o Sophia, umanoidi con intelligenza artificiale.

Peraltro, i divieti “inderogabili” della direttiva sono stati poi “derogati” da contrapposte previsioni che, di fatto, hanno introdotto “discriminazioni” e “lesioni della concorrenza” puntualmente censurate da una sentenza del TAR su istanza di alcuni trasportatori. E’ bello vincere facile!

Così, non dubitiamo che anche quest’anno sarà caos totale. Abbiamo iniziato con la “Pasquetta”.

Ma, di tutto questo, cosa ne pensano i residenti? E’ possibile che possano accettare di essere “prigionieri” in casa nelle giornate di traffico infernale e di essere esposti al rischio di eventi denegati e malaugurati che potrebbero mettere in pericolo la incolumità di tutti? Quali “vie di fuga” esistono come alternative alla SS 163?

Ed è possibile che Enti e Autorità restino indifferenti pur essendo responsabili della salute e della integrità fisica dei propri cittadini?

E qui, ci soccorre la spiegazione di don Fabrizio, marchese di Donnafugata.

Perché anche in Costiera, come nella Sicilia di una volta, sembra non ci sia disponibilità a “perdonare il peccato del fare”. Anche qui sembra vivo il timore che, nel “fare qualcosa”, possano essere intaccate situazioni fortemente consolidate costruite grazie agli spazi di manovra offerti dal torpore indotto proprio dal “non fare”.

Qui, però, c’è qualcosa in più, rispetto a Donnafugata.

Qui ci sono le “guerre” locali, i contrasti, le gelosie tra operatori economici, le azioni concorrenziali tra corporazioni per accaparrarsi anche l’ultimo dei clienti. Una lotta inaccettabile, soprattutto perché in tutti i luoghi la domanda sopravanza di gran lunga l’offerta e c’è “trippa” per tutti.

A condizione di non pretendere tutta la trippa.

E le contrapposizioni si manifestano, purtroppo, anche tra gli Amministratori Locali che, per tutelare gli interessi delle rispettive Comunità, non favoriscono forme di collaborazione per la difesa del “bene comune”. Rileviamo che all’incontro erano presenti solo i Sindaci di Positano, Praiano, Amalfi, Ravello e Cetara. Gli altri erano assenti giustificati?

Così, anche progetti di trapanazione, limatura e piallatura delle montagne sono elaborati con riferimento esclusivo agli interessi locali e senza pensare alle difficoltà indotte nelle aree limitrofe o ai danni arrecati al territorio, “patrimonio di tutti”. Dimenticando, cioè, che la Costiera è un bene unitario, a “vasi comunicanti”, dove quello che succede in un borgo si riflette, immediatamente, in quelli precedente e successivo. Nessuno dovrebbe pensare di continuare a ballare, se la sala è sul ponte del Titanic.

E, mentre altrove si avviano progetti turistici “unitari” basati sull’utilizzo di mezzi ecologici, sui trasporti collettivi, sulla tutela dell’ambiente, sulla informatizzazione avanzata, in Costiera si continua a diffondere polveri sottili e veleni, a stare in fila sotto il sole mentre taxi e NCC si fanno la guerra, gli autobus si incastrano e stringono i ciclisti e i pedoni sotto i muri, le auto strombazzano in ogni dove. E, poi, si apre una Pro Loco ad Amalfi o a Cetara per incentivare i “flussi turistici di Amalfi o Cetara” (!) e si organizzano manifestazioni di carattere “locale”. In Costiera tutto dovrebbe essere “globale”. Perché anche i liquami si scaricano nell’unico mare.

In passato, ci siamo permessi di dare dei suggerimenti. Per amore dei luoghi. Non per interesse. Non ne abbiamo l’età. Sono sulla pagina Fb (cfr. anche:il vescovado, z.o.n. e salernonotizie.it).

Abbiamo parlato di “aree attrezzate” di interscambio nei quattro varchi a monte, di navette ecologiche, veloci e in circolarità continua lungo linee orizzontali e verticali, di elevatori meccanici, di corse integrate mare-terra-monti, di divieti per i pendolari in auto, di dimensione dei mezzi, di parcheggi, di contributi per veicoli ecologici, di car sharing o car pooling, di un unico sportello turistico web per mettere in rete tutte le attività del territorio. E di altro ancora.

Certo, non speravamo di essere ascoltati. Del resto, se gli esiti di incontri ai “più alti livelli” sono questi, non ci poteva essere speranza.

Aveva proprio ragione don Fabrizio, marchese di Donnafugata.

Non si può cambiare un popolo che è convinto di vivere bene, “non facendo”, e non crede, probabilmente, di poter vivere meglio, “facendo qualcosa”. E non comprende che il benessere futuro di quell’angolo di Paradiso “concesso in comodato” non si difende dichiarando di voler cambiare tutto perché non cambi niente. I figli e nipoti, futuri comodatari, ne chiederanno conto.

Forse, Donnafugata è veramente in Costiera Amalfitana.

La Costiera ha bisogno di amo

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