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Arresti per usura fra Castellammare e Torre anche minacce di morte

Arresti per usura fra Castellammare e Torre anche minacce di morte Dieci anni di terrore per avere accettato i soldi dalle mani sbagliate. Poi la decisione di uscire da un giro che lo mandava sempre più a fondo e che aveva fatto finire nel baratro anche parenti e amici colpevoli di avere cercato di salvarlo. Dalla denuncia di un netturbino di Castellammare è partita un’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di sei usurai tra Torre Annunziata e Trecase. Operazione eseguita dagli uomini della Guardia di Finanza stabiese. “Vengo ad incendiarti la macchina se non paghi” gli dicevano per farsi consegnare interessi anche del 240% rispetto alla cifra data allo stabiese. Una situazione che costringeva le vittime, impossibilitate a restituire cifre esorbitanti, ad intestare agli strozzini case e terreni senza riuscire a liberarsi mai dal ricatto. In manette sono finiti Salvatore Musto, 55 anni, Giuseppe Esposito cinquantenne, Amedeo Nazionale di 72 anni, Filippo Longobardi di 52 e due donne: Ida Flauto di 68 anni e Anna Gioia Costabile di 32. Le due donne sono rispettivamente moglie e cognata di Alessandro e Pasquale Fiorente, detto il nano. I due sono i narcotrafficanti dell’inchiesta che coinvolse anche la “dama bianca” Federica Gagliardi. Nei prestiti usurai venivano investiti i soldi di un giro ben più vasto, un modo sicuro per farli fruttare. Pasquale Fiorente raccoglieva il denaro dalle organizzazioni criminali italiane e andava ad acquistare la droga in America Latina provvedendo al trasporto nel nostro Paese. Fu arrestato in Cile due anni fa e solo lo scorso giugno è stato estradato. Le accuse mosse ai sei indagati da parte del pm Antonella Lauri della Procura di Torre Annunziata, che ha disposto il fermo, sono di usura ed estorsione, con minaccia di uso di armi. Grazie ad intercettazioni telefoniche e attraverso riscontri analitici, le fiamme gialle stabiesi sono riuscite ad accertare come gli indagati, a fronte dei prestiti concessi, richiedevano e ottenevano, applicando alle somme corrisposte tassi di interesse superiori anche al 240 % annuale, non solo la restituzione di denaro contante, ma anche l’intestazione diretta di beni immobili, obbligati a cederli quando ormai non erano più in grado di onorare i propri debiti. La vittima principale era stata costretta a coinvolgere suo malgrado anche alcuni parenti stretti e degli amici, che avevano fatto da garanti con gli strozzini. Un giro perverso da cui per dieci anni non era riuscito ad uscire. Poi la denuncia e gli arresti.

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