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Vico Equense raid punitivi e pestaggi per gestire il giro della droga fino a Sorrento

Vico Equense raid punitivi e pestaggi per gestire il giro della droga fino a Sorrento . Anche minorenni, bruciavano le auto o pestavano i pusher ribelli su presunti ordini di Fabio Di Martino e Mario Molinari. Sono solo alcuni dei retroscena dell’inchiesta Terra delle Sirene che nella giornata di ieri ha portato al fermo di 26 persone, ben 14 in carcere. Secondo la Procura di Torre Annunziata e dei carabinieri che hanno compiuto l’indagine, il clan Di Martino di Gragnano aveva puntato al mercato della droga costiero partendo da Vico Equense e arrivando fino a Sorrento. A capo dell’organizzazione criminale c’era il figlio di Leonardo Di Martino, Fabio, con precedenti penali e coinvolto nell’inchiesta Golden Gol. In sua compagnia anche lo zio, Mario Molinari, fratello della mamma Annamaria Molinari (anche lei detenuta da qualche anno).

Nelle decine di intercettazioni telefoniche e ambientali, i militari sono riusciti a ricostruire il modus operandi della famiglia Di Martino nel territorio vicano. A Moiano, frazione del Comune di Vico Equense a pochi km dal Faito, sono state distrutte centinaia di piantagioni di cannabis che era pronta per essere coltivata e poi rivenduta sul mercato.

Fabio Di Martino e Mario Molinari potevano contare su un gruppo di affiliati tutti di Vico e Sorrento che spacciavano le sostanze stupefacenti e rispettavano i patti con Gragnano. Dall’informativa emerge anche un dato importante: la violenza. I boss erano pronti a sfidare i pusher ribelli incendiando loro le auto e spesso dando vita anche a dei raid punitivi.

Ed è proprio dopo un’auto incendiata a Vico Equense all’inizio del 2018 che è partita l’operazione Terra delle Sirene che si è conclusa nella giornata di ieri. I Di Martino, che controllano già gli affari dei Monti Lattari, si sono spinti fino a Sorrento pur di incrementare il proprio guadagno. In particolare emerge anche una certa somiglianza nei comportamenti fra Fabio e Antonio Di Martino. Il primo gestiva gli affari in penisola come il fratello nei Monti Lattari (secondo quanto ricostruito dall’inchiesta Olimpo che lo vede coinvolto). Chi non rispetta gli ordini, deve pagare: una regola ferrea per il clan di Gragnan

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