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Via i sigilli alle attività del “re” del pane a Cava de’ Tirreni Dissequestrato il patrimonio della famiglia Di Martino

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Dissequestrato il patrimonio della famiglia Di Marino , il re del pane, titolare tra le altre attività della panetteria “La boutique del pane”, finita in amministrazione controllata, per un valore complessivo di circa due milioni di euro. La decisione è arrivata dai giudici del tribunale del Riesame di Salerno, che hanno accolto l’istanza presentata dal legale di fiducia Arturo Della Monica , difensore dell’indagato e dei familiari con l’avvocato FrancescoRizzo .

La Dia di Salerno nei mesi scorsi aveva sequestrato il patrimonio di Antonio Di Marino nel mezzo dell’inchiesta antimafia portata avanti dalla procura distrettuale di Salerno contro il gruppo facente capo alla famiglia criminale degli

Zullo , egemone a Cava: il decreto preventivo era stato disposto dal giudice per le indagini preliminari, con Di Marino tuttora recluso in regime di custodia cautelare in carcere. A settembre scorso il nucleo operativo della Dia arrestò 14 persone accusate a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione e usura commessi con l’aggravante del metodo mafioso, nonché associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con il contestuale blocco patrimoniale a Di Marino: secondo gli inquirenti quei beni erano stati accumulati illecitamente nel corso degli ultimi anni, con risultanze in tal senso arrivate da articolate e minuziose attività di indagine patrimoniale.

La sproporzione patrimoniale evidenziata in quella fase carico di Antonio Di Marino, rispetto alle patrimonialità esigue determinate dall’attività lavorativa, è stata ora ribaltata dal tribunale della libertà. Gli agenti in precedenza avevano posto sotto sequestro la società “La Boutique del pane S.r.l.”, con sede legale e operativa a Cava dé Tirreni, avente per oggetto sociale la produzione di pane e prodotti da forno, per un valore complessivo di circa due milioni di euro, con stop ai conti correnti dei famliari, in particolare le sorelle e il cognato di Di Marino, non attinti da alcuna inchiesta.

La procura a gennaio scorso aveva fatto scattare le ultime ordinanze a carico di Geraldine Zullo e il proprietario di tre panifici a Cava de’ Tirreni, Antonio Di Marino: a fine estate, settembre 2018 il blitz dell’inchiesta ribattezzata Hyppocampus aveva scosso la cittadina di Cava de’ Tirreni, coinvolgendo un amministratore pubblico e dei funzionari che gli Zullo, guidati dal padre Dante, portavano avanti. Negli affari di ‘o Cavallaro – come viene chiamato il capo famiglia degli Zullo – sarebbe stata ben inserita Geraldine, con ipotesi accusatorie di usura ed estorsione contestate a vario titolo. L’indagine aveva individuato responsabilità a carico del panettiere cavese Di Marino inserito negli affari di Zullo in una posizione importante, con ruolo di primo piano. Ancora, a suo carico erano finite sotto sequestro le società “Fresco Pane S.r.l.” e “Italy Food S.r.l.”, entrambe con sede a Cava de’ Tirreni, per un valore complessivo di circa un milione di euro, in un’ulteriore tranche dell’operazione. La Boutique in questione, rivolta alla produzione di prodotti da forno, era in amministrazione controllata da sei mesi circa, con il sequestro disposto dal tribunale in accordo con il prospetto accusatorio della Dia di Salerno. I beni e gli introiti derivanti dal lavoro di panetteria, così come la presunta sproporzione ravvisata dall’attività di indagine, secondo il Riesame erano del tutto leciti, giustificati e totalmente dimostrati, documentalmente, come evidenziato dalla memoria difensiva presentata dalla difesa. Su tale base, il tribunale ha ribaltato il primo provvedimento, disponendo l’immediato sblocco del patrimonio di Di Marino che, intanto, resta resta in carcere, sottoposto ad inchiesta, con iter separato. (atg)

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