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PULIZIA DEL SEPOLCRETO ENEOLITICO DI TRINITA’

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Vediamo dalle foto postate dal Sig Sindaco Dott Vincenzo Iaccarino sui social, che si stanno svolgendo  lavori di pulizia del sepolcreto della Trinità. Operazione importante che ci spinge a cercare la planimetria dello scavo effettuato da Claude Albore Livadie nel 1987. Nel volume Archeologia a Piano di Sorrento troviamo il racconto dello scavo, l’inquadratura cronologica e i reperti caratterizzanti come la famosa “saliera”. Che questa pulizia non voglia dare un prosieguo agli scavi? Che sotto la palestra della scuola vi è ancora moltissimo è un dato risaputo.

Lucio Esposito

 

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dal libro ARCHEOLOGIA A PIANO DI SORRENTO

sepolcreto eneolitico
in località Trinità
All’inizio del 1987 una segnalazione anonima
rivelò che, a Piano di Sorrento,
nell’area della scuola media statale Michele
Massa (loc. Trinità), era venuta in
luce, poco dopo il terremoto, in occasione
di lavori per il costruendo edificio
scolastico, una sepoltura ipogea. Nello
sbancare la parte superiore del piano tufaceo
era stato sfondato il tetto della cella
funeraria, mettendo in luce resti ossei
ed un cospicuo numero di vasi e di oggetti
litici che furono immediatamente
prelevati dagli scopritori.
Grazie a questa informazione che indicava
l’esatta ubicazione del rinvenimento
e con il fiducioso appoggio del
Comune di Piano che mise a disposizione,
in accordo con la Soprintendenza di
Napoli e Caserta, alcuni operai municipali,
si poté ritrovare rapidamente la cavità
in questione.
L’indagine effettuata sotto la direzione
scientifica della scrivente nel febbraio
1987 individuò _ben presto una tomba
(la tomba 1) del tipo a grotticella artificiale
con cella ellittica con il tetto sfondato
dal passaggio di una pala meccanica.
Un grande chiusino calcareo in posto era
ben visibile dall’interno della cella, ingombra
del terreno ributtato dalla pala
meccanica e dei massi pertinenti alla volta
crollata. Sul piano di deposizione si
recuperarono alcuni frammenti di ceramica
d’impasto con le rotture ancora fresche
· ed, al centro, scarsi resti di uno
scheletro (Tav. 13a/b).
L’interesse suscitato nelle Istituzioni e
nei mass-media dal rinvenimento portò
alla consegna di tutto il corredo impunemente
asportato dagli scopritori. Anche
se esso è piuttosto ricco (ma nella
«tomba del capo tribù» di Mirabella
SCUOLA MEDIA STATALE
MICHELE MASSA
Tav. 12 – Planimetria dello scavo 1987 (rilievo Sopr. Arch. di Napoli e Caserta).

 

cospicuo), e con tutte le cautele dovute
alle vicissitudini del rinvenimento, sembrerebbe
trattarsi di una deposizione singola.
L’industria litica era rappresentata
da un grande pugnale bifacciale del tipo
a lama fogliata e da due pugnali del tipo
a largo codolo con faccia ventrale piana
e lama stretta; la ceramica da cinque vasi
per versare, tutti accuratamente levigati
e, tranne uno, lucidati. Si tratta di
due vasi a fiasco, di una brocca più massiccia
del tipo con ansa al collo ed alla
spalla, di un boccale d’impasto non lucidato
con ansa all’orlo ed alla spalla ed
infine di una brocchetta con ansa «ad
orecchio d’asino». Assai frammentario
è un piccolo vaso a fiasco tendente al
troncoconico, affine all’esemplare rinvenuto
nei pozzi 2 e 4. I vasi chiusi erano
rappresentati da tre pissidi con coperchletto,
decorate con fasce verticali, parzialmente
marginate o non marginate, di
puntini impressi con l’uso del pettine
(Tav. VII a e b).Una grande saliera con
ponte orizzontale recava sulla spalla, ali’
attacco del colletto, una serie di coppelle
negative.
Il chiusino calcareo, dietro al quale erano
alcune pietre di arenaria che lo rincalza
vano, chiudeva un vestibolo
d’accesso alla tomba. Questi ciottoli, la
cui forma è quella che tipicamente assumono
i clasti di questi litotipi quando
sono trasportati da acque incanalate, furono
probabilmente raccolti sul greto del
torrente che scorre poco lontano dal sito.
Il terreno molto indurito, che ingombrava
il vestibolo dall’andamento a
dromos ed a forma di stretto budello,
era del tutto privo di frammenti d’impasto.
Vicino alla tomba 1, risparmiato

cospicuo), e con tutte le cautele dovute
alle vicissitudini del rinvenimento, sembrerebbe
trattarsi di una deposizione singola.
L’industria litica era rappresentata
da un grande pugnale bifacciale del tipo
a lama fogliata e da due pugnali del tipo
a largo codolo con faccia ventrale piana
e lama stretta; la ceramica da cinque vasi
per versare, tutti accuratamente levigati
e, tranne uno, lucidati. Si tratta di
due vasi a fiasco, di una brocca più massiccia
del tipo con ansa al collo ed alla
spalla, di un boccale d’impasto non lucidato
con ansa all’orlo ed alla spalla ed
infine di una brocchetta con ansa «ad
orecchio d’asino». Assai frammentario
è un piccolo vaso a fiasco tendente al
troncoconico, affine all’esemplare rinvenuto
nei pozzi 2 e 4. I vasi chiusi erano
rappresentati da tre pissidi con coperchletto,
decorate con fasce verticali, parzialmente
marginate o non marginate, di
puntini impressi con l’uso del pettine
(Tav. VII a e b).Una grande saliera con
ponte orizzontale recava sulla spalla, ali’
attacco del colletto, una serie di coppelle
negative.
Il chiusino calcareo, dietro al quale erano
alcune pietre di arenaria che lo rincalza
vano, chiudeva un vestibolo
d’accesso alla tomba. Questi ciottoli, la
cui forma è quella che tipicamente assumono
i clasti di questi litotipi quando
sono trasportati da acque incanalate, furono
probabilmente raccolti sul greto del
torrente che scorre poco lontano dal sito.
Il terreno molto indurito, che ingombrava
il vestibolo dall’andamento a
dromos ed a forma di stretto budello,
era del tutto privo di frammenti d’impasto.
Vicino alla tomba 1, risparmiato
40
dalla pala meccanica, è stato rinvenuto
uno spesso lembo di argilla rossiccia conservato
su meno di due metri di lunghezza
e con andamento subcircolare,
grosso modo simile a quello della camera
funeraria. Alto nel tratto più integro
circa 10/15 cm sopra il piano tufaceo è
stato oggetto di osservazioni mineralogiche
(di J. Cape! Martinez, F. Huertas
e]. Linares in questo catalogo). Questa
striscia di argilla assai grossolana si stendeva
a mo’ di cupola su un tumuletto
di terreno scuro che doveva segnalare
la cella 1 ed evidenziarla tra le altre sepolture.
Ricorda «la massa terrosa di forma
cilindrica alta circa cm. 50 » inglobata
da «una coltre di terra di natura argillosa
» che Voza descrive sopra il vestibolo
della tomba IX Gaudo (VozA 1974). L’analisi
comparata dei campioni di argilla
della «cupola» e del terreno del tumulo
ha precisato l’identità geomineralogica
dei due campioni, fatta eccezione del minerale
di analcime presente nel terreno
ed invece assente nell’argilla. È noto che
quando questo minerale viene sottoposto
ad una temperatura superiore ai 400°
e perde la sua acqua e si trasforma in
plagioclasio. Sembrerebbe dunque che
uno strato di terreno argilloso di origine
locale sia stato intenzionalmente esteso
vicino e sopra la tomba 1 e sottoposto
ad una cottura elementare (forse con fascine
e paglia bruciate in loco), indurendolo
e rendendolo resistente alle
intemperie. Ques.to tumulo, nonché altri
aspetti del rituale che sembra possibile
individuare, convergono nel dare alla
sepoltura un carattere di particolare rilievo.
L’associazione di tre pugnali a corredo
di una deposizione è nota a Gaudo
in una sola tomba (tomba B Sestieri

a Mirabella Eclano, nella <(tomba del capo
tribù», sono tre pugnali, di rame però,
del tipo a codolo triangolare associati
a due pugnali stiloidi in selce e a numerose
frecce (42 esemplari) e microliti (36
esemplari). Sia a Mirabella Eclano sia
a Gaudo i pugnali sono anche associati
a frecce. L’assenza di cuspidi nella tomba
1 è forse dovuta alle circostanze infelici
della scoperta. Se i pugnali del tipo
bifacciale o a largo codolo possono essere
considerati come daghe, ed i pugnali
a tallone espanso come armi da getto
(lance o giavellotti), avremmo a che fare,
nei tre casi suddetti, con una panoplia
complessa per combattimento
ravvicinato ed a distanza. Quest’associazione,
malgrado la scarsità dei riscontri
finora effettuati, appare l’attributo di armati
di rango preminente, ai quali vengono
riservate particolari attenzioni.
Nella tomba B della necropoli di Gaudo
erano depositate le salme di solo due individui;
nella «tomba del capo tribù» di
Mirabella Eclano, che spicca tra le altre
sepolture per il carattere singolo della
deposizione, era particolarmente ricco e
vario il corredo ceramico e litico.
La regolare campagna di scavo successivamente
condotta nei mesi di luglio e
agosto e in parte del mese di settembre
ha messo in luce altre quattro strutture
funerarie del tipo a grotticella artificiale
(Tombe 2-5) al di sotto di un livello insediativo
in uso dal VI all’inizio del II
sec. a.C. (Tavv. 14a/b/c, 15, 16, 17a/b).
Non si sono individuate altre «cupole»
sulle tombe esplorate né altri sema come
quello costituito da pietre raggrup·
pate documentato in altre necropoli della
stessa cultura.

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