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PENISOLA: DROGA – I BABY PUSHER “LAVORAVANO” IN CAMBIO DI COCAINA

Si facevano pagare con delle palline di cocaina, oppure con delle “stecche” di fumo, i minorenni che “lavoravano” per la malavita organizzata della penisola. I loro incarichi erano quelli di confezionare hashish, marijuana, ma anche di incendiare auto e fare tutto “il lavoro sporco” di cui necessitavano “i grandi”. I baby-pusher erano il jolly dei narcos, trasportavano la droga e la consegnavano ai clienti, ma non finiva qui: erano incaricati di portare a termine i raid armati contro chi remava loro contro, anche quando si trattava di forze dell’ordine.

Nel fascicolo di circa 850 pagine sull’inchiesta “Terre delle Sirene” è descritta quella notte in cui uno dei bambini della malavita incendiò l’auto di un imprenditore, il minore diede fuoco a una bottiglia colma di benzina, in quella che doveva essere una spedizione punitiva presso la vittima. Ma a pagarne i danni fu anche lui stesso, dal momento che rimase danneggiato dall’esplosione e fu condotto al pronto soccorso con escoriazioni in tutto il corpo.

Venivano usati anche per fare la guardia alle coltivazioni, ed avvisare nel momento in cui si fossero avvicinate le forze dell’ordine. Insomma, forse erano davvero fortunati quando veniva chiesto loro “solo” di forare le ruote a qualcuno, o di fare la guardia, visto che durante le spedizioni punitive rischiavano davvero grosso, rischiavano di rimanere coinvolti in colpi di pistola ed esplosioni. Nessuno si ricordava che fossero dei bambini. Davano loro l’illusione di essere trattati come i grandi, e forse il rispetto di questi ultimi dava loro autostima e gratificazione. Un’ illusione che serviva loro solo per sfruttarli, per renderli schiavi delle sostanze. E schiavi ci erano diventati per davvero. Bambini tossicodipendenti, che in tenera età chiedevano di essere retribuiti per i loro “servizi” in cambio di cocaina. I baby-pusher erano dotati di “coraggio e disponibilità” – descrive il gip – apprezzati da narcos e spacciatori, i quali non ci pensavano due volte a mandarli in prima linea nei loro piani criminali. Secondo i pm di Torre Annunziata esisteva una vera organizzazione di piccoli soldati, pronti a rischiare la vita in cambio di un po’ di droga.

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