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Fra Cosimo di Tramonti, una figura carismatica a Vico Equense da non dimenticare

Non deve rimanere dimenticata la figura di Fra Cosimo Cellese, frate francescano originario del borgo di Gete in Tramonti, che era una saggia testimonianza del motto dell’ordine “pace e bene”. Nel suo paese natio è legato alle sue visite al Convento di San Francesco in Polvica e chi l’ha conosciuto, ne parla come una persona poco loquace ma che esprimeva sempre grande sapienza, lasciando il segno soprattutto in quel di Vico Equense: nel paese della Penisola Sorrentina ha servito il convento fino alla fine dei suoi giorni. Aequa News non vuole dimenticare questa icona di grande spiritualità e operosità, che al popolo di Tramonti ricorda il monaco questuante Fra Serafino.

“Sembra che la figura carismatica di Fra Cosimo stia andando sempre più nel dimenticatoio. Fra’ Cosimo al secolo Giovanni Cellese, originario di Tramonti, dove era nato il 7 febbraio 1913, definito il frate delle colombe, morì a 97 anni domenica 7 agosto 2011 alle ore 17 nel convento di San Francesco. Il frate era popolarissimo per le sue partecipazioni a grandi eventi non solo locali, a cominciare dalle Pacchianelle (la tradizionale sfilata dell’Epifania a Vico Equense, ndr). Nella storica giornata per la pace celebrata dal Papa Giovanni Paolo II ad Assisi, la sua immagine con le colombe comparve sulle riviste di tutto il mondo. Si deve a lui anche la realizzazione nel 1979 del monumento a San Francesco, opera di Emilio Greco, che domina e protegge la nostra città dalla sommità della collina. Conosciuto ovunque in tutta la Campania, era diventato un’icona, definito da molti un santo. Nel momento stesso in cui diventò francescano, prese anche un’altra decisione davvero importante: quella di essere Diacono e non sacerdote (perciò non ha mai celebrato messa), per essere simile in tutto e per tutto al serafico Francesco. Uomo di grandissima spiritualità e di conseguenza di grandissima umiltà, era particolarmente lieto di servire il convento, lavorando la terra e accudendo le colombe, senza però dimenticarsi di nessun animale che bussava alla sua porta; infatti, fuori al convento c’erano sempre due o tre cani abbandonati e da lui accuditi. Naturalmente non si dimenticava della sua famiglia col saio e con un suo fedele amico e con un auto tutta rotta, andava in giro a chiedere l’elemosina per il loro sostentamento. La sua figura viene circondata da fama di santità, tanto è vero che si narra che molte coppie che non potevano avere figli si rivolgevano a lui e Cosimo passando il suo cordone sulla pancia della sposa diceva di pregare ed avere fede e molte donne dicono che effettivamente riuscirono a concepire.” (Foto concessa dalla pagina Facebook Aequa News)

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