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Estorsioni e riciclaggio tra Vietri sul Mare e Cava de’ Tirreni nella relazione della Procura antimafia

Quest’oggi Gigi Di Fiore in un articolo su Il Mattino, ha illustrato la relazione della Procura nazionale antimafia, sul traffico di droga a Salerno. La città è infatti invasa da pusher, che con un paio di gruppi sul territorio, coltiva facili guadagni approvvigionandosi nel napoletano, tra Scampia, Arzano e Caivano. Le attività criminali sembrano aver preso piede anche a Vietri sul Mare Cava de’ Tirreni, dove sono diffuse le estorsioni e il riciclaggio: il clan Zullo nella cittadina metelliana ha messo in piedi attività di riciclaggio del denaro, che proviene proprio dallo spaccio di stupefacenti.

Droga e cantieri

Emblematico, nel richiamare i luoghi di acquisto della droga spacciata in città, il nome della prima inchiesta ricordata nella relazione firmata da Antonio Laudati, sostituto procuratore nazionale antimafia coordinatore per il distretto di Salerno: «operazione Secondigliano». Scrive il coordinatore Laudati: «L’impegno della criminalità salernitana nel campo della gestione del mercato della droga (in particolare della cocaina, ma anche con un ritorno alle cosiddette droghe del passato quali l’eroina) è confermato anche dalle indagini della Squadra mobile».
In un anno, per lo spaccio della droga proprio la Squadra mobile ha arrestato 117 persone. Non esistono piazze precise divise tra clan strutturati, la caratteristica della criminalità di Salerno città è spesso la spontaneità di personaggi che aggregano pusher forti di conoscenze e relazioni con i grossisti della droga in provincia di Napoli. Residuale, anche se in aumento, viene considerata la vendita di eroina.

Scrive ancora Laudati: «Il mercato della droga, in particolare cocaina, ha un suo canale di smistamento preferenziale in alcuni locali della cosiddetta movida salernitana». Uno scenario flessibile, in cui si muovono in prevalenza due gruppi «sostanzialmente titolari della maggior parte del mercato del traffico di stupefacenti cittadino». Hanno preso in mano il redditizio mercato della cocaina nella città di Salerno» si legge nella relazione della Dna.

I cantieri di «Salerno porta ovest», per realizzare due gallerie di collegamento tra il porto commerciale e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, sono definiti nella relazione «l’appalto di maggior rilievo economico in corso in città» per decine e decine di milioni di euro». Una prima indagine sui subappalti è stata archiviata, ma si legge nella relazione della Dna: «Vi sono tracce di infiltrazioni della criminalità partenopea. Si lavora ancora su una pista investigativa nel sospetto di ingressi indiretti nel grande affare di soggetti e imprese spaccio salernitano, i riferimenti per decine di piccoli pusher a volte anche occasionali. Hanno preso in mano il redditizio mercato della cocaina nella città di Salerno» si legge nella relazione della Dna.

Vietri sul Mare e Cava de’ Tirreni

La sorpresa è Vietri sul mare, la via d’accesso alla costiera amalfitana. Scrive il coordinatore Laudati: «È stata accertata l’esistenza di un gruppo organizzato mafioso in una zona tradizionalmente ritenuta esente da questa tipologia di reato». Il riferimento è all’indagine sui fratelli Senatore, condannati per una serie di estorsioni.
È sempre la famiglia Zullo, invece, il nome ricorrente della criminalità organizzata nella vicina Cava dei Tirreni. La Dna cita il capoclan, Dante Zullo, già condannato per associazione mafiosa, con il figlio Vincenzo, in passato sorvegliato speciale, e Vincenzo Porpora, già titolare di una pescheria in corso Mazzini. Costretto a chiedere prestiti usurari per superare difficoltà economiche, Porpora viene indicato come «coinvolto in due casi in attività criminose, trasformandosi da vittima a indagato».

Un clan su cui hanno fatto luce anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino. Le estorsioni, l’usura e il riciclaggio le principali attività illecite del clan a Cava. Proprio per le dichiarazioni di Sorrentino, su un presunto voto di scambio con il clan Zullo, il vice sindaco di Cava, Enrico Polichetti, si è dimesso provocando un rimescolamento nella giunta. L’undici marzo è fissata l’udienza preliminare dell’inchiesta. Scrive il coordinatore Laudati: «Si profila per Cava dei Tirreni, comune per estensione e per numero di abitanti secondo solo al capoluogo Salerno, una fiorente attività di reimpiego in attività commerciali, oltre che nell’attività usuraria di capitali provenienti dal traffico di sostanze stupefacenti gestito prevalentemente dalla criminalità organizzata dell’area di Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Boscoreale».

È di un milione di euro l’ultimo sequestro preventivo disposto a Cava per sospette operazioni di riciclaggio. In precedenza c’era stato il clamoroso sequestro, per cinque milioni di euro, su 5 immobili, 2 terreni e 6 società di Domenico Lamberti, imprenditore nel commercio di prodotti petroliferi, condannato nel 2009 per i suoi contatti con i clan Alfieri-Galasso. Il passato che rivive negli atti giudiziari.

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