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Ultimo / Mahmood , il voto del pubblico a Sanremo una presa in giro altro che razzismo

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Ultimo / Mahmood , il voto del pubblico a Sanremo una presa in giro altro che razzismo . I giornali la vogliono buttare sul razzismo , come ha fatto un famoso editorialista del Corriere della Sera, ma la reazione del web è stata una furia, la reazione di Salvini , che giornali oramai in tracollo verticale, vogliono pomposamente definire razzista, in realtà è quella della gente che si sente presa in giro, parliamo del televoto e non sul fatto che Mahmood sia o meno bravo di Ultimo. La sorpresa non è stata solo di Ultimo o del pubblico, ma lui stesso si è detto stupito. Già se il pubblico da casa stravota un cantante e la giuria basta che decide di votarne un altro e questo non conta niente, lascia un pò interdetti , non parliamo solo di razzismo dunque. A fare una riflessione, finalmente normale, rispetto a tanti altri opinionisti della domenica è Federico Vacalebre sul Mattino
Da Sanremo
Il giorno dopo il trionfo di Mahmood i fronti aperti sono tanti: il Festival si scopre cambiato, profondamente, forse più di quanto avesse mai pensato. Merito/colpa di Claudio Baglioni, che un terzo incarico lo vorrebbe, ma però… Intorno al verdetto, al pasticciaccio brutto del televoto ribaltato da giurati e giornalisti, si imbastisce il teatrino delle polemiche. C’è chi la butta in politica: da Salvini che avrebbe preferito Ultimo a Maria Giovanna Maglie («Un vincitore molto annunciato. Si chiama Maometto»). Il divo Claudio non ci sta: «Alessandro, questo è il suo nome, è italiano come me». E l’albanese d’Italia Ermal Meta, premiato l’anno scorso con Fabrizio Moro, gli dà man forte: «Non gettate merda su una cosa bella e, se volete, controllate il passaporto».
Milanese di Gratosoglio, «nato ai bordi di periferia» 26 anni fa, l’egiziano d’Italia ruba la vittoria al favorito della vigilia. Imbufalito, scuro in volto e scontroso, Ultimo, vincitore l’anno scorso tra i Giovani con «Il Ballo delle incertezze», non ha gradito il risultato: manda a quel paese i giornalisti («Vi sentite importanti e rompete il cazzo»), dà buca a «Domenica in» e twitta un post acidissimo: «La gente è la mia vittoria. Da casa eravamo il quadruplo rispetto agli altri». Allude alla vittoria indiscussa riportata nel televoto: «I tuoi particolari» ha ottenuto il 46,5%, ben trenta punti di percentuale in più di «Soldi» (14,1%), distaccando anche «Musica che resta» del Volo (39,4%). Nella corsa finale a tre, i giornalisti e la giuria presieduta da Mauro Pagani hanno, senza concordarlo ma prevedibilmente, fatto convergere le proprie preferenze (che contavano per il 50% del risultato) su Mahmood (dodicesimo al televoto), primo nella classifica definitiva con il 38,9% contro il 35,6% del cantautore capitolino e il 25,5% del trio belcantistico.
A studiare bene il televoto si scoprirebbe che, come Ultimo, potrebbero lamentarsi soprattutto Federica Carta e Shade, ma anche BoomDaBash e Irama, mentre Loredana Bertè, acclamata dall’Ariston e assente per polemica (con alcuni colleghi solidali) ieri dallo show della Venier, resta la vincitrice morale: ritrovarla così in forma fa bene a tutti noi e alla canzone italiana. Sostenutissima dalla sala stampa, è rimasta fuori dal podio, finendo quarta, solo per qualche televoto perso nella serata dei duetti.
«Forse bisognerebbe rivedere il meccanismo delle giurie», riflette Baglioni, criticando il regolamento dei suoi due Sanremo, «o andiamo verso i Festival del cinema, con giurati davvero competenti, o ci affidiamo al solo televoto». Insomma, moderare certi giudizi stra-nazional-popolari per evitare verdetti impossibili (Carta-Shade sarebbero stati in zona medaglie, ad esempio) è andato bene finora, in futuro si potrebbe passare alla democrazia diretta del televoto o magari del web.
La direttrice di Raiuno Teresa De Santis si rivela fan di Mahmood, e lascia aperta la strada per una riconferma del direttore artistico: «Dipende soprattutto da Claudio, ha fatto un grande Sanremo musicalmente come televisivamente, ringiovanendo cast e platea televisiva» spiega, anche se il risultato della finale conferma la tendenza in discesa degli ascolti: 10.622.000, share 56,5%. Cifre astronomiche, certo, ma inferiori di un milione e mezzo e di due punti di percentuale rispetto al Baglioni I, di un milione e di due punti rispetto al 2017, l’ultimo di Conti. «Ci sarebbe tanto lavoro da fare e mi piacerebbe perfino farlo», ammette il Claudillo, «ma chissà, il troppo storpia». Nel caso, però, per l’edizione numero 70 «bisognerebbe diminuire il numero dei cantanti e la lunghezza della trasmissione. Porto a casa la soddisfazione di aver visto completato un disegno azzardato. Ha vinto un ragazzo diventato campione grazie a Sanremo Giovani, premiato su un podio dall’età media di 26 anni».
Intanto, Silvestri porta a casa un meritatissimo premio della critica, mentre Renga, Turci, Nek, Patty Pravo, Tatangelo e D’Angelo pagano sulla propria pelle lo scotto del rinnovamento. Anche il cast dell’anno prossimo porterà il segno, nel bene e nel male, di questa scelta, di questa classifica.

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