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Da “Il Fatto Quotidiano”l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata sulle assunzioni Gori segnalate  dai politici locali.

Nonostante l’archiviazione per prescrizione, nell’ articolo a firma di Vincenzo Iurillo, emerge un quadro alquanto inquietante. Circa il quale, mentre la cittadinanza continua ad essere vessata da bollette sempre più pesanti, la politica e le forze di Governo sono chiamate  fare immediatamente chiarezza. In attesa che si vari la tanto sospirata legge che recepisca il referendum del 2011 sull’acqua pubblica.

Sorrento – Sta destando molto scalpore l’articolo pubblicato ieri sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, a firma del noto giornalista Vincenzo Iurillo, relativo all’ennesimo scandalo che vede coinvolta la Gori spa. Secondo quanto riportato nell’articolo la società assegnataria del servizio idrico tra le provincie di Napoli e Salerno, come noto controllata dalla multiservizi Acea, su disposizione dell’allora AD e da altro management proveniente dalla multiservizi romana, assunse  centinaia di persone solo e soltanto perché segnalate dai politici del territorio. Tali sono le accuse della Procura di Torre Annunziata in 17 pagine depositate al termine di un’inchiesta  di quasi dieci anni, nata da una notizia  di reato del dicembre 2007 a Massalubrense, di recente archiviata per prescrizione. Ciò nonostante, secondo Iurillo “emerge un quadro impietoso. Nell’atto giudiziario della Procura viene evidenziato il racconto di una colossale clientela, nel quale Acea , che in virtù dei patti parasociali guidava Gori, decise consapevolmente di gonfiare  in maniera abnorme l’organico con personale  poco qualificato purché raccomandato. Il cui scopo non era niente affatto quello di offrire un servizio efficiente e competitivo all’utenza ma bensì disegnare bilanci positivi per consolidare il titolo in borsa di Acea negli anni prima del 2009. Per tale scopo necessitava il beneplacito dei politici. Ovvero  sindaci ed amministratori  dei 76 comuni  azionisti  dell’Ente  d’Ambito Sarnese Vesuviano, interamente pubblico, detentore  del 51% delle quote e dunque controllore di Gori –Acea, coi quali si approvano i bilanci  e i piani di sviluppo Gori. I quali venivano addomesticati  con le assunzioni clientelari  del loro elettorato. Incarichi e retribuzioni, secondo il PM, sono dipese solo da peso  politico segnalante.  L’intera logica speculativa  non fu ostacolata  perché chi avrebbe dovuto  controllare non lo fece  ed in qualche caso andò a lavorare dai controllati”.  Nella richiesta di archiviazione , continua l’articolo di Iurillo , “emerge che non vi sono più reati perseguibili, fatti vecchi, gestioni risalenti a una decina di anni orsono. Ormai si era accumulata una tonnellata di polvere  sul tavolo di quella che viene definita, “ la grande abbuffata”  delle 674 assunzioni compiute fino al 2007. Ad un certo punto , Gori era così strapiena  di personale che dirottò i raccomandati  verso le società appaltatrici dei servizi  esternalizzati come Acquaservizi.  Gli operai facevano in colloqui in Gori e poi venivano presi in Acquaservizi. Tutto ciò , continua Iurillo, per la Procura non configura un’associazione a delinquere  tra dirigenti Gori Acea, politici e imprenditori  dei 100 appalti  Gori monitorati intorno ad una torta  di 90 milioni di euro, ma solo un caso di “malcostume” , una privatizzazione all’italiana” che ha perseguito “miseri interessi clientelari”.Tutto il resto prescritto , compreso un episodio di corruzione e un altro di frode, in pubbliche forniture a Capri. Ora . evidenzia l’articolo, i 26 indagati  possono tirare un sospiro di sollievo. A cominciare dal subappaltatore  della costiera sorrentina  che fu perquisito dalla Finanza  nel giugno del 2010, e preso dal panico  gettò uno dei suoi personal computer nel fuoco. L’hard disck fu salvato ed emersero le tracce di un favore: i suoi lavori  di ristrutturazione gratuiti nella casa dell’allora amministratore delegato Acea, uno dei cinque nomi  sull’avviso proroga indagine  del novembre 2010 per reati di abuso di ufficio. Senz’altro , conclude Iurillo, tali archiviazioni, più severe  di una condanna , daranno nuoi argomenti a chi chiede  che la gestione  dell’acqua torni ad essere completamente pubblica” . Come  tra l’altro, stabilito dal referendum del 2011. – 10 febbraio 2019.

 Fonte: Vincenzo Iurillo – Il Fatto Quotidiano.

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