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Pioli contro Ancelotti

Stefano Pioli, 53 anni, seconda stagione alla Fiorentina getty images

Ragazzi di campagna, cresciuti a contatto con la terra mentre l’Italia da contadina si urbanizzava, in mezzo ai campi, distese di pianura emiliana e orizzonti lontani, c’è sempre un po’ di salame (vince Ancelotti) o di prosciutto (vince Pioli), disegnando incroci di vita da Reggiolo a Napoli e da Parma – anzi Prati Bocchi – fino a Firenze. Fiorentina vs Napoli, Pioli vs Ancelotti.

PICCOLO MONDO ANTICO. Quello di Carlo, cresciuto in via Valicella a Reggiolo, papà Giuseppe che lavora i campi e tifa Milan, mentre il ragazzo mangia (molto), cresce, va in bicicletta (e vince ai Giochi della Gioventù), gioca (bene) e quindi Parma, eroe di una promozione che porta i Crociati in A, sua la doppietta a Vicenza, nello spareggio contro la Triestina. Quel giorno allo stadio Menti ci sono più osservatori che spettatori, Carlo fa la sua matta figura, Liedholm e Moggi – all’epoca tecnico e ds della Roma – sono lì, a fianco di Dino Viola. Promosso, lo prendiamo. No, c’è l’Inter. Che si è mossa, ma non è convinta. C’è l’Inter che ha già vestito Carlo di nerazzurro in un’amichevole contro l’Hertz Berlino. Rimarrà – l’Inter – un sogno infranto, forse un rimpianto perché Carlo tifa nerazzurro, l’idolo è Sandrino Mazzola. E però: il Parma di Ceresini cede alla Roma la metà del suo cartellino per 750 milioni di lire. E la carriera di Carlo prende il volo.
BENEDETTO AUTOGRILL. C’è l’Inter anche nel destino di Stefano Pioli, battezzato da tifoso al Dall’Ara in un Bologna-Inter di fine anni ’70, gol di Carletto Muraro, come da catalogo in contropiede. Muraro, il suo idolo. 1984, autostrada. A1, Parma-Milano. In macchina Stefano, suo padre Pasquino (fa il postino) e il ds del Parma Riccardo Sogliano. Ha diciannove anni, un faccino pulito, gioca difensore in quell’inferno che era la C1. Stanno andando a casa Inter. A Piacenza Sogliano dice: ci fermiamo un attimo. Devo fare una telefonata». Cinque minuti dopo Sogliano torna in macchina. E allora? «Allora andiamo a Torino». A far che? Nella testa dei Pioli la geografia prende contorni inattesi. Milano uguale Inter. Torino uguale? «Juventus», dice Sogliano. Briciole di Camogli e di rimpianti nerazzurri per il ragazzino con i riccioli. «Offrono di più». Un miliardo di vecchie lire.

AFFETTO TRA I DUE. C’è grande stima tra i due, anzi, Stefano ammirava Carlo fin dalle giovanili del Parma. Pioli con i ragazzi, Ancelotti con la prima squadra. Ci si riconosce a pelle, ci si piace perché si trova l’uno nell’altro la stessa mappa dei sentimenti e dei ricordi. Pioli all’epoca fa anche il raccattapalle al Tardini, alla fine di una partita Carlo lascia lì le scarpe, sono vecchie, usate, mezze sfondate. Stefano le raccoglie, certi tesori non hanno valore e infatti ci giocherà pure un paio di partite, con quelle scarpe made in Ancelotti. Eppure Pioli – per dire – il suo amico Carlo non l’ha mai battuto, e sono dodici anni che ci prova: fin dalla lontana stagione 2006-07, Pioli allenava a Parma, Ancelotti sedeva sulla panchina del Milan. Sei anni di differenza, la stessa filosofia di vita, identica quella sobrietà che li riporta indietro, da dove sono partiti, Reggiolo e Parma, erano figli di un calcio in bianco e nero oggi sono maestri di un calcio moderno.

fonte:corrieredellosport

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