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Meta turista stuprata, si cerca fra le chat

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Meta, Sorrento . Turista stuprata in albergo, il processo entra definitivamente nel vivo. Dopo la testimonianza resa dalla figlia della vittima, a stretto giro in aula dovranno comparire il perito della Procura di Torre Annunziata incaricato delle verifiche sui cellulari degli imputati e il dirigente della scientifica autore delle analisi sulle tracce del Dna rinvenute sugli indumenti della donna. Per questa brutta storia sono a giudizio cinque ex dipendenti del Mar hotel Alimuri di Meta: si tratta di Antonino Miniero, Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio e Ciro Francesco D’Antonio, tutti giovani di età compresa tra 23 e 34 originari di Massa Lubrense, Vico Equense, Torre del Greco ed Ercolano.

Al centro del giudizio in corso con il rito ordinario, scrive Salvatore Dare su Metropolis,non ci sono quindi soltanto le tracce biologiche dei presunti aggressori recuperate nel corso delle indagini e le dichiarazioni fornite dalla cinquantenne inglese e dalla figlia.

Hanno un valore immenso anche i dialoghi fatti su WhatsApp nella chat di gruppo “Cattive abitudini”. Sono centinaia di messaggi che il pubblico ministero Mariangela Magariello – colei che ha coordinato le indagini della polizia di Sorrento – ha spulciato per giorni. E che confermano che un rapporto sessuale tra i ragazzi ed Anna (nome di fantasia per tutelare la privacy) sicuramente c’è stato. Nella versione dei ragazzi, consensuali.

La turista di origini inglesi, nei dialoghi in chat, viene bollata pure come una “nonnina”. I giovani si mostrano felici per la nottata trascorsa in albergo con la donna, se ne vantano. Perché, come si dice volgarmente a Napoli e dintorni, hanno fatto “il tavolone”. Testuale. Un concetto ripetuto nelle conversazioni e che significa una cosa sola: una donna al centro e più uomini attorno. Ovviamente, pronti a fare sesso.

Ma quella notte di Meta, per la Procura di Torre Annunziata e i poliziotti, tutto è stato tranne che un rapporto consenziente tra più persone. Anche se i legali dei cinque imputati sono pronti a rispedire al mittente ogni accusa. A cominciare dall’ipotesi di aver utilizzato “droga dello stupro”. Nelle conversazioni – così come nelle ispezioni e nelle perquisizioni – non si menzionano stupefacenti né sono stati rinvenuti residui di droga.

Gli investigatori, oltre ai dialoghi, hanno tra le mani anche una foto di quella notte: non ci sono i volti dei ragazzi né quello della donna, si vede esclusivamente il corpo che – per la Procura di Torre Annunziata – è quello della turista. In effetti ci sarebbe pure un video dello stupro di cui alcune tracce restano in chat. Ma alcuni mesi fa, quando scattarono i sequestri dei telefonini, il filmato è sparito. Non si è capito se è qualcuno abbia cancellato il video accedendo alla piattaforma remota di iCloud, che consente da un dispositivo fisso di poter utilizzare a proprio piacimento il materiale multimediale caricato sui cellulari.

L’inchiesta parte dalla denuncia della donna, fatta alla polizia del Kent al ritorno in patria, nell’autunno del 2016. Stando alle ipotesi del commissariato di polizia di Sorrento e del sostituto procuratore di Torre Annunziata titolare del fascicolo Mariangela Magariello, Anna venne violentata dai cinque imputati in due momenti diversi, prima nei pressi della Spa coperta dell’albergo e dopo in un alloggio del personale della struttura ricettiva. Il Mar hotel Alimuri di Meta, nella scorsa udienza, è riuscito a costituirsi parte civile nel processo e sta valutando la possibilità di rivalersi in sede civile contro i propri ex dipendenti a causa di presunti danni di immagine dovuti agli effetti degli arresti eseguiti dalla polizia all’alba dello scorso 14 maggio

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