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Amalfi, “salvate i contadini volanti”: ecco i corsi per i futuri piccoli agricoltori

Amalfi. C’è un’agricoltura e una tradizione millenaria da salvare, quella dei magici terrazzamenti che danno alla luce gli sfusati amalfitani, l’oro giallo della Costiera Amalfitana. Pasquale Raicaldo ne parla sull’edizione napoletana de La Repubblica, raccontando l’impresa che ha in mente il Slow Food, con il supporto del Distretto Turistico Costa d’Amalfi, per salvare i contadini volanti.

Ormai c’è una presa di coscienza sulla domanda del turismo internazionale, sempre più orientato a fruire di tour enogastronomici su tutto il territorio della Costiera Amalfitana. Per rispondere a tale esigenze di mercato, si è dato vita al Corso pratico gestionale di piccola agricoltura, per stimolare il ritorno alla terra e la creazione di nuove imprese agricole.

“Michela ha appena diciannove anni e un giorno, chissà, imparerà a volare. Non in senso letterale, per carità. Ma qui, tra i limoneti della Costiera amalfitana, i contadini volano. O meglio volavano. Rischiano l’estinzione, infatti, gli eroici agricoltori che per coltivare i celebri limoni sfusati saltellano agilmente sui pali di castagno che sorreggono le coltivazioni terrazzate a picco sul mare. Giocando sull’equilibrio, quasi volando.”

Come scrive Repubblica, Michela è la più giovane del corso, mentre la metà degli iscritti ha meno di trent’anni. “L’obiettivo è quello di un ricambio generazionale, virando verso una agricoltura esperienziale che si leghi al turismo. – spiega Aceto nell’articolo – In modo diretto, perché chi visita Amalfi e la Costiera cerca le nostre storie, le nostre emozioni e i nostri prodotti. E in modo indiretto, perché la bellezza del paesaggio, qui più che altrove, è anche opera di noi contadini”.

L’età media dei contadini volanti è di 58 anni, con Gigino a rappresentare il capostipite e un istituzione dall’alto dei suoi 84 anni. C’è un futuro da prendere in mano, per ritornare a correre e volare tra teleferiche o monorotaie, oppure in sella ai muli, ma il futuro è incerto come sostiene Salvatore Aceto: i giovani campani latitano e c’è una predisposizione degli extracomunitari per queste mansioni.

Gli under 30 sono infatti “scoraggiati” dalla morfologia impervia, raccontano i contadini, richiamati dalla facilità delle retribuzioni nel settore turistico. La burocrazia poi gioca la sua parte, manca una seria politica di tutela dei prodotti da agricoltura autoctoni. Le terre restano quindi abbandonate e paesi come Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Praiano, Positano, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare, tutto il tratto costiero, soffrono forti rischi idrogeologici data l’incuria.

“Nel nostro corso insegniamo anche ad affrontare la fatica: molti fondi agricoli sono posizionati su clivi, cigli, ripe delle colline e il più delle volte solo per raggiungerli occorre fare di prima mattina più di mille scale. Bisogna essere predisposti al sudore, non sempre ci sono teleferiche e monorotaie in grado di alleviare la fatica. Vanno caricati i limoni, il letame, i pali di castagno, gli utensili. Ma ne vale la pena”.

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