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Rigopiano, porta fiori dove è morto dal figlio, rischia il carcere per violazione sigilli. “Presento ricorso il 18, giorno della morte di Stefano”

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Uno strazio nello strazio . In attesa che il processo e una sentenza decidano colpevoli e innocenti per la tragedia di Rigopiano, con i suoi 29 morti sepolti in albergo sotto la valanga del 18 gennaio 2017, il tribunale di Pescara ha emesso un primo decreto di condanna: una multa da 4.550 euro al signor Alessio Feniello per essersi introdotto «abusivamente» sul luogo del disastro, posto sotto sequestro, ed esservi rimasto «nonostante le ripetute diffide e inviti a uscirne rivoltigli dalle forze dell’ordine». La notizia sta nel fatto che Alessio Feniello è il padre di Stefano, 28 anni: una delle vittime. E nelle parole con cui lo stesso Alessio Feniello, in un post su Facebook, ha spiegato che quel giorno era andato là per «portare dei fiori dove hanno ucciso mio figlio».

L’accusa da parte del pm Salvatore Campochiaro, la cui richiesta di condanna presentata al giudice per le indagini preliminari risale al luglio scorso, è quella di «violazione dei sigilli»: reato per il quale — precisava — deve «applicarsi soltanto la pena pecuniaria». Due giorni fa il decreto di condanna emesso dal giudice Elio Bongrazio. «Di certo — dichiara ora Alessio Feniello alle agenzie — a 57 anni non mi metto a scavalcare cancelli. Anzi c’era un cancello aperto. La cosa assurda è che io combatta per avere giustizia per mio figlio e invece mi trovo condannato». Il suo avvocato Camillo Graziano fa rilevare come, per lo stesso fatto, i magistrati avessero deciso in settembre di archiviare la posizione della moglie: che quel giorno si trovava in effetti accanto a lui. «Presenteremo la nostra opposizione al decreto di condanna — dice — il 18 gennaio. Nel giorno della morte di Stefano»

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