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Napoli, parla la sorella di Anna Siena “Non si può morire così a 36 anni”

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Napoli, parla la sorella di Anna Siena “Non si può morire così a 36 anni” Commozione, rabbia e lacrime. Queste le emozioni impresse, ieri mattina, sui volti che affollavano vico San Liborio, nel cuore della Pignasecca. In quella stradina, al secondo piano di una palazzina, abitava Anna Siena, descritta come «la piccirella solare e di buona famiglia», che tutto il quartiere ora piange. Di lei parlavano conoscenti e amici che si sono recati davanti alla sua abitazione per dare una parola di conforto e, ancora di più, un abbraccio ai genitori della 36enne morta al Vecchio Pellegrini. Ma Rosa e Angelo, mamma e papà di Anna, straziati dal dolore, ieri non erano in casa. In questo momento di profonda sofferenza è stata soprattutto Olga, la sorella più piccola di Anna, a parlare per conto della famiglia. La voce è rotta dall’emozione e dal pianto ma la 36enne, madre di tre bimbi, non ha esitazioni nel considerare l’ospedale responsabile della perdita di sua sorella intervistata da Melina Chiapparino de Il Mattino .
Che idea vi siete fatti sull’accaduto?
«Ci deve essere stato un errore e chi ha sbagliato deve pagare. Mia sorella potrebbe essere ancora viva se solo le avessero fatto un’ecografia durante la prima assistenza medica, il 15 gennaio, invece non le hanno praticato alcun esame strumentale. Abbiamo nutrito perplessità sulle cure ospedaliere fin da subito. Mia madre ha insistito chiedendo più volte un’ecografia addominale che non è mai stata praticata e dopo il referto per lombosciatalgia e le dimissioni, sempre mia madre decise di ritornare in ospedale per parlare nuovamente col medico ed assicurarsi che non ci fosse stato alcun errore».
Adesso cosa chiedete e a chi?
«Abbiamo denunciato quanto accaduto perché siamo sicuri che c’è stata superficialità nell’assistenza prestata ad Anna. Vogliamo scoprire la verità e avere giustizia con la punizione dei responsabili e vorremmo che cose del genere non capitassero più a nessuno. Ci siamo rivolti a un ospedale per essere aiutati e invece mia sorella non è più tornata a casa. Non è accettabile una cosa del genere se pensiamo che Anna era una ragazza giovane che non soffriva di alcuna patologia particolare».
Cosa ricorda di quei momenti tragici in ospedale?
«L’ultimo ricordo che ho di mia sorella è lei distesa e priva di vita sulla barella dell’ospedale. Mi è rimasta impressa la sua pancia gonfia come se fosse stata incinta di 9 mesi. Soffro al pensiero che si sia resa perfettamente conto di tutto ciò che le è accaduto. È arrivata in ospedale cosciente, ha fornito ai sanitari il suo nome e le varie informazioni che le chiedevano ed è stata cosciente fino all’ultimo nonostante il grande dolore che provava. Anche quando ha iniziato la terapia che le avevano dato, continuava a provare dolore e non posso perdonare chi l’ha ridotta così».
Cosa farete ora?
«Non mi darò pace finché non sarà fatta luce su questa vicenda. Non mi fermerò finché non verranno individuate le responsabilità della sua morte su cui nessuno ci ha saputo fornire spiegazioni. Persino il dottore che l’ha assistita in Rianimazione ci ha detto che sarebbe stato opportuno fare un’autopsia per chiarire cosa realmente è successo per procurarle la morte».
Quei momenti sono stati drammatici.
«Ricordo che si sono avvicinati i dottori insieme alla polizia. Noi continuavamo a chiedere cosa stesse accadendo perché avevamo notato molta agitazione in corsia fuori la sala della Rianimazione. I miei genitori ancora non riescono a rendersi conto dell’accaduto e non riescono a razionalizzare la morte di mia sorella».
Chi era Anna?
«Tutti la conoscevano nel quartiere e si faceva amare da tutti. Una ragazza semplice, sorridente e innamorata della vita. Stava per realizzare il suo sogno e sposarsi con l’ uomo che aveva amato da sempre. Noi siamo distrutti e l’unica forza ci viene data dalla necessità di scoprire la verità e soprattutto avere giustizia. A mio parere quell’ospedale deve chiudere. Non è possibile morire in questo modo, non riusciamo a farcene una ragione. Cosa costava farle un’ecografia?».

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