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“L’eclissi della storia” – Settimo episodio “Il lume della ragione”

Sesto episodio: Puntata precedente del 23 gennaio

Settimo episodio: Ricapitolò Padre Robert, per non far perdere il filo del discorso, ai convenuti e a coloro che seguivano dal tubo catodico: «Scusami se t’interrompo Thomas. Vorrei comprenderti al meglio. Il tuo metodo di ricerca è stato da sempre una deduzione senza pregiudizi. Un metodo innovativo, seppur legato a un’antica tradizione, che tutti noi potremmo effettivamente adottare, soprattutto quando si tratta di leggere criticamente, in senso positivo e negativo, le opere dedicate alla cultura clericale».
«Esatto» commentò il giornalista.
«E, dopo aver postulato la tua idea di dibattito o questio, dal nome latineggiante, ti sei tuffato in una marea di testi, ma ovviamente in una sola giornata è impossibile consultarli tutti, anche solo leggere i titoli è impossibile. Conosco la Biblioteca, dove ti sei recato e so che è fornitissima sotto questo punto di vista».
«Sì, Padre, leggerli tutti sarebbe stata un’impresa ardua e oggi non sarei neanche qui. Per tale motivo, ho dovuto organizzarmi anche quando ero in redazione, per effettuare una scelta ben precisa sui testi da studiare per il dibattito. Sul portale web della Biblioteca, notai, come detto, moltissime voci su Sant’Agostino. Una lunga letteratura sulla sua biografia e sulla sua filosofia. Se avessi conosciuto un esperto del settore, mi avrebbe saputo ben consigliare su quanti e quali testi avrei dovuto esaminare e quanti e quali allo stesso modo ricusare, ma, pur non essendo un fatalista, sono lieto di affermare che il destino ha voluto che fossi io a distinguerli e non senza difficoltà. Dopo un faticoso lavoro filologico, prima per così dire “manuale” e poi proseguito sul motore di ricerca del sito, un particolare attirò la mia attenzione: i testi del XVIII secolo sul santo in questione. Non ne erano tanti, ma li reputai come opportuni da indagare e ve ne spiego il motivo. Li distinsi in tre “generi letterari”, così li definii: i testi scritti in quell’epoca, manoscritti o copie degli stessi, che avevano una visione illuminista, abbastanza dispregiativa dei santi e soprattutto del Santo in questione; i testi, dello stesso tipo di cui sopra, che criticavano positivamente il santo, infatti, non tutti hanno seguito i dettami della fede nel “lume della ragione” ; e i testi moderni e contemporanei che avevano una visione critica, positiva o negativa, sui testi del 1700. L’illuminismo era la causa del mio agire, più che una filosofia, un modo di intendere la storia, di vivere la vita e di ascoltare il prossimo con febbrile razionalismo. Il prossimo era proprio Sant’Agostino in questo caso».
Il discorso filava e il pubblico, al vedere Thomas che si era fermato per riprendere fiato e bere un sorso d’acqua, lo applaudì con un certo fervore. Il giornalista poi sorrise osservando il suo direttore, che sembrava più emozionato di lui. Stava aumentando, a quanto pare, il livello di notorietà del giornale. Thomas decise di continuare, cliccando il tasto sinistro del mouse del computer, per far avanzare la sua presentazione PowerPoint. Comparve un lungo articolo del suo giornale; il titolo, dal sapore classico, già era tutto un programma “La caduta di un Impero barbarizzato: Odoacre, il conquistatore di Roma”.
Thomas si espresse al riguardo: «Era giunto il momento di mettere in pratica la mia teoria sulla consultazione dei tre generi letterari sui testi del 1700. Prima di ciò, io e i miei colleghi pubblicammo l’articolo per la Fondazione culturale, l’articolo che ha reso inaspettatamente popolare extra moenia, come direbbero i Latini, quindi “fuori dalle mura”, la sezione cultura del nostro giornale. Come potete constatare, ho evidenziato il titolo, perché l’articolo, proposto ai lettori come una breve dissertazione in materia, si basava sull’espressione coniata dallo storico Arnaldo Momigliano, che io apprezzo molto, “la caduta senza rumore di un Impero”, ossia il disfacimento senza clamore dell’Impero Romano d’Occidente. E così effettivamente fu, perché già da tempo Romani e Barbari erano consapevoli che la storia di quell’Impero era giunta al tramonto, a differenza di quello Bizantino o d’Oriente, come dir si voglia. Nel 476, l’anno zero per Roma, lo sciro Odoacre pose fine a una buffonata, a una farsa che si ripeteva anno dopo anno, l’elezione di un Imperatore fantoccio, per compiacere i satolli senatori romani. Il resto lo leggerete o lo avete già letto. Quest’immagine dell’articolo l’ho voluta condividere con voi, perché, quando fu pubblicato, rivelai al direttore la mia ricerca sulla Patristica e su Sant’Agostino, che fino a quel momento erano rimasti all’oscuro di tutto».
Il direttore chiese di intervenire, alzandosi dal pubblico e dando quasi l’impressione di rubare la parola al suo subalterno. Brian gli passò il microfono.
«Quando Thomas mi espresse la volontà di continuare il discorso intrapreso dalla Fondazione, impostandolo diversamente, essendo rivolto alla filosofia e alla religione, e di aver già scelto i testi su Sant’Agostino, dopo aver spulciato quelle fonti essenziali dal mare magnum della Biblioteca Universitaria, allora fui subito d’accordo. Gli dissi di continuare, provando ad accattivare maggiormente l’interesse del lettore medio del Regno Unito». Ovviamente il direttore aveva guardato anche ai suoi di interessi e non solo a quelli culturali.
«Grazie direttore per la precisazione. In seguito alla pubblicazione dell’articolo, dunque, mi recai una seconda volta in Biblioteca con le idee più chiare rispetto alla prima. La mia scelta ricadde sul secondo “genere letterario” fra i tre che ho elencato precedentemente, quindi sugli autori che non si sono fatti influenzare dalle teorie illuministe. Per portare una ventata d’innovazione, visto che la maggior parte degli autori illuministi non vedevano di buon occhio il martirio, la santità, il miracolo e tanti altri avvenimenti metafisici, in quanto non spiegabili scientificamente. L’Empirismo e il Razionalismo avevano influenzato negativamente anche le menti più brillanti di quell’epoca, come se fossero state due ribellioni filosofiche contro una Chiesa oscurantistica e monotematica».
Il giornalista passò alla descrizione di tre testi, mostrando al pubblico, tramite il proiettore, le pagine più rilevanti degli stessi. E il pubblico era in religioso silenzio, come si conviene in una Chiesa.
«In sostanza mi soffermai su tre manoscritti di fine XVIII secolo, che criticavano positivamente il santo. Potete tranquillamente consultarli, perché sono fruibili a tutti, basta solo munirsi di guanti e raccomandarsi di sfogliarli adagio, sotto la guida di un addetto della struttura. Furbescamente, ebbi la brillante idea di scattare delle foto ai tre testi e sono quelle che vedete. Il primo testo, chiamato Vox verbo, ossia “Voce al verbo, voce alla parola di Dio”, è un manoscritto redatto in più pergamene, riguardante alcuni passi del Nuovo Testamento e precisamente dei quattro Vangeli della tradizione cristiana, commentati da un anonimo scrittore, presumo inglese, visto che è un testo proprio in quella lingua. Siccome stimai che fosse stato necessario diverso tempo per leggerlo e rileggerlo al fine di trarre i passi più importanti, decisi di tastare prima gli altri due testi, che avevano attratto la mia attenzione. Il secondo testo, che lessi e che vedete proprio ora» così spiegò, facendo notare la diversità di colore della pagina selezionata «è una copia di fine 1700, sempre sottoforma pergamenacea, ma dal colore diverso rispetto al testo precedente, perché diversa doveva essere la pelle dell’animale scuoiato. Dicevo, è una copia di un testo probabilmente scritto a inizio secolo in lingua latina, come ho successivamente avuto modo di dedurre dal portale web della Biblioteca. La lingua e la calligrafia si comprendono abbastanza facilmente, non richiedono particolari conoscenze crittografiche. Il testo non ha il titolo, perché il copista ha affermato che il vero autore dell’opera non voleva che l’opera stessa fosse pubblicata. Questo lo si desume dalla prefazione al testo. Non si sa chiaramente il motivo di questa omessa o mancata pubblicazione e non c’è dato conoscere le esatte motivazioni per cui il copista abbia voluto riportare la volontà dell’autore e perché egli l’abbia poi ricopiata. Ma questi sono dati irrilevanti per il nostro scopo. In definitiva il testo non molto lungo narra tutta la vita di Sant’Agostino, cui si aggiungono, nelle ultime pagine sia le opere attribuite al filosofo sia una serie di opere del Tardo Antico e del Primo Medioevo, naturalmente spurie o la cui paternità è dubbia».

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