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FONDAZIONE RAVELLO: NON SERVE FELICORI. UNA PANORAMICA SU UN GIOIELLO CHE FUNZIONAVA, ECCO CHE E’ SUCCESSO

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Ravello è al centro del dibattito politico per la Fondazione Ravello, un gioiello che funzionava, un prestigio per la Costiera amalfitana e per la Campania in Europa. Positanonews la segue dai primi passi, ma non si è mai arrivati ad un periodo così buio. Ovviamente ora, di fronte a questa situazione, non si può non condividere la scelta del Commissariamento. Ma non bisogna dimenticare che il Commissariamento è sempre dovuto ad un fallimento. Come si è arrivati a tanto? Senza voler fare i “Fondazionologhi”, cosa che “tira” sicuramente , come tira il gossip , sarebbe il caso di provare a mettere ordine nella vicenda con i fatti

 

  • La fondazione nasce nel 2002 da zero (senza soldi e senza beni da gestire e occupare) e fino al 2015 registra una crescita costante sia in termini di gestione economica che di immagine e risultati. Basta leggere la stampa di quel periodo per avere conferme.
  • In quei 13 anni si sono registrati ugualmente alcuni scontri sullo statuto e sul ruolo dei vari attori, ma tutto ciò non ha impedito a NESSUNO (Bassolino, Caldoro, De Masi, Cerchiai, Brunetta, Naddeo, Amalfitano, Di Martino, Imperato, Vlad, Ferrero, Meli, Valanzuolo, etc.) di portare la Fondazione anno dopo anno sempre un gradino più su. La litigiosità Ravellese ed extraravellese era la stessa, lo statuto lo stesso, alcune figure le stesse.
  • Dal 2015 ad oggi è stato un turbinio di cambi e modifiche nelle figure chiave della Fondazione e un disastro sui risultati. Il chiamarsi fuori dal disastro di alcuni soggetti anche nelle ultime ore, o peggio ancora l’inneggiare a risultati brillanti da parte di qualcuno, ci fa un poco sorridere e un poco piangere.
  • Cosa è cambiato negli ultimi anni? Gli uomini sicuramente! I tempi sicuramente! Le leggi sicuramente! Ma senza voler fare filosofia e politica, riteniamo di soffermarci sulla questione secondo noi dirimente è oggettiva: sono prepotentemente venuti alla ribalta i 3 Beni – Villa Rufolo, Auditorium Niemeyer e Villa Episcopio -, che secondo noi sono la chiave di lettura corretta. L’auditorium Niemeyer non può più resistere senza una gestione specifica che non sia quella del Comune; oltre ogni teoria sulla gestione di questo tipo di bene, cinque anni di amministrazione Vuilleumier e due di Di Martino ne sono la prova; Villa Episcopio  a gestione Regionale è un’altra prova del fallimento gestionale che va oltre Caldoro e De Luca; Villa Rufolo dal 2016 è gestita in difetto di assegnazione da parte del ministero e incomincia a dare segni di difficoltà perché le interferenze sulla gestione (vedi la querelle giornalistica dei soldi sottratti alla Villa per destinarli ad altro dell’estate scorsa) non giovano ad una programmazione di lungo respiro.

Volendo solo fare 2+2 di tutto quanto, e dovendo dare ragione alla richiesta di commissariamento fortemente avanzata dal sindaco Di Martino, ci viene da concludere che oggi alla Fondazione Ravello non serve un Felicori, serve un bravo conoscitore della macchina burocratica pubblica che in pochi mesi faccia dialogare il Ministro dei Beni Culturali, il Presidente della Regione Campania e il Sindaco di Ravello per decidere se vogliono concedere i tre beni di cui sono proprietari alla Fondazione e a quali condizioni; travasare tutto questo in uno statuto condiviso; e cedere il passo alla Governance che il nuovo statuto condiviso prevede.

Solo allora si potranno sbizzarrire tutti a indicare nomi e volti degli interpreti del nuovo corso. Oggi la Fondazione Ravello è una nave senza rotta, il proprietario della nave deve decidere la rotta e,solo dopo, può individuare il miglior capitano idoneo alla meta.

In tutto questo una domanda la rivolgiamo ai Ravellesi e in particolare agli operatori del turismo di Ravello e Costiera (quindi a tutti) : ma a voi interessa o no la Fondazione Ravello? A giudicare dal silenzio di tomba, sembrerebbe di no. Piangere dopo che anche  “l’unica edicola della Costiera” sarà chiusa, potrebbe essere inutile. Bisogna amare la propria terra fino in fondo e questo significa che dobbiamo fare tutti “sistema” non solo Ravello , ma l’intera Costa d’ Amalfi.  La Fondazione è l’unico contenitore in grado di mettere in rete i gioielli della Città della Musica : l’auditorium Oscar Niemeyer, Palazzo Episcopio e Villa Rufolo. Ma anche quelli di un territorio baciato dalla fortuna e da Dio, patrimonio mondiale dell’UNESCO e non solo. Da Positano a Vietri sul mare occorre fare sinergia e rete nell’interesse di tutti.   Le singole amministrazioni non possono riuscire a coordinare e organizzare il tutto, è un dato di fatto oggettivo. Ma sembra che nessuno se ne renda conto e venga più il desiderio di distruggere tutto , invece di costruire un futuro migliore per il territorio.

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