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Fabrizio De Andrè in Costiera amalfitana a Cetara e quella volta a Positano

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Fabrizio De Andrè in Costiera amalfitana a Cetara e quella volta a Positano  . Venti anni dalla morte del grande cantautore lo ricordiamo anche in Costa d’ Amalfi. Oggi su Il Mattino di Salerno con un articolo di Mario Amodio che ne traccia il suo rapporto con la Divina, ma anche a Positano lo ricorda un suo estimatore d’eccezione, Luigi Collina, titolare del bar Internazionale e fumettista “Quando mi dissero che c’era D’Andrè corsi subito a prendere il “Bianco d’Uovo”, una rivista inserto di E’ Costiera , al quale collaboravo, per me è sempre stato un mito  – racconta a Positanonews Luigi Collina -, poi lo trovai giù alla Buca di Bacco , ricordo che era molto semplice , mi ricordo i suoi vestiti e anche l’intimità e complicità con la sua compagna Dori Ghezzi, mentre sorseggiavano un drink guardando il mare.. non ho voluto spezzare quell’incantesimo e non ho avuto il coraggio di parlargli.. il giorno dopo ho poi visto il suo concerto a Cava de Tirreni..”. In Costiera amalfitana ritrovò i «colori del vento», scrive Mario Amodio.  Quelli che la «Città Vecchia» forse non sapeva esprimere con le sue «calate dei vecchi moli» e quell’aria «spessa carica di sale e gonfia di odori». Esattamente trent’anni fa. Lasciò la sua Genova per la «Divina», Fabrizio De Andrè, del quale oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte. Era la fine degli anni Ottanta quando elesse il borgo di Albori a suo «buen retiro». Il mare lo guardava dall’alto. Di giorno. In quell’oasi di tranquillità. La notte, molto spesso correva a Cetara. Ed è qui, nel ristorante San Pietro, che compare l’unico ricordo di De Andrè in Costiera. Una foto, con Franco Tammaro, che al grande cantautore manteneva riservato sempre lo stesso tavolo. «Quante notti ha trascorso qui racconta il ristoratore e sempre allo stesso posto. A volte era una processione di artisti, noti e meno noti. Ma anche di giovani che cercavano di incontrare il maestro. Fumava tanto, era sempre avvolto da una nuvola. Apprezzava la cucina di mare, quella semplice: la colatura e le alici. Gli trovammo casa ad Albori dopo che Dori Ghezzi, una sera dopo un concerto di Vasco Rossi, parlò della volontà di Faber di trasferirsi per un po’ in Costiera. E nel periodo in cui visse qui talvolta la notte lo accompagnavo anche a Napoli. Lo rividi l’anno in cui fece quello splendido concerto al Verdi di Salerno. Gli portai le alici che gli piacevano tanto».
Di De André in Costiera ne parlò recentemente anche Eugenio Bennato, che qui, tra Vietri e Cetara, lo incontrò più volte. 1988-1989: Pochi anni prima dell’uscita dell’album «Le Nuvole» in cui era contenuto il brano «Don Raffaè». De Andrè, in quel periodo frequentò con una certa assiduità Napoli. E anche per questo scelse la Costiera. In quella residenza di Albori a poche centinaia di metri dallo svincolo dell’A3 che collega Salerno a Napoli, Faber scrisse con Ivano Fossati due testi rilevanti del suo percorso artistico: «Megu megun» e «’A cimma». In Costiera trovò mare e verticalità, Faber. E chissà se proprio qui, prese vita un altro suo capolavoro: «Le acciughe fanno il pallone», scritta sempre con Fossati e contenuta in quello che fu il suo ultimo album, «Anime Libere».
La musica di De Andrè ritorna a Salerno (memorabile nell’estate del 98 il live al porto di Palinuro) complice il chitarrista salernitano Michele Ascolese, dal 1989 al suo fianco. «Ho scoperto dopo che Fabrizio aveva vissuto alla fine degli anni Ottanta un periodo in Costiera dove si era stabilito per affinare il dialetto napoletano rivela il musicista che questa sera, con Carlo Ghirardato e Domenico Ingenito, sarà protagonista all’Augusteo del concerto, ore 21, promosso dall’associazione Tempi Moderni Ma non ci siamo conosciuti lì. Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con lui con l’album Le Nuvole e l’ho seguito fino all’ultimo concerto a Roccella Jonica nell’agosto 98. Ricordo che era stanco e durante la prova sbattè a terra la chitarra. Qualche mese prima a Salerno fu protagonista di un concerto indimenticabile. Ci ha lasciato in eredità oltre ai suoi capolavori quella capacità di volare alto, di produrre musica come un modo per utilizzare il tempo. Era un uomo che sapeva ascoltare. Un pregio per chi non è stressato dal tempo. Stasera sarà un ricordo da condividere con quanti lo hanno amato».

De Andrè rimane sempre nella nostra anima, le sue parole , immortali, quelle di un grande poeta che esprime straordinari sentimenti ed una profondità unica ed inimitabile.

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