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Una tastiera in “luce”: Tetiana Shafran

 

Il concerto inaugurale della IV edizione dei Concerti in Luci d’Artista, che si terrà stasera, alle ore 18, a Palazzo Sant’Agostino, è stato affidato alla pianista ucraina vincitrice del Premio di esecuzione pianistica “Antonio Napolitano – Città di Salerno 2017

Di OLGA CHIEFFI

Ritornano i “Concerti in Luci d’Artista”, la rassegna musicale ideata da Antonia Willburger e che da quattro anni trasforma alcuni dei luoghi simbolo della città in piccoli auditorium della musica. L’evento è organizzato dal Cta di Salerno con il contributo del Comune di Salerno, il patrocinio della Provincia di Salerno e la collaborazione del Conservatorio “Giuseppe Martucci”, dell’Associazione “Amici dei concerti di Villa Guariglia” e della Bottega San Lazzaro. A dare la prima nota sarà la giovane pianista Tetiana Shafran quando oggi, a palazzo Sant’Agostino, dalle ore 18, si ritornerà a far musica, dopo diversi anni. Il salone Bottiglieri, infatti, ospiterà il recital della vincitrice del Premio di esecuzione pianistica “Antonio Napolitano – Città di Salerno 2017”, l’importante concorso firmato alla direzione artistica dal M° Ersilia Frusciante. Musica ed arte per quella data si fonderanno per dar vita ad una retrospettiva sul concorso internazionale, presentando tutti i suoi mecenati, vicini sin dalla prima edizione. Ci sarà anche un ricordo dell’indimenticato pianista Carlo Bruno, primo giurato e anima della competizione. Da Chopin a Ravel, passando per Symanovski, il programma che verrà proposto dalla pianista ucraina. La serata verrà aperta dalla Sonata op.58 in Si minore, datata 1844, che riflette il momento in cui Chopin, convivente di George Sand godeva di un’unione che gli garantiva la sicurezza affettiva della famiglia. La pagina è caratterizzata da uno spiccato carattere lirico, anche se non mancano toni drammatici, con quelle gradazioni di passaggio dal forte al piano e viceversa, che imprimono slancio e vitalità alla composizione, secondo il gusto e le scelte estetiche di Chopin. Inoltre, si ritrova utilizzato e applicato ampiamente il cosiddetto “tempo rubato”, che fu analizzato acutamente da Liszt, il più autorevole testimone delle interpretazioni date dallo stesso Chopin alle proprie musiche pianistiche. Chopin non si impose uno schema prestabilito che invece gli venne spontaneo sorgendo dalla stessa materia sonora e seguendo la sua intuizione artistica, e la Sonata non gli costò una particolare fatica dal momento che pur lavorando in condizioni fisiche poco felici, ideò, compose, limò questa vasta opera ciclica in tre mesi appena, durante i quali lavorò anche ad altro. Opera della maturità espressiva e tecnica del compositore che si trovava allora in un momento se non proprio di serenità, per lo meno di tranquillità, è ricca di temi, di spunti, di elementi diversi le cui reciproche relazioni sono spesso molto sottili, per cui ogni interprete ne metterà in luce gli uni o gli altri, ognuno vedendola, soprattutto nel primo movimento, sotto un profilo diverso. E’ un vasto poema ampiamente articolato, nel quale le quattro parti hanno carattere differente e contrastante, con quelle estreme di andamento forte ed energico anche se la consuetudine del tempo preferiva come finale un Rondò disteso e tranquillo. Seguirà un autore idiomatico del linguaggio d Tetiana Shafran, quale è Karol Szymanowski, uno dei grandi inventori del suono moderno del pianoforte. I nove preludi opera prima dai quali la solista eseguirà il VII in do minore, prendono le mosse dallo Skrjabin attraverso il quale il compositore ucraino risale al vate Chopin e a quella sua fondamentale innovazione tecnica che adottando una posizione raccolta e appoggiata della mano destra e una posizione aperta e ondeggiante della sinistra, spargendo la pagina di quelle didascalie che convenivano alla stremata disperazione di fine secolo, dolce dolcissimo sospirando, simbolo di una retorica del sentimento. Uno dei brani di “Gaspard de la nuit” di Maurice Ravel chiuderà la serata. Sottotitolo delle miniature che compongono Gaspard de la nuit, datati 1908 è Trois poèmes pour piano d’après Aloysius Bertrand, uno scrittore sentimentale e “frénetique” del primo Ottocento francese, da cui provengono immagini di forte e spesso scontato romanticismo. Delle poesie egli prende a prestito gli spunti quasi per farne la guida di un’invenzione musicale che non segue parametri formali, ma che privilegia le piccole strutture e quasi un andamento improvvisativo. La pianista evocherà Scarbo, una sinistra figura di nano la cui ambiguità viene riassunta nella compresenza di due temi, uno di tre note, l’altro basato su una nota ribattuta, un re diesis.

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