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Pompei, il divieto farlocco. Nessuno blocca i selfie agli scavi

Super selfie proibito e multiplo sulle colonne della Basilica degli Scavi: cinque giovani turisti si sono fatti beffe del regolamento di recente promulgato dalla direzione archeologica di Pompei mettendosi in posa in modo decisamente originale. Sono in corso verifiche sui social e analisi sui video registrati dalle telecamere di sorveglianza per dare un nome ai «trasgressori della cultura», probabilmente stranieri, che rischiano fino a un anno di reclusione e a tremila euro di multa.
IL SITO WEB
Ma non mancano neanche le polemiche. Il regolamento che prevede il divieto di fare foto o selfie sui monumenti di Pompei, e detta altre prescrizioni di «bon ton» in particolare vietando abbigliamento succinto e consumo di cibo e bevande in bivacchi improvvisati, secondo alcuni non è abbastanza reclamizzato: né all’ingresso né all’interno del parco archeologico esistono cartelli che ne diano informazione, tutto è lasciato alla buona volontà delle guide e alla diligenza di chi apre il sito web degli Scavi. La cattiva abitudine di arrampicarsi sui resti della preziosa e fragilissima città degli Scavi si è sempre più diffusa con l’affermarsi della moda della condiviosione social. Un comportamento al quale il direttore Massimo Osanna ha inteso porre un freno con la nuova clausola inserita nel regolamento dallo scorso 10 dicembre. Non è possibile sapere se i cinque giovanissimi turisti stranieri, in corso di identificazione da parte della direzione del sito archeologico e che secondo la testimonianza di alcuni visitatori sarebbero di nazionalità francese, fossero a conoscenza del divieto e se quindi abbiano in qualche modo voluto «sfidare» il servizio di vigilanza del Parco. Fatto sta che sono saliti ciascuno su una delle cinque colonne della Basilica della città antica per scattarsi una foto e postarla sui social, del tutto indisturbati. Nessuno dei custodi, impegnati su altre zone degli Scavi, ieri presi d’assalto dai visitatori, li ha colti in flagranza. Le diverse segnalazioni giunte ai responsabili del Parco Archeologico, tuttavia, hanno fatto avviare le verifiche per giungere all’identificazione dei cinque trasgressori. Con dei riscontri incrociati tra i vari profili social dove sono stati postati i selfie fuorilegge e le immagini registrate dalle telecamere, poste agli ingressi della città archeologica e nei vari punti strategici delle antiche vestigia, si punta a risalire agli autori della violazione del divieto che potranno, così, essere sanzionati secondo il regolamento applicato dal direttore generale del Parco Archeologico Massimo Osanna.
LE TELECAMERE
Secondo l’articolo 4 del regolamento in vigore nel Parco Archeologico di Pompei, i cinque potrebbero essere denunciati per violazione all’articolo 639 del Codice penale che sanziona il «deturpamento e imbrattamento su cose di interesse storico o artistico». La pena prevede la reclusione da tre mesi a un anno e una multa da mille a tremila euro. I sindacati, a difesa dei custodi che non hanno prontamente bloccato i trasgressori, affermano che il numero dei custodi a tutela di questo patrimonio culturale unico al mondo «è insufficiente». Per Antonio Pepe, coordinatore territoriale della Cisl-MiBAC, «a Pompei aprono sempre più case pur mancando il personale e, di conseguenza, la sicurezza del sito non viene garantita». «Al Parco Archeologico di Pompei – spiega Pepe – occorrerebbero almeno altre 700 unità. C’è carenza di tutti i profili professionali, anche se l’evidenza ricade in particolarmente sul personale di custodia. È impegnativo tutelare un’area archeologica di 660 mila metri quadrati con una media di 22 custodi per turno. È difficile garantire la sicurezza dell’area archeologica di Pompei se ogni singolo custode è impegnato mediamente a salvaguardare un’area di circa 30mila metri quadrati. Diventa ancor più difficile, poi, quando ci sono grandi affluenze turistiche». Accade anche che, «a causa dell’assenza del personale, per ferie, malattia o per riposo settimanale, la direzione del parco si vede costretta ad assegnare ad ogni custode fino a tre zone di guardia, anche in presenza di un alto numero di visitatori. Si supera di 50 volte i parametri di lavoro ordinario». Susy Malafronte , Il Mattino

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